Il Comune di Viterbo La Banda del Racconto e Davide Ghaleb Editore presentano Evviva Santa Rosa
Prima del Video Mapping 3D Evviva Santa Rosa
Venerdì 2 settembre ore 21.10 – Viterbo, piazza San Lorenzo EVVIVA SANTA ROSA!
Storie vite racconti dei Facchini
Un reading di e con
Antonello Ricci e Pietro Benedetti – La Banda del Racconto
Letture a margine del libro di Antonio Riccio
Evviva Santa rosa. Etnografia di un patrimonio dell’Umanità
Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2015 Che vuoi fa’ da grande? Il facchino!
Chi nasce a Viterbo, tutti i viterbesi la sera del 3 settembre, tutti sono facchini; perché si immedesimano nei facchini che alle otto e mezza vanno a prendere la Macchina a San Sisto. Facchini vanno considerati tutti coloro che quella sera vanno a vedere la Macchina. Perché non vanno a vedere la Macchina come uno spettacolo folkloristico, vanno a vedere la Macchina per immedesimarsi nel facchino che dà un contributo per esaudire un desiderio, scontare qualcosa che è stato fatto, o nella speranza che qualcosa si avveri; insomma un mondo di speranza collettivo, una forma di identificazione nei facchini che vanno a compiere questa grande cosa…
La Macchina di Santa Rosa è il baldacchino trionfale che innalza al di sopra dei tetti di Viterbo la statua di Santa Rosa, patrona della città.
Essa assume oggi la forma di una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in metalli leggeri e in materiali moderni quali la vetroresina (che hanno sostituito da diversi anni il ferro, il legno e la cartapesta); è alta circa trenta metri, pesante cinquantuno quintali (5.100 kg), e sempre culmina con la statua della Santa. La sera del 3 settembre di ogni anno, a Viterbo, la macchina viene sollevata e portata in processione a spalle da un centinaio di uomini detti “Facchini di Santa Rosa” lungo un percorso di poco più di un chilometro articolato tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro cittadino, immerse in un suggestivo buio nel quale solo la Macchina risplende sfarzosamente illuminata. Il trasporto, scandito dal grido di devoto entusiasmo “Viva Santa Rosa”, rievoca simbolicamente la traslazione della salma di Santa Rosa, avvenuta a Viterbo nel 1258 per disposizione di Papa Alessandro IV, dalla Chiesa di Santa Maria in Poggio (detta della Crocetta) alla chiesa di Santa Maria delle Rose (oggi Santuario di Santa Rosa).[1] La festa rientra nella Rete delle grandi macchine a spalla italiane,[2] dal 2013 inserita nel Patrimonio orale e immateriale dell’umanità dell’UNESCO.






