Il 6 novembre all’Auditorium del Conservatorio lo spettacolo dedicato alla tragica vicenda di Emanuela Sansone e alla battaglia per la giustizia di sua madre Giuseppa Di Sano. In scena anche il Generale di Brigata della Guardia di Finanza in riserva e scrittore Luigi Del Vecchio.
CEGLIE MESSAPICA – Una pagina drammatica della storia italiana, una donna capace di sfidare la mafia quando denunciare significava mettere a rischio la propria vita e il teatro come strumento di conoscenza, memoria e impegno civile. Sono questi gli elementi che caratterizzano Femmina Infame. Il delitto di Emanuela Sansone, lo spettacolo teatrale scritto dal giornalista e scrittore Dino Cassone, in programma venerdì 6 novembre 2026, alle ore 19.30, presso l’Auditorium del Conservatorio di Ceglie Messapica, in viale Guanella 2.
L’iniziativa è organizzata dal Lions Club Ceglie Messapica Alto Salento, presieduto dalla dottoressa Anna Turrisi, con il patrocinio del Comune di Ceglie Messapica. Il ricavato sarà destinato alle attività di servizio del Lions Club a favore della comunità locale. La rappresentazione, prodotta dalla compagnia Teatro Folletti e Folli di Ostuni in coproduzione con Teatro dell’Altopiano di Martina Franca, vede protagonisti Tonia Argento, Luigi Del Vecchio e Karol Colosi, con la regia di Dario Lacitignola.
Luigi Del Vecchio: dalla Guardia di Finanza alla scrittura e al teatro civile
Tra gli interpreti dello spettacolo figura Luigi Del Vecchio, Generale di Brigata della Guardia di Finanza in riserva e noto scrittore, la cui partecipazione costituisce uno degli elementi di particolare interesse della rappresentazione. La presenza di un alto ufficiale in congedo delle Fiamme Gialle conferisce infatti all’iniziativa un significato che va oltre la dimensione strettamente teatrale, inserendosi in un contesto di riflessione sui principi della legalità, della responsabilità individuale e della tutela delle istituzioni.
Luigi Del Vecchio affianca alla propria esperienza professionale un’attività letteraria che trova nel teatro un’ulteriore forma espressiva. In Femmina Infame sarà impegnato come interprete accanto all’attrice Tonia Argento e alla giovane Karol Colosi, contribuendo alla rappresentazione di una vicenda nella quale la ricerca della giustizia assume un valore centrale.
La sua partecipazione offre anche l’occasione per riflettere sul rapporto tra chi ha dedicato la propria carriera al servizio dello Stato e quelle forme di espressione artistica che possono contribuire alla diffusione di una cultura della legalità. Un incontro tra esperienza istituzionale e linguaggio teatrale che assume un significato particolare soprattutto in relazione alla destinazione educativa dello spettacolo, pensato anche per gli studenti delle scuole superiori.

Il Generale di Brigata della Guardia di Finanza in riserva e scrittore Luigi Del Vecchio con l’attrice Tonia Argento in una scena di Femmina Infame. Il delitto di Emanuela Sansone. A sinistra, la locandina dello spettacolo in programma il 6 novembre 2026 a Ceglie Messapica.
Il delitto di Emanuela Sansone e il coraggio di Giuseppa Di Sano
La vicenda raccontata da Femmina Infame riporta il pubblico nella Palermo di fine Ottocento, attraversata da tensioni sociali, interessi criminali e da una presenza mafiosa già profondamente radicata in determinati ambienti cittadini. Al centro della storia si colloca Giuseppa Di Sano, madre di Emanuela Sansone, una ragazza di appena diciassette anni uccisa nel 1896 in un delitto di mafia. Una tragedia destinata a cambiare per sempre la vita della donna, che trovò il coraggio di opporsi all’omertà e di collaborare con la giustizia, in un’epoca nella quale denunciare le organizzazioni criminali rappresentava un gesto estremamente rischioso.
Giuseppa Di Sano è ricordata tra le prime donne ad aver testimoniato contro la mafia. Il suo comportamento assume un significato ancora più rilevante se considerato nel contesto sociale dell’Italia ottocentesca, quando alle donne erano imposti limiti giuridici, economici e culturali che ne riducevano fortemente l’autonomia.
La protagonista dello spettacolo si confronta dunque non soltanto con il potere intimidatorio dell’organizzazione mafiosa, ma anche con i condizionamenti di una società nella quale la figura femminile era prevalentemente relegata alla dimensione domestica e familiare. La sua determinazione diventa così il simbolo di una duplice battaglia: quella per ottenere giustizia per la figlia assassinata e quella per affermare il diritto di una donna a far ascoltare la propria voce.
Ermanno Sangiorgi e il primo grande rapporto investigativo sulla mafia
Accanto alla vicenda di Giuseppa Di Sano emerge un altro protagonista fondamentale della storia: Ermanno Sangiorgi, questore di Palermo alla fine dell’Ottocento. Le dichiarazioni rese dalla donna contribuirono alle indagini condotte dal funzionario di polizia, impegnato in una delle prime grandi ricostruzioni investigative del fenomeno mafioso. Sangiorgi comprese come la criminalità organizzata siciliana non fosse semplicemente costituita da gruppi isolati, ma presentasse collegamenti, gerarchie e forme di coordinamento territoriale.
Le sue indagini confluirono nel celebre Rapporto Sangiorgi, un documento di 486 pagine manoscritte, i cui originali sono conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato. Si tratta di una testimonianza di straordinario valore storico, considerata una delle prime ricostruzioni organiche della struttura mafiosa, delle sue attività e dei meccanismi attraverso i quali esercitava il controllo del territorio.
Un lavoro investigativo pionieristico che, molti decenni prima delle indagini di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e del maxiprocesso di Palermo, aveva già individuato elementi fondamentali per comprendere la natura organizzata del fenomeno criminale. Oggi il Rapporto Sangiorgi costituisce una fonte importante per gli studiosi della storia della mafia nell’Italia liberale e per la comprensione dell’evoluzione delle organizzazioni criminali.

Il Generale di Brigata della Guardia di Finanza in riserva e scrittore Luigi Del Vecchio in tre momenti dello spettacolo Femmina Infame. Il delitto di Emanuela Sansone, dedicato alla lotta contro la mafia e al coraggio di Giuseppa Di Sano.
Il teatro come strumento di educazione alla legalità
Femmina Infame. Il delitto di Emanuela Sansone non intende limitarsi alla ricostruzione di un episodio storico, ma si propone anche come occasione di approfondimento e sensibilizzazione. Attraverso il racconto, i dialoghi e l’ambientazione scenica, lo spettacolo affronta temi che conservano una forte attualità: la lotta alla criminalità organizzata, il valore della testimonianza, il ruolo delle donne nella società e il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Particolare attenzione è rivolta al mondo della scuola. La rappresentazione è infatti concepita anche come uno strumento educativo rivolto agli studenti degli istituti superiori, offrendo spunti di riflessione sulla storia italiana e sull’importanza della partecipazione civile. Al termine dello spettacolo è prevista la disponibilità degli interpreti e del regista a un confronto con il pubblico sui temi affrontati dalla pièce, dalla condizione femminile di ieri e di oggi al significato della legalità e della denuncia. In questa prospettiva, l’esperienza professionale e culturale del Generale Luigi Del Vecchio rappresenta un ulteriore elemento di interesse nel dialogo tra rappresentazione teatrale, memoria storica ed educazione civica.
Il 6 novembre lo spettacolo a Ceglie Messapica
L’appuntamento con Femmina Infame. Il delitto di Emanuela Sansone è fissato per venerdì 6 novembre 2026, alle ore 19.30, presso l’Auditorium del Conservatorio di Ceglie Messapica, in viale Guanella 2. Lo spettacolo, scritto da Dino Cassone e diretto da Dario Lacitignola, vedrà sul palcoscenico Tonia Argento, Luigi Del Vecchio e Karol Colosi. L’organizzazione è curata dal Lions Club Ceglie Messapica Alto Salento, con il patrocinio dell’amministrazione comunale. Il ricavato contribuirà alle iniziative solidali del Club rivolte alla comunità di Ceglie Messapica.
Una serata nella quale il teatro si fa interprete della memoria, riportando all’attenzione del pubblico il coraggio di una madre che, opponendosi al silenzio e alla paura, contribuì a scrivere una delle prime pagine della lotta alla mafia nella storia italiana.
Articolo a cura di Andrea Contorni per Radio Tuscia Events





