Il Prof. Matteo Martini, Presidente di Frascati Scienza, trae il bilancio della Settimana della Scienza 2026 e della Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici. Due eventi straordinari che, portando ancora una volta gratuitamente ricerca, conoscenza e divulgazione nelle piazze, hanno confermato la forza di un progetto capace di coinvolgere pubblico, scuole, università, centri di ricerca e territorio. Ma sul futuro resta un interrogativo pesante: senza risorse strutturali, l’edizione 2027 non può essere data per scontata.
Frascati Scienza ha scelto di esserci. E la Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici, venerdì 25 settembre, si è accesa ancora una volta.
Una scelta tutt’altro che scontata dopo un anno iniziato con la notizia del mancato finanziamento europeo che per vent’anni aveva sostenuto la manifestazione. L’associazione avrebbe potuto ridimensionare radicalmente il programma o rinunciare. Ha invece deciso di proseguire, sostenuta dalla mobilitazione di partner, sponsor, volontari e dalla campagna di crowdfunding “Diventa supporter”, nata con l’obiettivo di mantenere gratuite e accessibili al pubblico tutte le attività.
La Notte ha rappresentato il momento centrale della Settimana della Scienza 2026, proseguita fino a domenica 27 settembre e conclusa con il Rome Home River Bioblitz, curato da G.Eco e SeedScience. Ancora una volta, quindi, piazze, laboratori, università e luoghi della ricerca si sono trasformati in spazi aperti di incontro tra scienziati e cittadini.
Frascati, una piazza trasformata in laboratorio
Nel cuore di Frascati la scienza è uscita dai laboratori per incontrare direttamente il pubblico. In piazza San Pietro si sono alternati spettacoli, incontri, esperimenti e attività capaci di raccontare la ricerca attraverso linguaggi differenti. Ospiti di caratura internazionale si sono alternati sul palco: la nota scrittrice Licia Troisi ha accompagnato il pubblico in un percorso tra astrofisica e fantascienza, mentre Federico Benuzzi ha trasformato principi e leggi della fisica in uno spettacolo di giocoleria
Alessandro Coletta ha raccontato la storia dei pionieri a quattro zampe della corsa allo spazio, Jacopo De Luca ha guidato gli spettatori nell’ascolto dei suoni della natura che rischiano di scomparire. Esperimenti, enigmi e Intelligenza Artificiale sono stati invece al centro delle attività proposte da Alessio Perniola di Multiversi APS, mentre Scienza Coatta, con Pe dilla tutta – Live Show, ha regalato un’ora di divulgazione tra curiosità, aneddoti e “meme” raccontati rigorosamente in romano.
Un modo diverso di parlare di scienza, senza rinunciare al rigore ma utilizzando strumenti capaci di raggiungere pubblici molto differenti.

La Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici organizzata da Frascati Scienza nell’ambito della Settimana della Scienza 2026.
Dai segreti del DNA alla fusione nucleare
La Settimana della Scienza ha consentito anche di entrare concretamente nei luoghi dove nasce la ricerca. Con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tor Vergata il pubblico ha potuto avvicinarsi ai segreti del DNA, mentre il Dipartimento di Medicina Sperimentale ha raccontato la ricerca biomedica e il mondo dei virus. Non è mancato lo spazio, con le sue grandi domande e le prospettive legate all’esplorazione e alla ricerca internazionale, attraverso le attività dedicate all’Agenzia Spaziale Europea.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla fusione nucleare. Le ricercatrici e i ricercatori di DTT Scarl hanno condotto il pubblico alla scoperta del funzionamento del reattore e delle prospettive legate a una delle più importanti frontiere della ricerca energetica contemporanea. Con Eridania Italia S.p.A. il viaggio della conoscenza si è spostato invece dalla terra alla tavola, seguendo il percorso degli alimenti e mettendo in relazione produzione, ambiente e consumo.
Tecnologia, creatività e sostenibilità hanno trovato spazio nella postazione interattiva Coral Reborn, curata dai teacher di Little Genius International, mentre Acea Ato 2, insieme alle scienziate e agli scienziati naturalisti di G.Eco, ha coinvolto soprattutto i più piccoli in attività dedicate all’ambiente. La manifestazione ha ricordato anche quanto il settore spaziale sia vicino al territorio laziale. Città Metropolitana di Roma Capitale, alla guida della Community of Ariane and Vega Cities (CVA), rappresenta infatti uno degli attori territoriali inseriti nella grande filiera spaziale europea.
A completare il programma, Unitelma Sapienza ha proposto numerose esperienze attraverso la realtà virtuale, dai laboratori digitali ai percorsi naturalistici e archeologici fino alle esplorazioni nei centri neuroscientifici, con uno sguardo rivolto anche al rapporto tra nuove generazioni, professioni e futuro.
La Settimana della Scienza diffusa in dodici città
Frascati è rimasta il cuore simbolico della manifestazione, ma la Settimana della Scienza 2026 ha confermato ancora una volta la propria natura diffusa. Sono state dodici le città coinvolte: Ariccia, Carbonia, Cascine del Riccio, Cassino, Gorga, Mirto Crosia, Mongrassano, Palermo, Potenza, Rende, Roma e Ventotene. Una rete costruita attorno all’idea che la divulgazione scientifica non debba restare confinata nei grandi centri di ricerca, ma debba raggiungere scuole, famiglie, territori e comunità.
Matteo Martini: “La divulgazione scientifica gratuita è uno strumento di cittadinanza”
Dietro l’edizione 2026, tuttavia, è rimasta una questione che va oltre il bilancio della singola manifestazione. La scelta di garantire comunque la Notte Europea dei Ricercatori è stata infatti compiuta in una condizione economica profondamente differente rispetto agli anni precedenti.
Il presidente di Frascati Scienza, il Prof. Matteo Martini, lo aveva sottolineato già alla vigilia dell’evento:
«Quest’anno, senza il finanziamento europeo, avremmo potuto fare la scelta più semplice: fermarci, ridurre drasticamente il programma, trasformare la Notte in una presenza simbolica. Abbiamo scelto di non farlo. Abbiamo scelto di esserci, e di esserci davvero, perché oggi portare la scienza tra i ragazzi è più necessario che mai. Nel tempo in cui tutti parlano di intelligenza artificiale, algoritmi, disinformazione, cambiamento climatico, salute e futuro del lavoro, lasciare soli i giovani davanti a queste parole sarebbe stato per noi inaccettabile. La divulgazione scientifica gratuita non è un lusso, non è intrattenimento e non è qualcosa che si fa solo quando ci sono fondi disponibili: è uno strumento di cittadinanza».
Una riflessione che riguarda non soltanto Frascati Scienza ma, secondo Martini, l’intero sistema italiano della divulgazione. Il Prof. Matteo Martini ha evidenziato come la riduzione dei finanziamenti abbia interessato numerose realtà che negli anni hanno contribuito a costruire e rendere riconoscibile la Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici nel nostro Paese.
«Quest’anno non è rimasta fuori solo Frascati Scienza. Sono rimasti fuori tutti i progetti storici italiani che per anni hanno animato, costruito e reso riconoscibile la Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici nel nostro Paese. Abbiamo scritto alle istituzioni competenti non per chiedere un favore, ma per segnalare un problema nazionale: quando accade questo, non è in difficoltà una singola associazione, ma un pezzo del rapporto tra ricerca, scuola, cittadini e territorio. A oggi, su questo, non abbiamo ricevuto un riscontro istituzionale. Lo dico con dispiacere, non con polemica: quando si parla di educazione scientifica, giovani, AI, disinformazione e futuro, il silenzio pesa».

Un momento della Settimana della Scienza 2026, culminata nella Notte Europea dei Ricercatori organizzata da Frascati Scienza.
“La scienza non può vivere di eroismi”
Il risultato raggiunto nel 2026 è stato possibile anche grazie al lavoro di volontari, partner scientifici, sponsor e sostenitori. Un impegno che però, nelle parole di Martini, non può diventare la condizione ordinaria attraverso cui garantire ogni anno la sopravvivenza della manifestazione.
«Voglio ringraziare con ancora più forza gli sponsor, i partner scientifici, i ricercatori, i volontari e tutti coloro che hanno scelto di esserci. Questa edizione nasce anche grazie a risorse e lavoro che Frascati Scienza ha deciso di mettere direttamente in campo. Ma voglio dirlo con chiarezza: la scienza non può vivere di eroismi. Uno sforzo così non può diventare la normalità. Non possiamo chiedere ogni anno alla divulgazione scientifica di sopravvivere grazie alla testardaggine di pochi.
Se vogliamo che la scienza resti nelle scuole, nelle piazze e accanto alle famiglie, servono risorse stabili, sponsor coraggiosi e istituzioni consapevoli. Noi quest’anno abbiamo scelto di non spegnere la Notte. Non lo abbiamo fatto per difendere un evento, ma per difendere un’idea: che la conoscenza debba restare accessibile, gratuita, vicina ai ragazzi e alle comunità. Ora serve che molti altri scelgano di tenerla accesa con noi».
La Settimana della Scienza e la Notte Europea dei Ricercatori e delle Ricercatrici hanno dimostrato una volta di più quanto necessario sia il bisogno di occasioni nelle quali la ricerca possa uscire dagli spazi accademici donandosi alla cittadinanza. Il valore di una manifestazione di questo genere non si misura soltanto nel numero degli appuntamenti o dei partecipanti. Sta soprattutto nella capacità di rendere comprensibili temi complessi, alimentare curiosità, avvicinare i giovani al metodo scientifico e costruire un rapporto più consapevole tra cittadini e conoscenza.
Settimana della Scienza e Notte dei Ricercatori e delle Ricercatrici: la sfida, adesso, riguarda il futuro!
Il successo dell’edizione 2026 rappresenta un successo importante. Tuttavia porta con sé anche una profonda responsabilità. Se esperienze di questo tipo sono considerate strategiche per la formazione delle nuove generazioni, la loro continuità non può dipendere esclusivamente dalla capacità degli organizzatori di trovare, anno dopo anno, risorse e soluzioni emergenziali. Il Prof. Matteo Martini ci lascia con un messaggio particolarmente netto che non nasconde la preoccupazione per un futuro incerto.
«Quest’anno abbiamo scelto di non spegnere la Notte. Non lo abbiamo fatto per difendere un evento. Lo abbiamo fatto per difendere un’idea: che la conoscenza debba restare accessibile, gratuita, vicina ai ragazzi e alle comunità. Ma dobbiamo essere sinceri: uno sforzo così non è replicabile all’infinito. Non possiamo trasformare l’emergenza in modello. Non possiamo pensare che la divulgazione scientifica gratuita sopravviva ogni anno grazie alla buona volontà, alla testardaggine e al sacrificio di pochi.
Lo dico con grande chiarezza, perché sarebbe irresponsabile nasconderlo: questa edizione siamo riusciti a realizzarla. La prossima, nelle condizioni attuali, non siamo in grado di garantirla. Se non cambia qualcosa, se non arrivano risorse stabili, sponsor coraggiosi e una vera assunzione di responsabilità istituzionale, la Notte Europea dei Ricercatori e la Settimana della Scienza 2027 rischiano concretamente di non esserci, almeno nella forma gratuita, aperta e diffusa che il pubblico conosce.
Non perché Frascati Scienza non voglia farla. Non perché le università e i centri di ricerca non vogliano aprirsi al territorio. Ma perché, semplicemente, così non è sostenibile. Questa Notte si è accesa. E perché resti accesa anche domani, serve che molti altri scelgano di tenerla accesa con noi».
Articolo di Andrea Contorni per Radio Tuscia Events





