Immersi in un mare di girasoli, questi due cicloamatori che ho immortalato in questa domenica mattina di luglio sulla Cassia Nord nelle vicinanze della zona industriale di Campo Morino di Acquapendente.

Il nome scientifico del Girasole comune, è Helianthus annuus. E una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Asteraceae.
Il suo nome generico Helianthus deriva da due parole greche. La prima è Helios che significa Sole, l’altra è anthos il cui significato è fiore.
La caratteristica del Girasole è quella di essere un fiore multiplo.
Infatti, quello che vediamo di un color giallo acceso non è il fiore. Bensì un insieme di fiori disposti secondo un preciso schema a spirale, 34 in un senso e 55 nell’altro.
Il girasole è stato coltivato per la prima volta intorno al 1000 a.C. dagli abitanti del Messico settentrionale.
Gli Incas consideravano la pianta l’immagine del dio del sole. Identificato sia nei semi stessi del fiore che con riproduzioni in oro.
I Maya cuocevano i semi per ricavarne una bevanda afrodisiaca.
Questa credenza popolare rimase anche dopo l’arrivo della pianta in Europa. Il naturalista Loniarus consigliava di friggere i petali freschi di girasole e poi mangiarli con pepe e sale, allo scopo di “rinvigorirsi prima di affrontare i doveri coniugali”.
I girasoli sono celebrati anche da Vincent Van Gogh che ne fece addirittura 11 serie. La foto immersi nei girasoli ricorda moltissimo un quadro.
Sono undici le serie di girasoli giunte a noi, ma probabilmente erano di più, a giudicare da alcune lettere scritte al fratello Theo, in cui aveva parlato entusiasta di almeno un altro o due dipinti. Di quelle undici serie, 4 sono stati fatti a Parigi e gli altri sette ad Arles, nella Casa gialla. I girasoli di Parigi si distinguono facilmente perché sono tutti stesi a terra, appassiti o recisi. Ma anche così conservano una luce propria che li rende oggetti simbolici, metafora della vitalità della natura. I girasoli permettono a Van Gogh l’uso dell’intero spettro del giallo, il suo colore preferito, grazie a una tecnica particolare: per realizzare queste serie, Van Gogh aveva posto sulla tela uno strato di colore sopra l’altro, senza aspettare che si asciugasse. Così la pittura è molto più densa e i colori stessi sono più decisi. I fiori sono disordinati, quasi spettinati, a rispecchiare in fondo l’animo più profondo dell’artista, che li tratteggia attraverso tocchi morbidi. I girasoli sembrano animarsi, perché in qualche modo Van Gogh si trasfigura in loro e nella loro emanazione, umana e mortale, che anche quando si piega e appassisce, conserva in sé la forza che gli ha dato il sole. (brano tratto da artslife)






