Dopo due anni di fermo per via del Covid-19 , il trasporto della macchina di Santa Rosa è potuto ripartire di nuovo il 3 settembre 2022. La forte attesa ha intensificato le emozioni legate alla manifestazione, molta amata e partecipata dai cittadini. Ecco cosa ha dichiarato la Sindaca Chiara Frontini ai nostri microfoni.
Festività molto sentita e partecipata non solo dai Viterbesi ma da anche dai paesi limitrofi infatti, molti sono accorsi per celebrare Santa Rosa insieme ai facchini. Tra questi anche l’on. Vittorio Sgarbi, critico d’arte noto per il suo genio ma anche per essere un personaggio politico, assessore alla bellezza nonché sindaco di Sutri (VT), gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo pensiero sul trasporto di quest’anno.
L’attesa per questo evento era così palpabile che nemmeno la pioggia ha scoraggiato i tanti che si sono svegliati all’alba per occupare i posti in prima fila. Una tenacia che ha premiato. Dalle 18 il cielo si è schiarito permettendo ad una delle manifestazioni più belle d’Italia di avvenire in totale serenità.
I festeggiamenti di Santa Rosa

I festeggiamenti iniziano il 2 settembre con la sfilata del corteo storico che porta il Cuore di Santa Rosa. Il giorno successivo cioè il 3 settembre, i facchini compiono il giro delle sette chiese e la città si riempie di fedeli e curiosi.
Sfila nuovamente il corteo questa volta accompagnato dagli sbandieratori mentre in facchini sono in ritiro per prepararsi al trasporto.
Tradizionalmente i Facchini percorrono il tragitto che faranno con la macchina salutando tutte le persone che sono venute ad assistere per poi arrivare al momento più importante.
Sicuramente il momento che tutti aspettano è quello del sollevate e fermi. I facchini vanno sotto la macchina, la sollevano e inizia il trasporto. Inizia la magia che dura per un paio di ore fino a quando con un ultimo immane sforzo, i Facchini portano la Macchina a casa, cioè davanti al Santuario di Santa Rosa.
La macchina rimane esposta per qualche giorno davanti al Santuario. Questo per permettere ai fledeli di tornare a salutarla prima che venga smontata e riportata nel deposito, dove rimarrà fino all’anno successivo.
L’unicità dell’evento

Santa Rosa è stata inserita tra le festività “Patrimonio dell’Unesco” nel 2013 per la sua unicità. Infatti, la macchina è un vero e proprio capolavoro di architettura, alta circa 30 metri e pesa intorno alle 5 tonnellate. In cima porta sempre la statua della Patrona ed è trasportata da 100 facchini che per poter svolgere questo ruolo così importante devono affrontare una rigida selezione. I facchini sono figure molto importanti e di grande rilievo nel viterbese. Al termine del trasporto abbiamo intervistato Camillo Camilli, vice capo facchino e Luigi Aspromonte, vicepresidente, per capire come loro hanno vissuto questo momento.
Il tragitto
La macchina parte da Piazza San Sisto (subito dentro Porta Romana) per dirigersi al Santuario di Santa Rosa. Nel tragitto si ferma in varie tappe, piazza Fontana Grande, Piazza del Plebiscito, Piazza delle Erbe, Corso Italia, Piazza verdi e poi la salita verso il Santuario.
Gloria è il nome della macchina che è arrivata al settimo anno consecutivo in carica, e vanta di essere la più longeva tra tutte. Progettata da Raffaele Ascenzi, Gloria viene trasportata dai facchini di Santa Rosa dal 2015. Il nome deriva dalla tradizione che continua dopo quattro secoli dove i viterbesi portano in gloria la loro Patrona. Il progettista Raffaele Ascenzi ha avuto il privilegio di essere tra i Facchini per circa 20 anni ed ha portato sulle sue spalle la sua creazione.
Chi era Santa Rosa
Santa Rosa nacque a Viterbo nel 1233, figlia di Giovanni e Caterina, la sua era una famiglia molto semplice e povera. Già alla nascita, Rosa si dimostrò essere speciale rispetto agli altri perché sopravvisse nonostante essere senza sterno, una grave malformazione che provoca la morte nei primi anni di vita. Inoltre, crebbe in una città piena di contrasti, dove l’Imperatore Federico II cercava di prendere il controllo di Viterbo opponendosi alla Chiesa. Molto religiosa, si adoperava per i poveri e professava la pace predicando nelle vie di Viterbo con la croce e il saio, tipica veste indossata dai frati.
I miracoli
Durante la sua giovane vita, Santa Rosa realizzò alcuni miracoli come quello di trasformare il pane in rose. La ragazza non mangiava il cibo di casa per conservarlo e donarlo a chi ne aveva più bisogno. Un giorno il padre la scoprì e le chiese cosa nascondesse nel grembiule, lei disse di portare delle rose e quando lo aprì per mostrare cosa nascondeva, il pane si era trasformato in rose fresche. Era il mese di Gennaio.
Un altro miracolo avvenne quando qualcuno rubò una gallina dalla sua casa.
Santa Rosa intuì chi fosse stata. Ma quando le chiese la restituzione del pennuto rubato, la donna negò di essere stata lei andandosene impettita. Mentre si allontanava, delle piume apparvero sul suo volto. Tutti iniziarono a gridare e così la compaesana scoperta, restituì l’animale.
In un altro episodio, Rosa si trovava a Piazza della Crocetta, presso la fontana quando ad una bambina si ruppe la brocca per l’acqua. La Santa raccolse i cocci e restituì alla bambina la brocca tutta intera. Attualmente sulla fontana dove avvenne il miracolo c’è una targa in pietra che lo ricorda.
La vita della giovane era piena di miracoli ma non fu affatto facile perché l’Imperatore Federico II, visto il seguito che aveva tra i cittadini, decise esiliarla prima a Soriano e poi a Vitorchiano.
Rosa riuscì a tornare a Viterbo solo nel 1250, dopo la morte dell’Imperatore.
L’esilio non fu l’unico momento difficile nella vita della ragazza, a 16 anni si ammalò gravemente riuscendo a guarire inspiegabilmente per poi morire nel 1251, a soli 18 anni. La sua dipartita non bastò a fermare la serie di miracoli che fece proteggendo la città e tutti i suoi abitanti. Il corpo venne prima sepolto in terra, quando venne riesumata, era ancora intatta nonostante il trascorrere del tempo e il contatto diretto col suolo. Venne posta nella chiesa di Santa Maria per poi essere spostata nel Santuario a lei dedicato per volontà di Papa Alessandro IV. Il trasporto a cui assistiamo oggi rievoca il trasferimento della Patrona avvenuto nel 1258.
Un altro miracolo è che durante la ricognizione del suo corpo avvenuta nel 1921, fu trovato il suo cuore ancora intatto. Ed è il cuore che si trova conservato nel reliquiario d’argento che viene portato in processione il 2 settembre.





