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Il ballo in maschera del Carnevale è al teatro Boni.

radiotusciaevents.com

BALLO IN MASCHERA DI CARNEVALE AL TEATRO BONI
Sabato 18 febbraio veglione ad Acquapendente con musica e dj set.

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Dopo due anni di stop a causa della pandemia, torna al Teatro Boni di Acquapendente il tradizionale ballo in maschera di Carnevale.

L’evento ballo in maschera di Carnevale, è organizzato in collaborazione con il Comune e il Consiglio dei Giovani e inserito nel cartellone del Carnevale Aquesiano, è in programma sabato 18 febbraio 2023 a partire dalle ore 23.00.

La serata sarà allietata dall’esibizione live della band Ladri di Monnalisa, mentre il dj set è affidato ai dj di The Wave Staff (Francis JJ, Andrea Spadaccia e Alessandro Costa), per un veglione all’insegna della buona musica e del divertimento nella suggestiva cornice dell’ottocentesco teatro cittadino.

Gli spettacoli della stagione del Boni, diretta da Sandro Nardi, riprenderanno domenica 26 febbraio quando andrà in scena “Figli di Abramo” di Svein Tindberg con Stefano Sabelli.

Il Teatro Boni è ad Acquapendente (VT) in Piazza della Costituente 9. Per informazioni e biglietti: www.teatroboni.it – 0763.733174 – 334.1615504.

 

La commissione dell’opera Un ballo in maschera e la sua realizzazione

Frutto della giovane amicizia con Antonio Somma, nata durante il periodo della Traviata, l’opera prende spunto dal dramma francese Gustave III, ou Le Bal masqué, libretto che Eugène Scribe scrisse per Daniel Auber nel 1833. Prima di essere rappresentata la prima volta al Teatro Apollo di Roma il 17 febbraio 1859, quest’opera dovette subire numerose modifiche dettate dalla censura prima borbonica e poi pontificia.[1]

Fu nella primavera del 1856 che Verdi iniziò a prendere contatto con Vincenzo Torelli, l’allora giornalista e segretario della direzione del San Carlo, proponendogli un soggetto del tutto nuovo: un Re Lear di Shakespeare, cui aveva iniziato a lavorare in quel periodo insieme a Somma, ma che non concretò mai a causa dell’incertezza del maestro sulla compagnia teatrale e sullo stesso soggetto. Fu firmato comunque un contratto per la stagione teatrale del Carnevale del ‘57-‘58, dando così modo a Verdi di continuare i suoi lavori (tra cui il Simon Boccanegra per la Fenice di Venezia). Ma non fu facile trovare un altro soggetto da musicare: entro giugno bisognava presentare un compendio dell’argomento scelto. Nelle lettere di Verdi a Torelli si parla di diversi drammi: “Avrei amato fare il Ruy Blas; ma avete ragione, non conviene fare la parte brillante a Coletti, d’altra parte non avrebbe potuto fare la parte del protagonista”.[2] E ancora:

«La mia attenzione erasi fermata sopra un dramma molto bello ed interessante: Il Tesoriere del re D. Pedro, che feci subito tradurre; ma, nel farne lo schizzo per ridurlo a proporzioni musicabili, vi ho trovato tali inconvenienti da deporne il pensiero. Ora sto riducendo un dramma francese, Gustavo III di Svezia, libretto di Scribe, e fatto all’Opéra or sono più di vent’anni».[3]

Fu quest’ultimo al quale Verdi scelse di lavorare, in accordo con la direzione del teatro.[4]

 

 

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