Le opere esposte e i 4 ambienti-istallazioni che vanno dal 1959 – quando giovanissimo Alberto Biasi forma il Gruppo N a Padova – fino al 2014, raccontano a tutto tondo l’attività dell’artista che si è sempre mosso all’insegna dell’indagine percettiva, attraverso cicli di lavori che hanno affrontato poeticamente e scientificamente i problemi legati alla visione.
Curata da Giovanni Granzotto e Dimitri Ozerkov – Direttore del Dipartimento di Arte Contemporanea The State Hermitage Museum, San Pietroburgo – la mostra è promossa e prodotta da Roma Culture – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Il Cigno GG Edizioni con la collaborazione dell’Archivio Alberto Biasi e organizzata da Il Cigno GG Edizioni con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura
Il catalogo della mostra è edito da Il Cigno GG Edizioni.
L’Ara Pacis viene restituita al pubblico dopo un lungo periodo di inaccessibilità, dettato dai necessari lavori per realizzare le condizioni più idonee alla conservazione del monumento nel lungo periodo.
Ad un esame dell’altare eseguito negli anni Novanta, le sue condizioni erano risultate così preoccupanti da spingere l’Amministrazione Comunale a prendere un impegno tanto importante: sostituire la teca basata su un’idea Morpurgo nel 1938 perché del tutto insufficiente a proteggere il prezioso monumento di età augustea dalle polveri, dai gas di scarico, dalle vibrazioni, dagli sbalzi di temperatura e di umidità, e musealizzare l’Ara Pacis secondo i più moderni criteri di conservazione.






