“Rumore, sudore e vecchie cassette” Daniele Guglielmi e la Tuscia ad alto volume
“Il volume alto è una mia perenne ossessione. La manopola dello stereo va tenuta oltre quota otto, sempre. Le casse devono scuoterti e fare vibrare le mura della stanza. Le cuffie, invece, hanno il dovere di levarti il fiato e portarti a sudare“.
Inizia così “Rumore, sudore e vecchie cassette“, uscito il 10 settembre 2018 per la casa editrice Sette Città. Un viaggio sorprendente nella musica underground prodotta a Viterbo e provincia.
Abbiamo avuto il piacere di fare una lunga chiacchierata con l’autore, Daniele Guglielmi.
Chi è Daniele Guglielmi, cosa fa nella vita?
Ringrazio, innanzitutto, Radio Tuscia Events per avermi contattato. Nella vita sono un “semplice” contabile – faccio quello per mangiare – e da tanti anni sono appassionato di musica.
Dove nasce la tua passione per la musica, in particolare per quella suonata ad alto volume?
Tutto nasce per puro caso. Ero adolescente, anzi preadolescente, quando, nel 1986, mi capitarono tra le mani tre dischi. Il disco d’esordio di Vinnie Vincent, che è stato il chitarrista dei Kiss per un breve periodo. Somewhere in time degli Iron Maiden e Inside the Electric Circus degli W.A.S.P., gruppo americano che poi vidi dal vivo poco tempo dopo. Rimasi folgorato.
Ho sempre ascoltato musica, soprattutto italiana, fin da bambino, per vocazione. La mia vita è stata sempre caratterizzata da una passione viscerale per la musica underground. non tanto per le band mainstream (nonostante ami anche band di fama internazionale).
Inoltre ho sempre scritto di musica.
Il mio rapporto con la musica è un rapporto molto intimo e privato. Concepisco la musica un po’ come la lettura. E mi riconosco più in un ascoltatore privato che non in un fruitore “pubblico” di musica. Perché penso che sia la dimensione più adatta a me.
Trovandomi in mano questi tre dischi, abbandonai tutto quello che ascoltavo allora. E iniziai una ricerca spasmodica di gruppi di tutto il mondo. Cominciai anche a scrivere per le prime fanzine.
Considera che oggi, per fare un’intervista, grazie ai social dopo cinque minuti ho la risposta da qualsiasi parte del mondo. Prima dovevo spedire le lettere con le domande, poi attendere le risposte e il materiale. Di conseguenza facevamo uscire una fanzine una volta all’anno.
Ho partecipato a diverse fanzine e tuttora scrivo costantemente di musica in un blog locale (l’arenone), dove ho una rubrica dal titolo “33 Ghiri“.
Ho tantissimo materiale mai pubblicato e ogni tanto mi diletto a scrivere un po’ di tutto.

La nascita della mia passione per questo genere di musica, come ti ho già detto, è stata del tutto casuale. Mi ritrovai fisicamente a casa quei tre dischi di cui ti ho parlato, avendo un fratello più grande, e avendo la fortuna di frequentare un posto dove prima di me c’erano altre persone che ascoltavano questo tipo di musica.
Di questo genere musicale mi affascinò soprattutto l’immagine di un certo tipo di rock: un rock sopra le righe, anche per le copertine dei dischi, o per come erano vestiti i musicisti.
Da lì non ho mai abbandonato la mia passione, anzi ho approfondito tutta la scena underground mondiale. Poi mi è venuta l’idea di approfondire e rendere omogenea la trattazione del rock locale.
Daniele Guglielmi Dove e come è nata l’idea di “Rumore sudore e vecchie cassette”?
L’idea del libro è nata in un momento preciso, nonostante avessi moltissimi articoli scritti su tantissime band, dischi, demo tape e altro materiale. Un giorno ero a casa e stavo ascoltando una vecchissima cassetta degli Stiff, che sono probabilmente uno dei migliori gruppi hard rock che l’Italia abbia mai prodotto (sono di Tarquinia).
Ascoltando questa cassetta mi sono posto una domanda: quanti gruppi che hanno suonato musica originale sono esistiti a Viterbo e provincia negli ultimi venti – trenta anni? Ho continuato ad ascoltare la cassetta mentre controllavo il materiale che avevo a disposizione: sono saltati fuori vecchie cassette, dischi, CD.
Ho fisicamente appoggiato tutto questo materiale sul tavolo, e da lì ho iniziato l’attività di ricerca.
La leva motivazionale è stata che non esisteva un testo del genere – il mio è il primo – e, soprattutto, volevo sfatare una convinzione: quella secondo cui a Viterbo e provincia non si sia mai prodotta della buona musica, del buon rock. Questo è assolutamente falso, il libro lo dimostra.
In particolare, volevo rendere omaggio a questi gruppi. Il libro ha un approccio enciclopedico, di conseguenza ho dovuto iniziare un’attività di ricerca, partendo dalle conoscenze che avevo. Utilizzando poi anche i social ho creato una catena di contatti che mi hanno dato la possibilità di portare a termine il lavoro.
Il libro, in effetti, è frutto di un lavoro di ricerca accurato, minuzioso e – devo dire – imponente. Daniele Guglielmi Come si è svolta concretamente questa attività di raccolta e di ricerca?
Come ti accennavo, ho iniziato facendo la conta di tutto il materiale che avevo, che era già molto. Tieni presente che io non ascolto musica che non sia in formato originale (non ascolto musica su internet, né in formato digitale). Ho cercato di rendere le schede dei gruppi quanto più possibile complete.
Perciò ho messo in campo tutte le amicizie che, nel corso degli anni, mi sono fatto, ed ho iniziato una ricerca “porta a porta”: sono andato fisicamente a casa di queste persone, o ci siamo visti a casa mia, ed abbiamo tirato fuori tutto quello di cui gli archivi delle band potevano disporre.
Alcuni titoli, poi, li avevo solamente io.
Perché nel frattempo i ragazzi li avevano persi, oppure era difficile recuperarli o ritrovarli (magari li avevano lasciati a casa dei genitori…). Piano piano ho raccolto tutto il materiale; ho creato delle schede, contenenti le informazioni sulle singole band, ed ho iniziato a ricostruire la storia dei singoli gruppi contattandone tutti i membri.
Inoltre, in ogni scheda non mi sono limitato a elencare i musicisti, ma ho indicato anche tutte le persone che sono state coinvolte nella realizzazione del prodotto: grafici, produttori, studi di registrazione e rispettivi responsabili, chi si è occupato della fotografia, ecc.
Questo è un aspetto molto importante, che io ho voluto sottolineare.
Solitamente, infatti, si pensa che un prodotto esca fuori soltanto da tre, quattro, cinque musicisti; invece per creare un prodotto serve un entourage di persone che lavorano in modo simbiotico e, soprattutto, perseguono un obiettivo comune, coerente con l’aspetto musicale, artistico, lirico del prodotto stesso.
La ricerca è stata lunga, ho dovuto “disturbare” moltissime persone, ma alla fine ha portato i suoi frutti. Considerando che buona parte del materiale è andata persa nel tempo (magari è sepolta nell’hard disk di qualcuno), mi sono limitato ad individuare esclusivamente le band per le quali potevo disporre dell’intera discografia poiché, avendo scelto un approccio enciclopedico, sarebbe stato controproducente inserire delle band con informazioni incomplete. Non so se questo sia un limite del testo, ma è stata una precisa scelta.
Ci sono gruppi, tra quelli di cui parli nel libro, che hai seguito personalmente, o a cui sei particolarmente legato?
Nel libro vengono citate moltissime persone che, prima ancora di essere musicisti, sono amici. Tra le band ci sono quelle che sento più vicine a me, perché conosco i musicisti di persona e soprattutto perché nel corso degli anni ho ascoltato, dato dei consigli, elaborato idee.
Per esempio mi vengono in mente i Voltumna (sin dal loro esordio ho avuto l’onore di partecipare alla stesura di alcuni brani, ovviamente con le mie competenze che non sono né di musicista né di produttore, ma solamente di fruitore di musica).
E poi con piacere i vecchi lavori dei Betelgeuse, e le fasi di stesura dei brani degli Stato Confusionale… Sono diverse le band con cui ho avuto un rapporto più profondo.
Poi ci sono tutte le altre band di cui, non conoscendo di persona i membri, mi sono limitato ad ascoltare i lavori, già realizzati e conclusi.
Nel libro è citata anche una “mia” band, che ha una storia molto particolare.
E’ una joke band, come negli anni Ottanta si usava chiamare quei gruppi messi su quasi per gioco.
Realizzammo questo progetto, Crematorium, per il quale volevamo tirare fuori dal cilindro un demo tape molto “oltraggioso” e, in qualche maniera, fuori da ogni schema. Registrammo tutto in una notte, e in pochi giorni uscì fuori il lavoro grafico e tutto il materiale.
Questa joke band di fatto non è mai esistita.
Non ha mai affrontato un concerto, ma la “famigerata” cassetta dei Crematorium ha girato un po’ tutto il mondo, tanto è vero che ho della corrispondenza che addirittura mi è arrivata dagli Stati Uniti, dalla Francia, e abbiamo fatto delle interviste per diverse fanzine.
Paradossalmente, un prodotto uscito per gioco è stato apprezzato da diverse persone in diverse parti del mondo. Tanto più che all’epoca (parliamo di metà degli anni Novanta), non esistendo il web – almeno come lo intendiamo oggi – i prodotti giravano esclusivamente in formato fisico. Quindi – con mia somma sorpresa – è stato un piccolo evento.
Daniele Guglielmi Qual è il tuo rapporto con Viterbo, città che nel libro tratti con ironia e insieme con affetto?
Il mio rapporto con Viterbo è molto intenso. Infatti un’altra mia passione è la storia della città e della provincia, sotto l’aspetto culturale e strettamente storico, nonché folkloristico. Sono innamorato di questa terra, sono un collezionista di testi sulla città e sulla provincia. Il mio rapporto con Viterbo è fondamentalmente un rapporto di amore – odio, in quanto riconosco al territorio delle grandissime potenzialità, ma altrettanti limiti.
Tra il serio e il faceto, nell’introduzione del libro escono fuori queste peculiarità di Viterbo e della sua gente: una comunità poco avvezza al cambiamento, all’esprimersi in modo libero.
Allo stesso tempo, Viterbo e la sua gente presentano moltissime qualità positive.
Tra tutte, ovviamente, la bellezza di tanti luoghi e la straordinaria capacità che hanno alcune comunità di saper coinvolgere le persone.
Trovo interessante anche la fusione di moltissime realtà: essendo una provincia molto ampia, avere a che fare con gruppi di diversi paesi ti dà la possibilità di conoscere differenze notevoli, il che ha reso il lavoro ancora più interessante e stimolante.
Daniele Guglielmi Hai in cantiere, o in mente, altri progetti che uniscano la tua passione per la musica a quella per la scrittura?
Dal momento che il libro è uscito a settembre 2018 (qualche mese dopo essere stato terminato), e considerate alcune mie vicissitudini private, in questo periodo sono un po’ fermo nello scrivere un testo completo.
Nonostante questo, ho già alcune idee e, soprattutto, ho una scaletta di lavorazione per un nuovo testo che, con tutta probabilità, verterà su una trattazione musicale a più ampio raggio. Vista la mia passione smisurata per la musica di nicchia, e per realtà musicali poco conosciute, vorrei approfondire la storia musicale ed umana di molti personaggi che, specialmente in Italia, non sono molto conosciuti ma che a livello musicale, secondo il mio modesto parere, hanno avuto un’importanza notevole.
Mi piacerebbe sovrapporre delle storie umane alla carriera musicale di personaggi. Che per me hanno segnato la storia di un rock meno mainstream, ma più vero e verace.
Ne ho individuati una decina, e vorrei raccontarne le storie.
Talvolta bizzarre, talvolta tragiche o molto dolorose, ma allo stesso tempo unite da un comune denominatore. Che è la loro atipicità e, soprattutto, caratterizzate dal fatto che questi personaggi non ricoprono un ruolo fondamentale per il grande pubblico dei fruitori di musica.
Certo non sarà facile mettere insieme le informazioni necessarie, in quanto di certi soggetti è anche difficile reperire informazioni “certificate”, perché, come in altri ambiti, il rock è spesso ammantato di mistero. La cronaca di alcune band e di alcuni musicisti si sovrappone alla leggenda, per cui sto cercando di certificare alcune notizie per le quali non è semplicissimo verificare l’attendibilità della fonte.
Perciò sarà possibile finire questo lavoro solo nel momento in cui avrò completato questa attività di verifica. Certamente “Rumore, sudore e vecchie cassette” non vuole e non deve essere l”ultimo mio testo completo, perché non ho alcuna intenzione di fermarmi qua.
Ringraziamo Daniele Guglielmi per il tempo che ci ha dedicato e per averci raccontato le sue passioni e il suo impegno nel coltivarle.
Irene Santini




