De André. Oggi in questo nuovo articolo per la rubrica Il mercoledì di Lollo parleremo di questo straordinario cantautore italiano.
Fabrizio De André nasce a Genova il 18 febbraio 1940 e muore a Milano l’11 gennaio 1999.

Fabrizio Cristiano De André nasce nel quartiere genovese di Pegli, in via De Nicolay 12, il 18 febbraio 1940. Su padre Giuseppe De André nasce a Torino il 15 settembre 1912 e muore a Genova il 19 luglio 1985. Lui è dirigente d’azienda, politico ed insegnante. Proviene da una famiglia di condizioni modeste con nobili origini provenzali. Nel 1922 si trasferisce a Genova e si laurea in filosofia con Benedetto Croce. Acquista poi un istituto tecnico a Sampierdarena e nel secondo dopoguerra diventa vicesindaco repubblicano di Genova, poi direttore generale, successivamente direttore operativo, poi amministratore delegato ed infine presidente dell’Eridania. Promuove la costruzione della Fiera del Mare di Genova nel quartiere della Foce.
La madre Luigia Amerio, detta Luisa, invece, nasce a Pocapaglia, in provincia di Cuneo, in Piemonte il 16 agosto 1911 e muore a Genova il 3 gennaio 1995. Lei è di estrazione benestante e figlia di produttori vitivinicoli. I due si sposano nel 1935 e si trasferiscono in Liguria dopo la nascita del loro primogenito Mauro che nasce a Torino il 26 maggio 1936 e muore a Bogotà il 18 agosto 1989.
Successivamente, durante la seconda guerra mondiale, Fabrizio vive da sfollato nella campagna astigiana a Revignano d’Asti. Vive nella Cascina dell’Orto che il padre ha comprato dopo i bombardamenti del 1941. In questo posto conosce la sua amica coetanea Nina Manfieri. Il padre resta in città per seguire l’Istituto Tecnico, poi nel 1944 raggiunge la famiglia perché ricercato dai fascisti per aver coperto i suoi alunni ebrei. Successivamente vive nella Genova del dopoguerra partecipe della contrapposizione tra Cattolici e Comunisti.
L’inizio degli studi di Fabrizio De André.

Frequenta le scuole elementari in un istituto privato di suore. Poi si trasferisce in una scuola statale, ma il suo comportamento sopra le righe lo porta a non avere una pacifica convivenza con gli altri, soprattutto con i professori. Si trasferisce quindi nell’Istituto Arecco dei Gesuiti, scuola media inferiore molto severa, frequentata dai figli della Genova-bene. Qua nel primo anno subisce il tentativo di molestia sessuale di un Gesuita. Lui, nonostante la giovane età, reagisce prontamente ed in maniera chiassosa, irriverente e prolungata, tanto da indurre la direzione ad espellerlo per placare lo scandalo.
Il padre, esponente della resistenza e vicesindaco di Genova, viene a sapere dell’episodio. Informa quindi il Provveditore agli studi, che apre un’inchiesta che termina con l’allontanamento del gesuita e la riammissione di Fabrizio.
Successivamente conosce Paolo Villaggio, futuro attore comico e scrittore umorista. I due diventano amici intimi e con lui Fabrizio divide le sue scorribande. Poi nell’ottobre del 1956 si iscrive al primo anno del liceo classico Cristoforo Colombo nella sezione A. Si trova con i professori migliori e più severi dell’istituto ed è trasgressivo con i docenti e cordiale con i suoi compagni. Prende come nemico il professore di lettere Decio Pierantozzi che non gli mette mai la sufficienza e gli contesta la scarsa organicità nei temi.
All’età di 18 anni lascia la casa a causa di un difficile rapporto con il padre. Si diploma ed inizia a frequentare alcuni corsi di Lettere ed altri di Medicina presso l’Università degli Studi di Genova. Alla fine però si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza ispirato dal padre, da Paolo Villaggio e dal fratello Mauro che poi diventa avvocato. Fabrizio inizia ad avere i primi problemi legati all’abuso di alcool.
L’esordio musicale di Fabrizio De André.

Quando mancano solo sei esami alla laurea lascia gli studi grazie ai primi contratti discografici ed intraprende la strada musicale. Allora i genitori decidono di avviarlo allo studio del violino. Decisivo è l’incontro con Georges Brassens del quale Fabrizio traduce alcune canzoni che mette nei suoi primi album a 45 giri. Scopre allora il jazz e frequenta i suoi amici Luigi Tenco, Umberto Bindi, Gino Paoli ed il pianista Mario De Sanctis. Con loro inizia a suonare la chitarra ed a cantare nel locale La Borsa di Arlecchino.
In questo periodo conduce una vita sregolata in contrasto con la famiglia, frequenta amici di tutte le estrazioni culturali e sociali, viaggia molto e, nel periodo 1960-1961, ha come compagna una prostituta di via Prè, a Genova, vicino a via del Campo divenuta celebre per una sua canzone. Il nome di questa prostituta è Anna e il disappunto del padre di Fabrizio è molto grande. Per alcuni periodi dal 1957 vive anche a casa di un tetraplegico.
Intraprende anche lavori saltuari con Paolo Villaggio come musicista per le feste su alcune navi da crociera. Villaggio dice che si esibiscono anche con Silvio Berlusconi, cantante su navi da crociera in gioventù.
Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 si dedica anche alla lettura. Legge opere di Michail Bakunin, Errico Malatesta ed altri libertari. Fondamentale è la lettura di “L’Unico e la sua proprietà” del filosofo tedesco Max Stimer. Lo colpisce a tal punto da definirsi anarco-individualista. Da qui in avanti simpatizza per le idee anarchiche influenzato anche da Georges Brassens.
Non lo vuole conoscere di persona per paura di rimanere deluso dal suo carattere burrascoso anche se Brassens loda le qualità traduttive di Fabrizio. Nel 1957 si iscrive alla Federazione Anarchica Italiana (FAI) di Carrara.
L’inizio della carriera di Fabrizio De André.

Nell’estate del 1960 compone la sua prima canzone “La ballata di Miché”, insieme a Clelia Petracchi, senza l’influenza della canzone esistenzialista francese. Alla fine del giugno 1961 Beppe Piroddi gli presenta Enrica Rignon, detta Puny, di 7 anni più grande di Fabrizio, molto appassionata di jazz ed appartenente ad una delle famiglie più abbienti di Genova. I due si frequentano e lei, morta nel 2004, resta incinta. Si sposano a Recco, in provincia di Genova. A Genova il 29 dicembre 1962 nasce il loro figlio Cristiano De André, anche lui cantautore e polistrumentista. A Metà degli anni ’70 i due si separano. Il loro testimone di nozze è un amico e collega del partito di suo padre, Randolfo Pacciardi. A seguito della nascita del figlio, Fabrizio trova lavoro come vice preside in un istituto scolastico privato di proprietà del padre.
Nell’ottobre del 1961 pubblica il suo primo 45 giri sotto la casa discografica Karim di cui fa parte anche il padre. In questo album abbiamo una copertina standard forata, rifatta poi nel 1971 dalla Roman Record con un disegno anonimo. Contiene i brani “Nuvole Barocche” ed “E fu la notte”.
Successivamente il 2 maggio 1963 debutta in televisione. Canta “Il fannullone” nel programma “Rendez-Vous” condotto da Line Renaud, con la regia di Vito Molinari sul primo Canale. Nel 1964 incide il brano “La canzone di Marinella”, portata al successo tre anni dopo da Mina, testo fiabesco ispirato ad un fatto di cronaca. Poi nel 1965 scrive “Stringendomi le mani” per Giuliana Milan. Il 1966 è l’anno dei singoli “La canzone dell’amore perduto”, con musica di Georg Philipp Telemann, con “La ballata dell’amore cieco” sul lato B e “Amore che vieni, amore che vai” con “Geordie” sul lato B.
Il grande successo musicale di Fabrizio De André.

Questi 45 giri gli aprono le porte per il grande successo. I suoi dischi trovano posto nei negozi di quasi tutte le più grandi città. I discografici della Karim raccolgono tutta la sua produzione discografica nel suo primo 33 giri “Tutto Fabrizio De André” di fine 1966, poi ristampato nel 1968 col titolo di “La canzone di Marinella” sotto un’altra etichetta e con una copertina diversa. Poi abbiamo “Vol. 1°” del 1967, suo primo album, “Tutti morimmo a stento” del 1968, “Volume III” sempre del 1968 e “Nuvole barocche” del 1969, raccolta dei 45 giri del periodo Karim non inclusi in “Tutto Fabrizio De André”. Il volume I si apre con il brano “Preghiera in gennaio”, scritto di getto poche ore dopo la morte di Luigi Tenco.
Tra il 1968 ed il 1973 abbiamo una produzione proficua per Fabrizio che inizia con la realizzazione dell’album “Tutti morimmo a stento”. Per questo è musicalmente importante il contributo di Gian Piero Reverberi, compositore dell’introduzione e co-autore di tutte le musiche. Per i testi invece si ispira alla poetica di François Villon ed alle tematiche esistenzialiste. Si tratta del quarto concept album realizzato in Italia. Il testo del primo brano è tratto dalla poesia “Eroina” di Riccardo Mannerini.
Incide anche una versione inglese dell’album ma mai commercializzata ed esistente in una sola copia, prima proprietà di un collezionista statunitense ed ora in mano ad un collezionista pugliese. In questi anni si dedica anche alla scoperta di nuovi talenti. Conosce i Ricchi e Poveri e tenta di portarli alla Bluebell ma a Casetta non interessa. Poi collabora anche con i New Trolls, complesso della sua città sotto contratto con la Fonit Cetra con cui scrive la maggior parte dei testi dell’album “Senza orario senza bandiera” in collaborazione con Riccardo Mannerini.
Altri Album di Fabrizio De André.

Successivamente pubblica l’album “La buona novella”, in cui interpreta il pensiero cristiano alla base di alcuni vangeli apocrifi, soprattutto, come riportato nelle note di copertina, il Protovangelo di Giacomo ed il Vangelo arabo dell’infanzia. Sottolinea l’aspetto umano della figura di Gesù in contrapposizione con la dottrina di sacralità e verità assoluta che lui sostiene essere inventata dalla Chiesa con il solo scopo di esercizio del potere.
L’idea del disco è di Roberto Dané che vuole realizzarla con Duilio Del Prete per poi proporla ad Antonio Casetta che la dirotta a Fabrizio. In questo disco suonano tra gli altri i “Quelli”, che nel 1971, dopo l’ingresso di Mauro Pagani, cambiano il nome in Premiata Forneria Marconi (o PFM). Questo disco viene poi reinciso dalla PFM nell’aprile del 2010 con nuovi arrangiamenti e l’aggiunta di alcuni brevi intermezzi musicali col titolo di “A.D. 2010 – La buona novella”. Sempre al 1969 risale l’amicizia tra Fabrizio ed un altro collega, ovvero Giuseppe Farassino, detto Gipo.
Successivamente nel 1971 esce l’album “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, libero adattamento di alcune poesie della “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters, eseguito assieme a Giuseppe Bentivoglio, con musiche composte assieme a Nicola Piovani. In questo periodo conosce Fernanda Pivano, traduttrice e scrittrice che fa conoscere in Italia la letteratura americana e che traduce l’antologia sepolcrale da cui prende spunto l’album. Per sormontare l’ostacolo della diffidenza di Fabrizio a rilasciare interviste nasconde a lui un registratore e poi trascrive integralmente la lunga conversazione su Spoon River e lui accetta con simpatia il raggiro.
In questo caso l’idea del disco è di Sergio Bardotti, che lo segue con Roberto Dané come produttore. Qui è accompagnato da Bentivoglio che ha scritto con lui “La ballata degli impiccati” ispirata all’omonima poesia di François Villon.
Fabrizio De André nel pieno della sue carriera.

Il disco precedente è nato per Gianfranco Michele Maisano, detto Michele, sulla scia di “Senza orario, senza bandiera”, con testi elaborati da Fabrizio e musiche di Reverberi, poi lasciato solo a Fabrizio. Reverberi anche per alcuni contrasti con Dané non viene più coinvolto e musiche ed arrangiamenti sono affidati a Nicola Piovani.
Poi nel 1972 la Produttori Associati lo iscrive al Festivalbar senza consultarlo con il brano “Un chimico” pubblicato su un 45 giri. Lui apprende la notizia dai giornali, convoca una conferenza stampa dove dice che la casa discografica lo ha trattato come un ortaggio. Dopo l’intervento di Vittorio Salvetti, patron della manifestazione si giunge al compromesso che prevede l’inserimento del brano nel juke-box come vuole il regolamento ma lui non si esibisce nella finale di Verona neanche in caso di vittoria, che tuttavia non avviene in quanto vince il brano “Piccolo uomo” di Mia Martini.
Nel 2005 Marco Castoldi, meglio noto come Morgan, pubblica un adattamento di “Non al denaro, non all’amore né al cielo” con nuovi arrangiamenti ed alcuni intervalli musicali. Nel 1973 poi esce l’album “Storia di un impiegato” un concept album in cui Giuseppe Bentivoglio racconta la vicenda di un impiegato del maggio del 1968. Il disco a sfondo politico viene attaccato dalla stampa musicale militante e vicina al movimento studentesco. Viene anche recensito da Simone Dessi, pseudonimo di Luigi Manconi, membro di Lotta Continua e da Fiorella Gentile su “Ciao 2001”.
Il giovane compositore delle musiche di Fabrizio componeva anche colonne sonore per i film, fino ad ottenere nel 1999 il premio Oscar per il film “La vita è bella” di Roberto Benigni. Anche il pubblico accoglie il disco in maniera negativa.
Le crisi di Fabrizio De André.

In occasione della pubblicazione del disco ha una discussione con Giorgio Gaber alla quale Fabrizio risponde con un’intervista del 1974 alla “Domenica del corriere”. Di questo disco solo “Verranno a chiederti del nostro amore” rimane nel suo repertorio dal vivo. Gli altri brani vengono eseguiti in concerto solo per qualche anno. Ad esempio la “Canzone del maggio” è inserita nella scaletta del primo tour del 1975. “La bomba in testa”, “Al ballo mascherato”, “Canzone del padre”, “Il bombarolo” e “Nella mia ora di libertà” sono riproposti solo in alcune date del tour del 1976. Il valore del disco è riconosciuto dalla critica solo negli anni ’90.
Successivamente pubblica l’album “Storia di un impiegato” che coincide con un periodo di crisi personale e professionale. In questo stesso anno termina il suo matrimonio con Puny ed inizia una relazione con una ragazza di nome Roberta che si conclude due anni dopo e per la quale lui scrive il brano “Giugno ’73”. Abbiamo anche la pubblicazione di un ulteriore disco di ri-incisioni ad opera di Reverberi di vecchie canzoni incise per la Karim. Si tratta di due nuove traduzioni del repertorio di Brassens, due canzoni di Cohen pubblicate nel 1972 e una traduzione di Bob Dylan ad opera di Francesco De Gregori ai tempi di Folkstudio e cofirmata da Fabrizio. Il disco si intitola “Canzoni” e darà il via ad una collaborazione con De Gregori.
Il matrimonio tra Fabrizio De André e Dori Ghezzi e le sue prime esibizioni dal vivo.

Durante le registrazioni di questo disco, nello studio a fianco sta registrando il suo nuovo disco da solista, durante una pausa dalla sua collaborazione con Wesley Johnson, detto Wess, la cantante Dori Ghezzi, nata a Lentate sul Seveso, nella provincia di Monza e della Brianza, in Lombardia, il 30 marzo 1946 ed ancora in vita. Artefice del loro primo incontro è Cristiano Malgioglio. I due si sposano il 7 dicembre 1989 dopo 15 anni di convivenza.
In questi anni Fabrizio fa le sue prime esperienze in spettacoli dal vivo. Non riesce a trovare il coraggio ed a vincere la timidezza per esibirsi in pubblico a causa del suo perfezionismo in studio di registrazione. Lui dichiara di essere allergico al pubblico e di patire verso di esso un timore oscuro.
L’impresario teatrale Sergio Bernardini riesce a portare Faber, come viene chiamato Fabrizio, ad esibirsi per la prima volta dal vivo davanti al pubblico della “Bussola”. Bernardini nel 1974 aveva fatto a Fabrizio varie proposte fino ad arrivare ad un’offerta di 60 milioni di lire, cifra faraonica per l’epoca. Dopo continui rifiuti, nel gennaio del 1975 è lo stesso Fabrizio a contattarlo per proporgli un pacchetto di 100 serate per 300 milioni di lire.
L’offerta viene accettata e la prima sera si esibisce alla “Bussola” di Marina di Pietrasanta il 16 marzo 1975 iniziando un tour con Belleno e D’Adamo dei New Trolls, con cui aveva già collaborato nel 1968 per i testi del loro disco “Senza orario senza bandiera” e con Belloni e Usai dei Nuova Idea. Nella parte del tour del 1976 si aggiunge anche Alberto Mompellio al violino ed alle tastiere.
L’alcool e le contestazioni per Fabrizio De André.

Mette allora da parte le sue paure da palcoscenico che supera solo con gli anni, suonando e cantando sempre nella penombra e con molto whisky in corpo, perché la sua timidezza è una delle cause che gli provocano la sua dipendenza da alcool di cui soffre a lungo.
Gli ambienti dell’Autonomia e della Sinistra extraparlamentare, che già lo hanno criticato per “Storia di un impiegato”, lo criticano anche per le esibizioni dal vivo. Lui però non è dissuaso da queste contestazioni ed a volte scende dal palco per parlare con gli Autonomi. Spesso il pubblico si divide come accade a Roma nel 1979. Il rapporto tra Fabrizio e gli extraparlamentari non è facile ma ambivalente. Nel 1978 racconta nella canzone “Coda di lupo” dell’album “Rimini” un episodio del movimento dell’Autonomia Operaia del 1977 quando gli autonomi e gli indiani metropolitani contestano Luciano Lama a Roma. I fatti sono narrati dal punto di vista di uno dei contestatori.
Nel 1975, dopo la vittoria del “no” al referendum sul divorzio fa un concerto in una manifestazione del Partito Radicale a Piazza Navona, a Roma, prima del comizio del leader Marco Pannella.
I servizi segreti per Fabrizio De André.

In questo periodo per circa 10 anni dal 1969 al 1979 viene sottoposto ad una serie di controlli da parte della polizia e dei servizi segreti italiani. I controlli sono stati effettuati dopo che un suo conoscente, simpatizzante del marxismo-leninismo è stato indagato per la strage di piazza Fontana. Successivamente pur senza una prova di una sua partecipazione attiva a gruppi politici, viene ritenuto dal SISDE (Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica) un simpatizzante delle Brigate Rosse (BR). L’acquisto di un appezzamento di terreno con sua moglie Dori Ghezzi a Tempio Pausania, in Sardegna è considerato un tentativo di creare un rifugio per appartenenti ai movimenti extraparlamentari di sinistra.
A rafforzare queste ipotesi il fatto che lui a Genova ha contatti con persone appartenenti a gruppi anarchici e filo-cinesi. In realtà l’attività politica di Fabrizio è limitata a sostenere economicamente con l’abbonamento e talvolta a finanziare con donazioni, il periodico “A/Rivista Anarchica” del 1971, mentre in “Storia di un impiegato” si trovano accuse al terrorismo ritenuto da lui completamente dannoso perché tende a fortificare il potere e non ad abbatterlo.
Gli anni ’70 di Fabrizio De André.

Dal 1974 inizia nuove collaborazioni con vari musicisti e cantautori ed esplora la produzione musicale degli autori americani e di quelli francesi. Traduce canzoni di Bob Dylan come “Romance in Durango” e “Desolation Row”, di Leonard Cohen come “It Seems So Long Ago”, “Nancy”, “Joan of Arc”, “Famous Blue Raincoat” per Ornella Vanoni e “Suzanne” e di George Brassens. Tutto ciò porta all’album “Canzoni” del 1974.
Nel 1975 inizia la collaborazione con il giovane Francesco De Gregori nella scrittura della maggior parte dell’album “Volume VIII” con delle sperimentazioni. Alcune hanno tematiche esistenziali come il disagio verso il mondo borghese come “Canzone per l’estate” o l’autobiografica “Amico Fragile” sul tema della difficoltà di comunicazione, ultima canzone di cui è autore sia della musica che del testo. Questo disco riscuote critiche negative come quella di Lello d’Argenzio che dice che Fabrizio si è adattato allo stile di De Gregori.
Nel 1978 esce l’album “Rimini” nel quale inizia la sua collaborazione con Massimo Bubola. Qui abbiamo una musicalità più distesa ed un’ispirazione americana. I brani trattano di attualità e politica come “Parlando del Naufragio della London Valour” per il naufragio di una nave a Genova e “Coda di lupo” per le contestazioni studentesche. Abbiamo anche tematiche sociali come l’aborto in “Rimini” e l’omosessualità in “Andrea”. Infine tematiche esistenziali come in “Sally” con riferimenti letterari a Gabriel García Márquez e ad Alejandro Jodorowsky. Possiamo anche trovare sperimentazioni dei suoni della musica etnica con la filastrocca “Volta la carta” e con “Zirichitaggia” in gallurese.
“Andrea”, invece, è a sfondo antimilitarista, spesso proposto da Fabrizio a luci accese sul palco per simboleggiare che l’omosessualità non è motivo vergogna. Il brano “Rimini” è ispirato a “I vitelloni” di Federico Fellini.
Il tour con la PFM ed il rapimento di Fabrizio De André.

Nel 1978 la PFM realizza nuovi arrangiamenti di alcuni dei suoi brani proponendogli un tour insieme che parte il 21 dicembre 1978 da Forlì e dura per tutto il mese di gennaio 1979. Da qui i primi due album live di Fabrizio pubblicati tra il 1979 ed il 1980. Alcuni degli arrangiamenti della PFM sono utilizzati da Fabrizio per il resto della sua carriera. Si tratta di “Bocca di Rosa”, “La canzone di Marinella”, “Amico Fragile” ed “Il pescatore”. Per “Volta la carta” e “Zirichitaggia” dei tour “Anime Salve” e “M’innamoravo di tutto”, gli ultimi due tour prima dell’ultimo assoluto poi interrotto, torna agli arrangiamenti dell’album in studio.
Nella seconda metà degli anni ’70 in previsione della nascita di Luisa Vittoria De André, detta Luvi e nata nel 1977, Fabrizio si stabilisce, assieme a sua moglie Dori Ghezzi, nella tenuta sarda dell’Agnata a due passi da Tempio Pausania. La sera del 17 agosto 1979 la coppia viene rapita dall’anonima sequestri sarda e tenuta prigioniera alle pendici del Monte Lerno presso Pattada. Vengono poi liberati quattro mesi dopo, Dori il 21 dicembre 1979 alle undici di sera e Fabrizio il 22 dicembre 1919 alle due di notte, tre ore dopo. Il tutto avviene dopo un riscatto di circa 550 milioni di lire pagato in buona parte dal padre Giuseppe.
Le conseguenze mediatiche del rapimento di Fabrizio De André.

Prima, durante e dopo il sequestro i giornali legano il rapimento perfino alle Brigate Rosse, o a motivi personali come l’allontanamento volontario per mancanza di notizie e testimoni, o a sfondo politico. Nello stesso anno termina la sorveglianza dei servizi segreti. Lui il 23 dicembre dello stesso anno rilascia una dichiarazione alla stampa in casa del fratello Mauro. Dopo pochi mesi cede al settimanale “Gente” i diritti per la pubblicazione del memoriale del sequestro che viene pubblicato in 5 puntate a partire dal numero dell’8 febbraio 1980 e nei successivi.
IL sequestro è di ispirazione per altri brani scritti da Fabrizio assieme a Bubola raccolti poi in un album senza titolo del 1981, comunemente conosciuto come “L’indiano”, dall’immagine della copertina che raffigura un nativo americano. Il filo che lega i brani è il parallelismo tra i pellerossa ed i sardi. Abbiamo anche spunti all’attualità del periodo come “Se ti tagliassero a pezzetti”, inno alla libertà personificata. Il verso “signora libertà, signorina fantasia” viene spesso modificato dal vivo in “signora libertà, signorina anarchia”, allusione alla strage di Bologna del 1980.
Sottili e non velate allusioni all’esperienza del sequestro le troviamo anche nella locuzione “Hotel Supramonte”, nome in codice usato dai banditi. Troviamo anche la descrizione dei banditi improvvisati in “Franziska”. Durante il processo Fabrizio conferma il perdono per i carcerieri ma non per i mandanti perché persone economicamente agiate. Lui e suo padre non si costituiscono parte civile contro gli autori materiali ma solo contro i capi banda in primo grado tra cui un veterinario toscano ed un assessore comunale sardo del PCI , che durante il sequestro a volte discuteva con Fabrizio di politica. Loro hanno paradossalmente pene più basse di quelle degli esecutori per la legge sulla “Collaborazione di giustizia”.
Gli anni ’80 di Fabrizio De André.

Nel 1991 è tra i firmatari della domanda di grazia al Presidente della Repubblica per uno dei sequestratori, un pastore sardo condannato a 25 anni.
Nel 1980 esce il 45 giri “Una storia sbagliata/Titti” i cui brani sono scritti entrambi con Bubola ed editi per la prima volta in CD solo nel 2005. Poi nel 1982 fonda una sua etichetta discografica, la Fardo il cui nome deriva dalle iniziali del suo nome con quelle di Dori Ghezzi. Per la distribuzione si appoggia alla Dischi Ricordi. Con la Fardo pubblica i dischi di Massimo Bubola dei Tempi Duri band del figlio Cristiano ed i dischi della stessa Dori Ghezzi.
Successivamente nel 1984 esce il disco “Creuza de mä”, dedicato alla realtà mediterranea e cantato in lingua genovese con la collaborazione di Mauro Pagani che cura musiche ed arrangiamenti. Da qui in avanti si dedica maggiormente al genovese e ad altri idiomi locali. In realtà questo tema lo aveva già affrontato 6 anni prima con “Zirichitaggia”. “Creuza de mä” è una pietra angolare dell’allora nascente “world music” ed un caposaldo della musica etnica.
Nel 2004 al ventennale dall’uscita Mauro Pagani rende un tributo a Fabrizio scomparso 5 anni prima reincidendo e cantando l’album stesso. Alle 7 canzoni originali aggiunge “Mégu Megún”, scritto con Fabrizio ed aggiunto all’album “Le nuvole” oltre a due pezzi inediti come “Quantas Sabedes” non inserita nell’album e “Nuette” tratto da un frammento di Lirica Greca.
Nel 1985 scrive con Roberto Ferri “Faccia di cane” per i New Trolls partecipando al Festival di Sanremo come autore ma non ufficialmente. Lo stesso anno muore il padre lui smette di bere alcolici ma non di fumare per una promessa fattagli poco prima.
Gli ultimi anni ’80 ed i primi anni ’90 di Fabrizio De André.

Poi nel 1988 collabora con Ivano Fossati nella canzone “Questi posti davanti al mare” dell’album “La pianta del tè” assieme a Fossati e a Francesco De Gregori. Nel 1989 poi si sposa con Dori Ghezzi a Tempio Pausania con Beppe Grillo come testimone. Lui fa da testimone a Grillo con Parvin Tadjk.
Inizia poi la lavorazione del suo album successivo pubblicato all’inizio del 1990 con il titolo “Le nuvole”. Prende spunto dalla commedia di Aristofane in cui le nuvole alludono ai potenti che oscurano il sole. Il disco è in collaborazione con Mauro Pagani per le musiche e con Ivano Fossati per due testi in genovese come coautore. Si tratta di “Mégu Megún” e “‘Â çímma”. Abbiamo anche la collaborazione con Massimo Bubola per il testo di “Don Raffaè”, eseguita anche con Roberto Murolo al concerto del 1 maggio 1992, e con Francesco Baccini per il testo di “Ottocento”.
Con l’album torna al suo stile tipico affiancato a canzoni in dialetto ed all’ispirazione etnica. Parliamo dei brani “Monti di Mola” in gallurese, “La nuova gelosia” e “Don Raffaè” entrambe in napoletano. Torna anche la critica all’attualità e alla politica. Troviamo queste cose sia ne “La domenica delle salme” sia in “Don Raffaè”. Si tratta anche di una sorta di sfida culturale solitaria al mondo moderno che lui può lanciare in quanto uomo libero. Emblematica la citazione nella quarta di copertina del pirata Samuel Bellamy.
Gli ultimi anni ’90 di Fabrizio De André.

Fossati è presente anche nella realizzazione del concept album “Anime salve” del 1996. Duetta anche con Fabrizio nel brano omonimo. Si tratta dell’ultimo album in studio ed è incentrato sul tema della solitudine. Rappresenta un viaggio ideale nella solitudine e nell’emarginazione degli “ultimi”, dei rom, del marinaio, della transessuale e dello stesso artista. Rappresenta anche un attacco alle maggioranze che opprimono le minoranze come in “Smisurata preghiera”, oltre che al razzismo e all’indifferenza della società di fine millennio. Inoltre presenta anche una sonorità etnica come in “A Cumba”, in altre lingue, “Disamistade”, “Prinçesa” e “Dolcenera”.
Tra il 1990 ed il 1996 collabora con vari autori di cui è sia autore che co-interprete. Vale la pena citare Francesco Baccini con cui scrive “Genoa Blues” dedicato sia alla città di Genova sia alla squadra del cuore dei due, il Genoa di cui Fabrizio è grande tifoso. Abbiamo poi i Tazenda con “Etta Abba Chelu”, Mauro Pagani e Max Manfredi con “La fiera della Maddalena” e Teresa De Sio con “Un libero cercare”. Citiamo inoltre Ricky Gianco con “Navigare”, i New Trolls con “Faccia di cane” e Carlo Facchini dei Tempi Duri con suo figlio Cristiano De André con “Cose che dimentico”.
Gli ultimi lavori di Fabrizio De André.

Poi citiamo la collaborazione con Li Troubaires de Coumboscuro per l’album “A toun souléi” dove lui partecipa per il brano in provenzale antico “Mis amour” con Clara Amodeo, cantante solista del gruppo e con Franco Mussida alla chitarra. Nel 1996 collabora con Alessandro Gennari per il romanzo “Un destino ridicolo”, che ispira il film di Daniele Costantini “Amore che vieni, amore che vai”, uscito 12 anni dopo.
Il 26 luglio 1997 riceve il premio Lunezia da Fernanda Pivano. Il premio è per il valore letterario di “Smisurata preghiera” con grande imbarazzo di Fabrizio. Nello stesso anno esce “Mi innamoravo di tutto”, raccolta live e studio in cui duetta con Mina ne “La Canzone di Marinella”, ultima pubblicazione della sua vita. La copertina è una delle più iconiche con una foto di Fabrizio con in mano una sigaretta, scattata da Dori Ghezzi.
Il 13 agosto 1998, dopo un concerto a Roccella Ionica, il 24 dello stesso mese ci sarebbe stato un altro concerto a Saint-Vincent. Durante le prove però lui sembra a disagio, non riesce a sedersi ed ad imbracciare bene la chitarra. Ha un forte dolore al torace ed alla schiena, getta via la chitarra e si rifiuta di esibirsi ed i biglietti sono rimborsati. Dopo pochi giorni si sottopone ad esami ad Aosta i quali evidenziano un carcinoma polmonare e lui interrompe definitivamente i concerti.
Continua però a lavorare con il poeta e cantante Oliviero Malaspina al disco “Notturni”, che però non esce mai. Lui collabora anche con Cristiano ed apre alcuni concerti dell’ultimo Tour e vuole scrivere alcune opere letterarie tra cui un libro intitolato “Dizionario dell’ingiuria2” ed alcuni racconti.
La morte di Fabrizio De André.

Verso la fine del novembre 1998 viene ricoverato quando la malattia è già in uno stato avanzato. Il giorno di Natale esce dall’ospedale per trascorrere le festività a casa con la famiglia. L’11 gennaio 1999, all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Fabrizio De André muore. Si trova ricoverato qui per l’aggravarsi della malattia morendo circa un mese prima di compiere 59 anni.
I funerali si tengono nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano a Genova il 13 gennaio 1999 con la partecipazione di oltre 10000 persone tra cui estimatori, amici ed esponenti dello spettacolo, della politica e della cultura. Nella bara vengono posti un pacchetto di sigarette, una sciarpa del Genoa, alcuni biglietti, un naso da clown ed un drappo blu. Il suo copro viene poi cremato con Beppe Grillo come testimone incaricato dalla famiglia.
La cremazione avviene il giorno dopo del suo funerale e le sue ceneri vengono disperse per sua volontà al largo di Genova, nel mar Ligure. Il suo nome compare comunque nella tomba di famiglia al Cimitero di Staglieno, vicino al loculo del fratello Mauro, tra quello della madre Luisa Amerio e del padre Giuseppe. Sulla tomba troviamo anche alcuni sassi raccolti sulla spiaggia, una sigaretta ed una conchiglia.
Lorenzo Bernardini






