Donne resilienti che sfilano su una passerella capace di trasformarsi in un viaggio tra generazioni, memoria e identità in occasione della Festa dei Nonni che si celebra il 2 ottobre.
È questo il significato di Donne resilienti, l’iniziativa organizzata dal Centro antiviolenza dell’UNITUS e ospitata nel chiostro rinascimentale di Santa Maria in Gradi, sede dell’Università degli Studi della Tuscia, in occasione della Giornata dei nonni.
Protagoniste le studentesse dell’Istituto “Francesco Orioli” di Viterbo, che hanno sfilato indossando abiti appartenuti alle proprie nonne. Alcune di loro sono state accompagnate proprio dalle nonne e dai nonni, rendendo ancora più evidente il filo che lega passato e presente.
Non una semplice sfilata di moda, dunque, ma un momento di incontro e di condivisione. Gli abiti, custoditi negli armadi di famiglia, sono diventati testimonianze di epoche, esperienze e percorsi personali. Attraverso le giovani studentesse, quelle storie sono tornate a vivere, trasformandosi in un racconto collettivo fatto di ricordi e affetti.

Il tema della resilienza assume così un significato che va oltre la passerella: riguarda la capacità delle donne di attraversare i cambiamenti, custodire la propria storia e trasmettere alle nuove generazioni valori, esperienze e memoria. Il rapporto tra nonne e nipoti diventa quindi un simbolico passaggio di testimone.
Nel corso dell’evento sono stati inoltre presentati il Centro antiviolenza, i pannelli della mostra “Mai più schiave ma libere nel cuore” e l’Atelier solidale. A completare il programma, il défilé di abiti da sposa donati e la sfilata delle creazioni realizzate dalle studentesse dell’Orioli, collegando moda, solidarietà e partecipazione.
Presenti all’appuntamento Dominga Martines, responsabile del CAV UNITUS, Antonella Sberna, Vicepresidente del Parlamento europeo, Tiziana Laureti, Magnifica Rettrice dell’Università degli Studi della Tuscia, la Prof.ssa Sonia Maria Melchiorre, Presidente del CUG UNITUS, Daniele Sabatini, Consigliere regionale del Lazio e l’assessora Filiberto. Una presenza istituzionale che ha accompagnato un’iniziativa che ha svolto una funzione di ponte tra scuola, università, associazionismo e territorio.

La cornice di Santa Maria in Gradi ha aggiunto ulteriore suggestione all’evento. In questo luogo storico della città, la moda è diventata così uno strumento per raccontare la memoria e costruire relazioni tra generazioni. Perché un abito è molto di più di un tessuto, racconta le donne che lo hanno indossato e la loro storia. E la passerella di Donne resilienti ha dato a una nuova voce a quei momenti di vita affidandole alle generazioni future.





