Federico García Lorca. Oggi in questo nuovo articolo per la rubrica Il mercoledì di Lollo parleremo di questo straordinario poeta spagnolo.
Federico García Lorca nasce a Fuente Vaqueros il 5 giugno 1898 e muore a Viznar il 19 agosto 1936.

Federico García Lorca nasce a Fuente Vaqueros, in provincia di Granada, in Andalusia, il 5 giugno 1898. Suo padre è Federico García Rodríguez, ricco possidente terriero. Sua madre, invece, è Vicenta Lorca Romero, nata nel 1870 e morta nel 1959. Lei è un’insegnate ed è la seconda moglie del padre. Spesso è fragile e malata. Federico è allattato quindi da una balia, moglie del capataz, ossia colui che gestisce l’azienda agricola del padre.
La madre è importante per la formazione artistica di Federico. Lascia l’insegnamento e trasmette a lui la sua passione per il pianoforte e per la musica. Lui trascorre un’infanzia felice ma piena di malattie. Federico ha tre fratelli, ossia Francisco, Conchita e Isabel. Un quarto fratello, Luis, muore a soli due anni di polmonite. Nel 1909 tutta la famiglia da Fuente Vaqueros si trasferisce a Granada.
Qui frequenta il “Colegio del Sagrado Corazón”, diretto da un cugino della madre. Successivamente nel 1914 si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza e poi si trasferisce a lettere. Conosce i quartieri gitani della città, che narra poi nel “Romancero” del 1928. In questo periodo incontra il letterato Melchor Fernández Almagro ed il giurista Fernando de los Ríos, futuro ministro de Instrucción Pública nella Seconda Repubblica Spagnola.
Inoltre inizia a studiare pianoforte con il maestro Antonio Segura, con un repertorio classico e di folklore andaluso. Conosce anche il musicista granadino Manuel de Falla. Si interessa quindi di letteratura, musica ed arte, col professor Martín Domínguez Berrueta, accompagnatore nel viaggio in Castiglia, da cui nasce la raccolta in prosa “Impresiones y paisajes” (“Impressioni e paesaggi”).
Federico García Lorca entra nella Residencia de Estudiantes.

Poi nel 1919 si trasferisce a Madrid ed entra, grazie all’aiuto di Fernando de los Ríos, nella Residencia de Estudiantes, chiamata dagli ospiti “La resi”, luogo di cultura per i giovani del ’27. Stringe amicizia con il regista Luis Buñuel e col pittore Salvador Dalí. Oltre a loro conosce anche Gregorio Martínez Sierra, Direttore del Teatro Eslava. In questo periodo, nel 1920, scrive la sua prima opera teatrale, “Il maleficio della farfalla”.
Federico rimane nella Residencia per 9 anni, fino al 1928, tranne alcuni soggiorni alla Huerta de San Vicente, casa di campagna ed alcuni viaggi a Barcellona ed a Cadaqués, ospite di Dalí, con cui ha anche un rapporto sentimentale.
Nel 1919-1920 pubblica “Libro de poemas” e le raccolte “Canciones” e “Poema del Cante jondo” (“Poema del Canto profondo”). Inoltre esce il dramma teatrale “El maleficio de la maríposa” (“Il maleficio della farfalla”). Inoltre del 1927 è il dramma storico “Mariana Pineda”. A questo fanno seguite le prose surrealiste “Santa Lucía y san Lázaro”, “Nadadora sumeringa” (“La nuotatrice sommersa”) e “Suicidio en Alejandría”. Inoltre troviamo gli atti teatrali “El paseo de Buster Keaton” (“La passeggiata di Buster Keaton”) e “La doncella, el marinero y el estudiante” (La ragazza, il marinaio e lo studente). Abbiamo poi le raccolte poetiche “Primer romancero gitano” e “Oda a Salvador Dalí”. Infine escono un gran numero di articoli, composizioni, pubblicazioni varie ed abbiamo la preparazione della rivista granadina “Gallo” e la mostra di disegni a Barcellona.
La depressione di Federico García Lorca ed il suo viaggio a New York.

In questo periodo Federico invia lettere ai suoi amici che confermano che la sua personalità nasconde in realtà un’intima sofferenza e ricorrenti pensieri di morte e malessere su cui pesa molto il non poter vivere serenamente la propria omosessualità. In questo momento i suoi amici Dalí e Buñuel partecipano alla realizzazione del film “Un chien andalou”, che lui legge come un attacco nei suoi confronti. Inoltre la sua passione per lo scultore Emilio Aladrén, giunge ad una svolta di dolore per Federico quando Aladrén inizia la propria relazione con la donna che diventa sua moglie.
A questo punto il suo amico Fernando de los Ríos gli concede una borsa di studio e nella primavera del 1929 Federico parte per gli Stati Uniti. Rimane lì fino alla primavera del 1930 e la sua permanenza ha come massima espressione la poesia “Poeta en Nueva York”, incentrata su quanto osserva con il suo sguardo partecipe ed attento, ossia una società di troppo accesi contrasti tra poveri e ricchi, emarginati e classi dominanti, connotata da razzismo.
A New York frequenta i corsi alla Columbia University e passa le sue vacanze estive con l’amico Philip Cummings, sulle rive del lago Edem Mills, poi a casa del critico letterario Ángel del Río e poi alla fattoria del poeta Federico de Onís nel Newburg. Quando torna a New York incontra alcuni dei suoi amici spagnoli tra cui Léon Felipe, Andrés Segovia, Dámaso Alonso e il torero Ignacio Sánchez Mejías, che è li con la cantante La Argentinita. Il 5 marzo del 1930 si reca poi a Cuba.
Il viaggio a Cuba di Federico García Lorca ed il suo ritorno in Spagna.

In questo periodo stringe nuove amicizie e collabora con le riviste letterarie “Musicalia” e “Revista de Avance”. Su questa rivista pubblica la prosa surrealistica “Degollacíon del Bautista (“Decapitazione del Battista”). Inizia anche a scrivere i suoi drammi teatrali “El público” e “Así que pasen cinco años” (“Finché trascorreranno cinque anni”). Inoltre è di questo periodo la sua lirica “Son de negros en Cuba”, canto d’amore per l’anima nera d’America.
Poi nel luglio del 1930 torna in Spagna dopo la caduta della dittatura di Primo de Rivera. Successivamente nel 1931 con l’aiuto di Fernando de los Ríos, ormai Ministro della Pubblica istruzione, e con attori ed interpreti selezionati dall’Istituto Escuela di Madrid con il suo progetto di Museo Pedagocico, apre un proprio teatro popolare ambulante, “La Barraca”, che rappresenta il repertorio classico spagnolo.
In questo periodo conosce Rafael Rodríguez Rapún, segretario de “La Barraca” e studente d’ingegneria a Madrid. Lui è l’amore profondo dei suoi drammi e delle sue poesie. A lui dedica, sebbene non in maniera esplicita i “Sonetti dell’amor oscuro”, usciti postumi.
“La Barraca” lavora in giro per i paesi della spagna fino al 1936, anno dello scoppio della guerra civile. Durante questo tour Federico si dedica alla scrittura delle sue opere di teatro più note, denominate “trilogia rurale”, ossia “Bodas de sangre”, “Yerma” e “La casa di Bernarda Alba”.
Le ultime opere di Federico García Lorca e la sua morte.

Oltre a questo continua a scrivere ed a compiere diversi viaggi in Castiglia, nei Pesi Baschi ed in Galizia. Poi il 13 agosto 1934 muore il suo amico, il torero Ignacio Sánchez Mejías, ferito da un toro due giorni prima. A lui dedica “Llanto por Ignacio Sánchez Mejías”, un compianto per la sua morte. Negli anni successivi pubblica “Seis poemas galegos” (“Sei poesie galiziane”), progetta la raccolta poetica del “Diván del Tamarit” e completa l’opera teatrale “Doña Rosita la soltera o El lenguaje de las flores” (“Donna Rosita nubile o Il linguaggio dei fiori”).
Inoltre all’inizio del 1936 esce “Bodas de sangre” (“Nozze di sangue”), il 19 giugno esce “La casa de Bernarda Alba” e, nel febbraio dello stesso anno, fonda l'”Associazione degli intellettuali antifascisti” assieme a Rafael Alberti ed a Bergamín.
In questo momento precipitano gli eventi politici ma Federico rifiuta l’asilo politico di Colombia e Messico. Poi il 13 luglio torna a Granada nella casa della Huerta de San Vicente dove trascorre l’estate ed incontra il padre. Pochi giorni dopo, invece, esplode una ribellione in Marocco ed arriva anche nella città andalusa. Il 16 agosto 1936 il sindaco socialista di Granada, cognato di Federico, viene fucilato e Federico arrestato.
Il governatore José Valdés Guzmán, con l’appoggio del generale Gonzalo Queipo de Llano, dà l’ordine di procedere all’esecuzione. A notte fonda viene portato a Viznar, vicino Granada ed all’alba del 19 agosto del 1936 Federico García Lorca viene fucilato sulla strada vicino alla Fuente grande, lungo il cammino che va da Víznar ad Alfacar ed il suo corpo non è mai stato ritrovato.
Lorenzo Bernardini






