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Frank Horvat alle Terme di Caracalla: 70 anni di fotografia tra moda, donne e paesaggi

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Fino al 10 gennaio 2027, settantadue immagini raccontano lo sguardo libero e cosmopolita del grande fotografo attraverso tre nuclei espositivi dedicati all’universo femminile, al dialogo con la pittura e alla Sicilia di Goethe.

Dal fascino della fotografia di moda alla ricerca della donna reale, dal confronto con i grandi maestri della pittura al paesaggio siciliano osservato attraverso le pagine di Goethe. La Capitale e le Terme di Caracalla accolgono dall’11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 la mostra “Frank Horvat“, un percorso composto da 72 immagini che ripercorre alcuni dei momenti più significativi della lunga attività del grande fotografo.

Promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, e organizzata da Electa, la mostra è curata da Fiammetta Horvat e Mathilde Oudin del Frank Horvat Studio e già assistente del grande fotografo insieme a Nunzio Giustozzi. L’esposizione costruisce un dialogo suggestivo tra la fotografia contemporanea e l’architettura monumentale delle Terme di Caracalla, luogo nato per celebrare il corpo, la bellezza e la vita collettiva.

Frank Horvat alle Terme di Caracalla: tre momenti di una lunga ricerca

Il percorso espositivo è suddiviso in tre nuclei, differenti per soggetti e impostazione, ma accomunati dalla curiosità intellettuale e dalla libertà espressiva che hanno caratterizzato l’intera opera di Frank Horvat.

«Abbiamo scelto di esporre tre serie che assomigliano a Horvatspiega la figlia Fiammetta Horvat – che ne illustrano la curiosità e che si integrano alla perfezione con questo sito antico, nato per celebrare il corpo e la bellezza umana».

Fotografo eclettico e difficilmente riconducibile a una sola corrente, Horvat ha attraversato oltre settant’anni di storia delle immagini affrontando la moda, il reportage sociale, il viaggio, il ritratto, il paesaggio e il rapporto con l’arte. La sua è stata una ricerca continuamente aperta alla sperimentazione, capace di accogliere anche il colore quando ancora non godeva di un consenso diffuso e, successivamente, le possibilità offerte dall’elaborazione digitale.

«Una personalità cosmopolita quella di Horvatha dichiarato Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma – un italiano nato ad Abbazia oggi in Croazia, vissuto a Lugano, Milano, Londra, Parigi e che ha girato il mondo in lungo e in largo affinando il suo sguardo e il colpo d’occhio. Le sue immagini alle Terme di Caracalla rappresentano un omaggio a un intellettuale che ha attraversato l’universo della fotografia: dalla moda, al reportage, alla ricerca artistica, alla scoperta del trattamento delle immagini con l’informatica, all’esplorazione di paesi lontani oppure vicini, come nel caso della Sicilia cui è dedicata una sezione della mostra».

Roma, le Terme di Caracalla

Una veduta del sito archeologico delle Terme di Caracalla a Roma.

Lo sguardo di Horvat sulla donna reale

Una delle palestre delle Terme di Caracalla ospita una selezione dei migliori ritratti femminili realizzati dal fotografo. È proprio nel rapporto con l’universo delle donne che emergono alcuni dei tratti più riconoscibili della sua poetica: l’attenzione alla personalità del soggetto, il rifiuto delle convenzioni e la ricerca di una bellezza viva, spontanea e mai irrigidita in formule prestabilite.

Horvat contribuì a modificare profondamente i codici della fotografia di moda. Invece di confinare le modelle nello spazio artificiale dello studio, le portò nelle strade, nei mercati, nei caffè e nei luoghi della vita quotidiana. Lavorando spesso con una Leica e con la sola luce naturale, cercava di stabilire con loro un rapporto di amicizia e complicità, liberandole dalle pose canoniche e restituendo immagini più autentiche e dinamiche.

Quella trasformazione dello sguardo coincideva, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, con un cambiamento più ampio della società. L’affermazione del prêt-à-porter rendeva la moda accessibile a una parte crescente della classe media, mentre le donne conquistavano nuovi spazi di autonomia. Nei suoi scatti non comparivano soltanto attrici, ballerine, scrittrici e intellettuali, ma anche madri, lavoratrici e donne indipendenti, sempre più determinate a rivendicare il diritto di essere sé stesse.

La sua attenzione era dunque rivolta alla “donna reale“, incontrata anche durante i numerosi reportage compiuti in Pakistan, India, Brasile, Senegal, Egitto e Giappone. Moda e fotogiornalismo non rappresentavano per Horvat due territori rigidamente separati: entrambi erano strumenti attraverso i quali osservare gli esseri umani e raccontarne gesti, desideri e contraddizioni.

Le modelle di “Harper’s Bazaar” nella Roma degli anni Sessanta

Un approfondimento particolare della mostra Frank Horvat alle Terme di Caracalla è riservato ai servizi fotografici realizzati a Roma nei primi anni Sessanta per la rivista “Harper’s Bazaar”.

Invitato nella capitale da Irene Brin e Gaspero del Corso, fondatori della Galleria L’Obelisco, Horvat ambientò le proprie immagini in una Roma colta, cinematografica e internazionale. Le celebri modelle dell’epoca furono ritratte accanto ad alcuni protagonisti della cultura e dello spettacolo, tra i quali Alberto Moravia, Luigi Barzini e Marcello Mastroianni.

Anche in questi lavori la fotografia di moda abbandona ogni rigidità per entrare nello spazio urbano e mescolarsi alla vita. Roma non è una semplice scenografia, ma diventa una presenza attiva: un luogo nel quale eleganza, cinema, letteratura e quotidianità si incontrano.

Dall’incontro con Cartier-Bresson e Capa al successo internazionale

La formazione di Frank Horvat fu segnata dagli spostamenti, dalle persecuzioni del Novecento e dall’incontro con alcuni dei maggiori protagonisti della fotografia internazionale. Nato nel 1928 in una famiglia ebrea, nel 1939, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, dovette trasferirsi con i familiari a Lugano. Qui, a quindici anni, acquistò la sua prima macchina fotografica, una Retina da 35 millimetri, ottenuta barattando la propria collezione di francobolli.

Tornato in Italia nel 1947, frequentò l’Accademia di Brera a Milano, ma fu il soggiorno parigino dei primi anni Cinquanta a imprimere una svolta decisiva alla sua vita. Nella capitale francese incontrò Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, due figure fondamentali per la maturazione del suo linguaggio fotografico.

Nel 1952 intraprese un lungo viaggio attraverso l’India e il Pakistan. Alcune immagini nate durante quell’esperienza furono selezionate per “The Family of Man“, la storica esposizione curata da Edward Steichen e inaugurata nel 1955 al Museum of Modern Art di New York. La partecipazione alla mostra gli procurò un riconoscimento internazionale e aprì la strada alla collaborazione con la rivista “Life”.

Stabilitosi prima a Londra e poi a Parigi, Frank Horvat proseguì l’attività di fotogiornalista, entrando per un breve periodo nell’Agenzia Magnum alla fine degli anni Cinquanta. Parallelamente lavorò per le più importanti riviste di moda e per la pubblicità, senza mai abbandonare i progetti personali, spesso raccolti in raffinati volumi fotografici.

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Immagini dell’allestimento della mostra “Frank Horvat” a Roma alle Terme di Caracalla. Ph. F. Caricchia.

“Vere sembianze”, il dialogo tra fotografia e pittura

La figura femminile torna al centro della seconda sezione dell’esposizione attraverso le immagini della serie “Vere sembianze”, presentate negli ambienti voltati delle Terme di Caracalla.

In questo ciclo Frank Horvat si confronta con la tradizione della grande ritrattistica pittorica, costruendo un dialogo estetico con gli artisti del passato. Non si tratta, tuttavia, di una semplice imitazione delle opere antiche. La fotografia diventa uno strumento per attraversare modelli, simboli e pose ereditati dalla storia dell’arte e, nello stesso tempo, rivelare l’identità delle donne contemporanee.

Horvat sembra gareggiare con la pittura, ma il suo obiettivo rimane la ricerca di una verità interiore. Dietro il richiamo alle composizioni e alle atmosfere dei maestri del passato emergono infatti personalità moderne, autonome e irriducibili a un’immagine puramente ideale della femminilità.

“Goethe in Sicilia”, un paesaggio fuori dal tempo

L’ultima sezione è dedicata al ciclo “Goethe in Sicilia”, realizzato nei primi anni Ottanta e particolarmente consonante con le rovine monumentali delle Terme di Caracalla.

Partendo dalle pagine del “Viaggio in Italia”, Horvat ripercorre lo stupore provato da Goethe davanti alla Sicilia e scopre una profonda affinità con la visione romantica dello scrittore tedesco. Il fotografo incontra nell’isola le testimonianze della cultura greca, le forme del rococò, le tradizioni popolari e una natura potente, capace di custodire le tracce di civiltà lontane.

Templi, paesaggi e luoghi della memoria compongono una Sicilia sospesa tra realtà e immaginazione. Lo sguardo di Horvat non si limita a documentare il territorio, ma cerca di restituirne il carattere più profondo: la sensazione di una storia stratificata e, nello stesso tempo, sottratta al trascorrere del tempo.

Un fotografo aperto alle nuove tecnologie

Negli anni Ottanta Horvat realizzò a Boulogne-Billancourt, nei pressi di Parigi, quello che considerava il proprio studio ideale. Continuò a fotografare, scrivere e riflettere sul linguaggio delle immagini, dimostrando una curiosità rimasta viva fino agli ultimi anni.

Fu anche tra i pionieri nell’utilizzo delle tecnologie digitali applicate alla fotografia. Un interesse coerente con tutta la sua carriera, fondata sulla volontà di superare confini e classificazioni: tra fotografia artistica e commerciale, tra reportage e moda, tra analogico e digitale.

Frank Horvat continuò a lavorare e a esporre fino alla morte, avvenuta nell’ottobre del 2020, all’età di 92 anni. Il suo archivio, rimasto intatto nella casa-studio, è oggi conservato e gestito dalla figlia Fiammetta Horvat insieme a Mathilde Oudin, ultima assistente del fotografo.

La fotografia contemporanea incontra le Terme di Caracalla

La mostra dedicata a Frank Horvat prosegue il percorso di apertura delle Terme di Caracalla alla fotografia e all’arte contemporanea. Negli ultimi anni il monumento romano ha infatti ospitato esposizioni come “Narciso. La fotografia allo specchio” e “Letizia Battaglia. Senza fine“.

L’incontro tra le immagini di Horvat e le architetture delle Terme crea una relazione particolarmente significativa. I corpi, i volti, le donne, i paesaggi e le tracce della storia entrano in dialogo con un luogo che, fin dall’antichità, fu concepito come spazio dedicato al benessere, alla socialità e alla celebrazione della bellezza umana.

Ad accompagnare l’esposizione è il volume pubblicato da Electa, che segue e approfondisce le tre sezioni della mostra. Attraverso un’antologia di scritti dello stesso fotografo, il libro permette di ricostruire una vera e propria dichiarazione di poetica. Ad aprirlo è un ricordo personale e partecipe firmato da Ferdinando Scianna.

La mostra “Frank Horvat” alle Terme di Caracalla offre così l’occasione di riscoprire non soltanto un protagonista della fotografia del Novecento, ma un intellettuale delle immagini che ha saputo osservare il proprio tempo senza lasciarsi imprigionare dalle sue convenzioni.

Andrea Contorni per Radio Tuscia Events

 

Note sulle fotografie:

  • Per l’immagine di copertina: Frank Horvat, Monique Dutto all’uscita del métro per “Jours de France” Parigi, Francia, 1959. Immagini dell’allestimento della mostra “Frank Horvat”. Ph. F. Caricchia.
  • Le immagini della mostra in allestimento alle Terme di Caracalla sono fornite da Electa nel comunicato stampa per recensioni e segnalazioni giornalistiche della mostra.

 

 

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