José Saramago. Oggi in questo nuovo articolo per la rubrica Il mercoledì di Lollo parleremo di questo straordinario scrittore portoghese che ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura.
José Saramago nasce ad Azinhaga il 16 novembre 1922 e muore a Tías il 18 giugno 2010.

José de Sousa Saramago nasce ad Azinhaga il 16 novembre 1922. Suo padre José de Sousa, è un agricoltore che si è trasferito con la famiglia a Lisbona nel 1924 dove ha trovato lavoro come poliziotto. Suo fratello minore Francisco muore a soli 4 anni di broncopolmonite, pochi mesi dopo il loro arrivo a Lisbona.
José lascia i suoi studi all’Istituto Tecnico a causa di difficoltà economiche. Inizia a lavorare con occupazioni precarie di ogni tipo e poi trova un lavoro stabile nel campo dell’editoria, lavorando per dodici anni come direttore di produzione. Nel 1944 si sposa con Ida Reis e nel 1947 nasce la loro unica figlia Violante.
Nel 1947 esce il suo primo romanzo “Terra del peccato” di cui ripudia la paternità. Questo romanzo non viene accolto bene dal dittatore portoghese Salazar a cui José si oppone tenacemente e da cui viene spesso censurato nella sua attività giornalistica.
Successivamente dal 1955 lavora come traduttore di Colette, Pär Lagerkvist, Jean Cassou, Maupassant, André Bonnard, Tolstoi, Baudelaire, Étienne Balibar, Nikos Poulantzas, Henri Focillon, Jacques Roumain, Hegel e Raymond Bayer per diversi editori e nel 1966 rientra nel mondo della produzione letteraria.
Nel 1969 si iscrive in maniera clandestina al partito comunista portoghese. Poi si avvicina all’anarchismo e si professa comunista libertario riuscendo anche ad evitare la polizia politica del regime. Negli anni 60 riscuote un notevole successo come critico letterario per la rivista “Seara Nova”.
Le prime opere letterarie di José Saramago.

Poi nel 1966 esce la sua raccolta poetica “I poemi possibili”. Poi dal 1972 al 1973 cura l’edizione del giornale “Diario de Lisbona”, oltre a diventare direttore di produzione di una casa editrice. Negli stessi anni pubblica varie poesie tra cui “Probabilmente allegria” del 1970. Oltre a queste escono alcune cronache tra le quali “Di questo e d’altro mondo” del 1971, “Il bagaglio del viaggiatore” del 1973 e “Le opinioni che DL ebbe”. Oltre a questo pubblica alcuni testi teatrali, romanzi e racconti.
Dal 1974 in poi, dopo la rivoluzione dei garofani, si dedica del tutto alla scrittura. Getta le basi per un nuovo stile letterario e per una nuova generazione post-rivoluzionaria. Nel 1977 pubblica il romanzo “Manuale di pittura e calligrafia” e nel 1980 esce “Una terra chiamata Alentejo”. Il successo arriva nel 1982 con “Memoriale del convento”. Poi nel 1984 pubblica “L’anno della morte di Ricardo Reis” e nel 1986 “La zattera di pietra”. Nel 1988 si sposa per la seconda volta con la spagnola Maria del Pilar del Rio Gonçalves, che traduce tutti i suoi scritti in spagnolo.
Solo negli anni 90 arriva la sua consacrazione internazionale con la sua “Storia dell’assedio di Lisbona”, con “Il vangelo secondo Gesù Cristo” e con “Cecità”. Nel 1998 riceve il premio Nobel per la letteratura. Nel 2002 diventa presidente onorario dell’Associazione Luca Coscioni, associazione Radicale per la libertà di ricerca scientifica.
Il rapporto tra la chiesa e José Saramago.

José durante la sua vita si è sempre dichiarato ateo e le sue posizioni sulla religione hanno sempre suscitato controversie in Portogallo. Le aspre critiche ricevute per la pubblicazione del romanzo “Il vangelo secondo Gesù Cristo” e la censura imposta dal governo al libro, lo inducono a lasciare il Portogallo per trasferirsi a Lanzarote, nelle isole Canarie. Non è un libro blasfemo, ma una riscrittura della storia di Gesù basata sui vangeli che la chiesa ritiene apocrifi e che Saramago ritiene più attendibili di quelli sinottici. Sulla base di questo José scrive la storia di Gesù partendo da dei fatti per lui attendibili ma inaccettabili per la chiesa. Tra le altre cose il fatto che Gesù avesse 8 fratelli di nome Giacomo, Lisia, Giuseppe, Giuda, Simone, Lidia, Giusto e Samuele.
Poi Nel 2009, dopo l’uscita di “Caino”, è in aperta polemica con la chiesa cattolica portoghese e critica apertamente la Bibbia.
Oltre a criticare la chiesa Saramago si schiera contro Israele, ritenuto da lui un popolo che si appoggia solo sull’ombra dell’olocausto che permette loro di aver perdonato qualsiasi cosa facciano. José lo ritiene un crimine simile a quelli di Auschwitz.
Queste affermazioni sono state definite anti-semite dalla Lega per l’Anti-Diffamazione, un’associazione contro la diffamazione del popolo ebraico. A seguito di queste dichiarazioni, lui dice che le sue affermazioni non sono rivolte agli ebrei ma alla politica che Israele porta avanti nei confronti dei palestinesi. Dice poi che Israele non potrebbe affermare di rappresentare legittimamente il Giudaismo e che usa le accuse di anti-semitismo per sminuire ogni critica per azioni ingiustificabili. Queste stesse azioni sarebbero inaccettabili se fatte da un altro stato medio-orientale.
La presa di posizione sulle vignette satiriche e le critiche a Berlusconi di José Saramago.
Nel 2007 si trova nuovamente in mezzo alle critiche per il suo atteggiamento nei confronti delle reazioni di alcuni paesi musulmani in seguito alla pubblicazione di un quotidiano danese di alcune vignette satiriche anti-islamiche. Sono le Caricature di Maometto sullo Jyllands-Posten. Ciò che colpisce Saramago è l’irresponsabilità dell’autore di quelle vignette. Dice che è vero che esiste la liberta di stampa ma che la cruda realtà impone anche dei limiti.
Oltre a questo è un convinto sostenitore dell’Iberismo, ovvero la necessità di avere un’unica entità politica nella penisola Iberica. Nel 2007 in un’intervista al “Diario de Noticias, di cui è stato anche vice direttore, afferma che tra Spagna e Portogallo ci sarebbe una naturale integrazione. Questa integrazione potrebbe portare ad una futura unità. Nella sua opera “La zattera di pietra” immagina una separazione fisica della penisola Iberica dal resto dell’Europa.
In un blog che lui ha aperto ha criticato duramente la politica di Silvio Berlusconi.
Lo stile narrativo e la morte di José Saramago.
Saramago spesso nelle sue opere narra le vicende da una prospettiva insolita e controversa, mettendo in luce il fattore umano dell’evento. Le sue opere potrebbe essere definite allegoriche. Scrive frasi molto lunghe utilizzando la punteggiatura in maniera anticonvenzionale. Non usa le virgolette per i dialoghi o i punti interrogativi per le domande. Inoltre scrive periodi anche più lunghi di una pagina e interrotti solo da virgole dove andrebbero dei punti.
Alcune sue opere come “Cecità”, “Saggio sulla lucidità” e “Le intermittenze della morte”, iniziano con un evento inaspettato, surreale o impossibile, in un luogo imprecisato.
José Saramago il 18 giugno 2010 intorno alle ore 13:00, nella sua residenza di Tías, nelle isole Canarie muore. Nel 2011 viene pubblicato postumo il suo ultimo romanzo “Lucernario”, scritto nel 1953. Le sue ceneri sono sepolte sotto un ulivo nel giardino di fronte alla Fondazione José Saramago a Lisbona.
Lorenzo Bernardini






