Mobilità procreativa & famiglia: una, nessuna centomila

Per decenni, il ricorso a trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA) fuori dai confini nazionali è stato etichettato con il termine riduttivo di “turismo procreativo“. Una definizione che, pur descrivendo l’aspetto logistico, ignora totalmente il carico emotivo e la determinazione che spingono migliaia di persone, in particolare le donne single italiane, ad affrontare questo percorso.
È tempo di adottare un linguaggio più rispettoso e preciso: cross border reproductive care (CBRC), ovvero “cura riproduttiva transfrontaliera”.
Il termine CBRC trasmette immediatamente la vera essenza del viaggio: non una vacanza con un obiettivo procreativo, ma un percorso medico, complesso e profondamente personale, dove la parola care (cura) assume un senso speciale.
Per le donne single che desiderano creare la propria famiglia, spesso in paesi dove la legislazione è più aperta rispetto alla restrittiva Legge 40 italiana, il viaggio all’estero è l’unica via percorribile.
Queste donne non cercano semplicemente un servizio; cercano:
speranza: la possibilità concreta di realizzare il desiderio di maternità negato in patria.
supporto: strutture e personale medico specializzato, con protocolli all’avanguardia.
cura (care): un approccio empatico e olistico che riconosca e sostenga l’enorme sforzo emotivo, psicologico e logistico.
Perché le donne scelgono la PMA estero?
La scelta di affrontare la PMA all’estero per donne single è dettata primariamente dai limiti imposti dalla normativa italiana.
divieto per le single: la Legge 40/2004 in Italia riserva l’accesso alle tecniche di PMA alle sole coppie di sesso diverso, maggiorenni, coniugate o conviventi, in età fertile. Di conseguenza, le donne che non rientrano in questi requisiti (donne single, coppie lesbiche) sono costrette a varcare i confini.
libertà di scelta: paesi come la Spagna, il Portogallo o la Danimarca offrono trattamenti di fecondazione eterologa e l’accesso alla PMA anche alle donne single, fornendo la risposta legale e medica che l’Italia nega.
riconoscimento: sebbene la Corte Costituzionale abbia talvolta affrontato la questione del riconoscimento dei figli nati all’estero, il percorso in Italia resta complesso e pieno di incertezze legali.
Il futuro del CBRC: standard etici e umanità
Adottare il termine cross border reproductive care (CBRC) non è solo una scelta linguistica, ma un passo verso un riconoscimento più umano e completo. Serve a focalizzare l’attenzione sulla qualità dell’assistenza, sugli standard etici internazionali e, soprattutto, sul benessere e sui diritti delle future madri e dei bambini che nasceranno.
Il viaggio per la maternità delle donne single è un atto di coraggio e autodeterminazione. Chiamarlo CBRC è il modo più appropriato per onorare il loro percorso di speranza e determinazione.






