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Saffo, al Palatino la mostra dedicata alla grande poetessa di Lesbo

Statua femminile dell'antichità classica per l'articolo sulla mostra Saffo al Palatino di Roma.

Dal 15 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 le Uccelliere Farnesiane sul Palatino, all’interno del Parco archeologico del Colosseo, ospitano “Saffo”, la mostra dedicata alla più celebre voce femminile della letteratura greca arcaica.

Promossa dal Parco archeologico del Colosseo, con l’organizzazione di Electa e la cura di Silvia Romani, l’esposizione riunisce quaranta opere e rappresenta il secondo capitolo del progetto dedicato alle figure femminili più moderne dell’antichità, avviato con la mostra su Penelope, ospitata negli stessi spazi tra settembre 2024 e gennaio 2025. Al centro del nuovo percorso c’è una figura che continua, a distanza di oltre duemilaseicento anni, a esercitare un’influenza profonda sulla letteratura, sull’arte e sull’immaginario occidentale: Saffo, la poetessa dell’antica Grecia.

Saffo, tra storia, poesia e mistero

La mostra prova a ricostruire Saffo senza rinchiuderla all’interno di una biografia che, per molti aspetti, rimane frammentaria e incerta. La poetessa viene invece osservata attraverso le testimonianze dell’antichità, i versi sopravvissuti e la straordinaria fortuna che la sua figura ha conosciuto nei secoli.

«La mostra – ha dichiarato il Direttore del Parco archeologico del Colosseo, Arch. Simone Quilici – offre al pubblico la possibilità di conoscere una delle figure più popolari della lirica greca, indagandone sia la fortuna attraverso i secoli che il suo aspetto misterico, così come rivelato dalla critica letteraria più recente che, da un lato, fa risalire la sua poetica allo spirito di Orfeo e, dall’altro lato, riconduce la sua pratica al sostrato spirituale della Grecia arcaica, in cui la trasmissione dei culti e del sapere iniziatico era affidato alla donna. Sorprendentemente, si arriva così a comprendere quanto la modernità di Saffo possa invero trovare molteplici corrispondenze in una tradizione culturale ancora non pienamente compresa».

Negli ambienti del Palatino, Saffo non viene quindi soltanto raccontata. La mostra cerca quasi di evocarne la presenza, ricreando attraverso immagini, suoni, profumi e luce quella dimensione sensibile che emerge continuamente dai suoi frammenti poetici.

La “Saffo reale” e il mito della decima Musa

Il percorso espositivo è articolato in due nuclei complementari. Nel primo padiglione delle Uccelliere Farnesiane il racconto è dedicato alla Saffo storica e poetica, ricostruita attraverso testimonianze materiali provenienti dall’antichità e attraverso le immagini che nei secoli hanno contribuito a definirne il volto. Vasi figurati, sculture e dipinti documentano la fortuna della poetessa, celebrata già dagli antichi come la “decima Musa” e pienamente consapevole del potere della poesia di superare il limite del tempo.

Due immagini assumono un ruolo centrale nell’allestimento: il tuffo e la luna. Il primo rimanda alla celebre tradizione secondo cui Saffo si sarebbe gettata dalla rupe di Leucade, gesto estremo sospeso simbolicamente tra morte e immortalità. La scena viene evocata attraverso una proiezione visiva e sonora che comprende anche immagini della Basilica sotterranea di Porta Maggiore a Roma, dove il ciclo di stucchi di età augustea conserva una delle più significative raffigurazioni antiche della poetessa, rappresentata proprio nell’atto di lanciarsi nel vuoto.

Sezione antica della mostra Saffo al Palatino di Roma, con vasi greci, sculture, dipinti e installazioni multimediali.

La sezione dedicata alla Saffo storica e poetica, con reperti archeologici e proiezioni multimediali, nella mostra allestita alle Uccelliere Farnesiane sul Palatino.

La luna e il paesaggio sensibile della poesia di Saffo

Accanto al tuffo emerge un altro elemento fondamentale dell’immaginario saffico: la luna. Presenza ricorrente nei frammenti della poetessa, l’astro notturno diventa nell’esposizione un elemento architettonico e simbolico. Dipinti e proiezioni trasformano le pareti delle Uccelliere Farnesiane in superfici narrative, amplificando quella dimensione notturna, naturale e contemplativa che attraversa la poesia di Saffo. La natura, il corpo, il desiderio, la memoria e la percezione del tempo diventano così parte integrante dell’esperienza espositiva, restituendo l’immagine di una poetessa profondamente legata al proprio paesaggio e alla dimensione sensibile dell’esistenza.

Saffo, da poetessa dell’antichità a icona moderna

Il secondo padiglione conduce invece nella dimensione della Saffo leggendaria e popolare, seguendo le trasformazioni della sua immagine dall’Ottocento fino alla cultura contemporanea. La poetessa attraversa estetiche liberty e déco, immaginari vittoriani e successive reinvenzioni artistiche, trasformandosi progressivamente in icona, musa e figura simbolica sulla quale epoche differenti hanno proiettato sensibilità, desideri e nuove interpretazioni dell’identità femminile.

Al centro di questo spazio trova posto “L’uovo di Saffo” di Alda Merini ed Enrico Baj. L’allestimento assume qui la forma di un giardino artificiale e interiore, popolato da fotografie e immagini che richiamano l’atmosfera dei giardini ottocenteschi e delle prime mitologie femminili della modernità. Anche l’olfatto diventa parte del percorso: nello spazio viene diffuso un profumo di rosa, richiamo diretto al mondo naturale evocato dalla poesia saffica.

Sezione moderna della mostra Saffo al Palatino, con L'uovo di Saffo, dipinti e opere d'arte contemporanea.

La sezione moderna della mostra Saffo alle Uccelliere Farnesiane, con l’opera L’uovo di Saffo di Alda Merini ed Enrico Baj e le testimonianze artistiche della fortuna della poetessa.

Le Uccelliere Farnesiane diventano il paesaggio della poetessa greca

La scelta delle Uccelliere Farnesiane appare particolarmente significativa. Luoghi sospesi tra architettura monumentale, paesaggio e giardino, gli edifici del Palatino permettono infatti di raccontare Saffo non attraverso una ricostruzione biografica tradizionale, ma attraverso una vera e propria esperienza sensoriale e culturale.

La mostra restituisce così le molte vite della poetessa di Lesbo: la donna vissuta tra VII e VI secolo a.C., l’autrice dei frammenti giunti fino a noi, la figura trasformata dal mito e, infine, l’icona moderna capace di parlare a epoche e linguaggi molto lontani tra loro. La stessa prospettiva viene approfondita nel catalogo edito da Electa, i cui saggi seguono la lettura proposta dall’esposizione: Saffo come poetessa arcaica intimamente legata alla natura e alla percezione sensibile, come figura mitica continuamente riscritta e come presenza ancora capace di dialogare con l’immaginario contemporaneo.

Copertina del catalogo Electa Saffo. Lo spirito della poesia accanto a un affresco antico raffigurante una donna con un libro.

Il catalogo Saffo. Lo spirito della poesia, pubblicato da Electa per la mostra al Palatino, curata da Silvia Romani, accanto a un’opera di epoca antica.

Il catalogo Electa: Saffo tra poesia, memoria e nuove interpretazioni

Ad accompagnare la mostra è il catalogo pubblicato da Electa, caratterizzato da un ricco apparato iconografico e da contributi che approfondiscono la figura di Saffo attraverso la letteratura, l’arte e le numerose interpretazioni sviluppatesi nel corso dei secoli.  Il volume, che amplia e arricchisce il percorso espositivo, restituisce l’immagine di una poetessa continuamente reinventata, la cui eredità culturale ha attraversato oltre due millenni, alimentando l’immaginario di artisti, scrittori e poeti.

Accanto al saggio della curatrice Silvia Romani, il catalogo propone il contributo di Camillo Neri, autore della più aggiornata edizione critica dei frammenti lirici di Saffo, un intervento di Nadia Fusini, dedicato alle suggestioni liberty, déco e vittoriane, e uno studio di Alessandro Cavagna sulle reinterpretazioni moderne della poetessa. Ne emerge il ritratto di una figura sospesa tra storia e leggenda, capace di rinnovare costantemente il proprio significato e di affermarsi come una delle voci più influenti e durature della tradizione poetica occidentale.

Silvia Romani, chi è la curatrice della mostra Saffo al Palatino

La curatela della mostra al Parco archeologico del Colosseo è affidata alla Prof.ssa Silvia Romani, docente di Mitologia, Religioni del mondo classico e Antropologia del mondo classico presso l’Università degli Studi di Milano. Studiosa e divulgatrice, ha dedicato una parte significativa della propria attività di ricerca alla mitologia greca, con particolare attenzione alle figure femminili dell’antichità e alla loro interpretazione nella cultura contemporanea.

Autrice di numerosi saggi, ha pubblicato per Einaudi “Il mito di Arianna” (2014), “Una passeggiata nell’Aldilà in compagnia degli antichi” (2017, con Tommaso Braccini) e “Saffo. La ragazza di Lesbo” (2022), volume dedicato proprio alla poetessa protagonista dell’esposizione. Tra i suoi lavori figurano anche le guide mitologiche realizzate con Giulio Guidorizzi per Raffaello Cortina Editore e “Omero. Delle armi e del vero amore” (il Mulino, 2024).

Silvia Romani affianca all’attività accademica un intenso impegno nella divulgazione culturale, attraverso pubblicazioni, collaborazioni editoriali, interventi televisivi e radiofonici e progetti teatrali. Il suo lavoro si distingue per l’attenzione al ruolo delle donne nella mitologia e nella società antica, una prospettiva che caratterizza anche il percorso scientifico della mostra dedicata a Saffo.

Articolo di Andrea Contorni per Radio Tuscia Events

Note su immagini e fotografie:

  • Per l’immagine di copertina: allestimento della mostra “Saffo” – ©Electa, Studio Zabalik
  • Le immagini della mostra “Saffo” sono fornite da Electa nel comunicato stampa per recensioni e segnalazioni giornalistiche della mostra.
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