In concomitanza con la notte di San Lorenzo, nella suggestiva Area Archeologica di Pyrgi presso il Castello di Santa Severa, il suono del mare sarà la colonna sonora che ci guiderà alla scoperta dei misteri della volta celeste.
Una serata all’insegna del racconto delle tante storie ispirate alla geografia della Via Lattea: dalle ore 19.30, dopo una visita guidata all’Antiquarium ed all’Area Archeologica di Pyrgi in collaborazione con la Società Cooperativa LeAli e con l’archeologa Alessandra Squaglia, grazie all’ausilio di un puntatore laser, ci immergeremo con il favore della notte nella riscoperta delle costellazioni dell’estate.
Tra scienza e mito il cielo diventerà una lavagna, tanto che per una serata la distanza tra noi ed il cosmo sembrerà ridotta.
L’insediamento etrusco si sviluppa su una superficie di oltre 10 ettari intorno al porto, frequentato soprattutto da naviganti e commercianti greci e fenici. Oltre cinquant’anni di indagini sistematiche condotte dalla cattedra di Etruscologia dell’Università Sapienza di Roma hanno riportato alla luce sulla spiaggia immediatamente a sud del castello i resti di un vasto santuario, tra i più importanti d’Etruria, celebre e noto alle fonti greche e latine. I Greci lo dicevano infatti sacro ad Uni, identificata con la fenicia Astarte, e a Thesan, la greca Leucothea, “dea bianca” del mare. La vicenda edilizia comincia alla fine del VI sec. a.C. quando Thefarie Velianas, tiranno di Cerveteri, avviò il grandioso progetto che, nell’arco di cinquant’anni, portò alla sistemazione monumentale dell’area. Primo ad essere costruito fu il cosiddetto tempio B a cella unica, con due file di quattro colonne sulla facciata e sei sui lati lunghi. Successiva, intorno al 460 a.C., è la realizzazione del tempio A, con le colonne in facciata e tre celle sul fondo, con la quale Caere intese riaffermare la propria potenza dopo la sconfitta subita dagli Etruschi nel 474 a.C. nelle acque di Cuma. Del tempio si conserva tra l’altro l’altorilievo fittile dipinto con la rappresentazione del mito dei Sette a Tebe che in origine decorava la fronte posteriore.






