Paolo Mosca. Oggi in questo nuovo articolo per la rubrica Il mercoledì di Lollo parleremo di questo grandissimo giornalista italiano.
Paolo Mosca nasce a Pallanza, frazione del comune di Verbania, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte, il 20 ottobre 1943 e muore a Morlupo, comune della città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio, il 30 novembre 2014.

Paolo Mosca nasce nella foresteria di una villa sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, a Pallanza, frazione del comune di Verbania, nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte, il 20 ottobre 1943. Suo padre è il giornalista, umorista, illustratore, scrittore italiano e maestro elementare Giovanni Mosca, nato a Roma il 14 luglio 1908 e morto a Milano il 26 ottobre 1983. Sua madre, invece, è la maestra elementare Teresa Caracciolo nata nel 1909 e morta nel 2000. Lui è l’ultimo di quattro figli. I suoi fratelli sono il giornalista Benedetto Mosca, il designer Antonello Mosca ed il giornalista, conduttore televisivo ed opinionista italiano Maurizio Mosca, nato a Roma il 24 giugno 1940 e morto a Pavia il 3 aprile 2010.
Sua madre, incinta, si trasferisce a Pallanza da Milano con gli altri tre figli, mentre il padre è incarcerato dalla Repubblica Sociale Italiana (RSI). Successivamente da ragazzo scrive poesie che poi musica al pianoforte. Inoltre studia Scienze politiche. Poi frequenta l’Accademia del Piccolo Teatro di Milano ed inizia ad esibirsi come cantante. La sua voce è molto ferma e potente e partecipa al Cantagiro 1964 con il brano “La voglia dell’estate” scritta ed eseguita da lui. Con questa canzone vince il girone B della manifestazione. Sempre nello stesso anno partecipa al “Festival delle Rose” con il brano “Il the”.
Altre nozioni su Paolo Mosca.

Poi l’anno dopo cambia casa discografica e passa alla Dischi Ricordi. Inoltre nel 1965 partecipa di nuovo al Cantagiro con “Io ritorno a casa mia”. Successivamente abbandona la musica e si dedica al giornalismo ed alla scrittura. Diventa così redattore ed inviato. Con Nicoletta Mondadori, figlia dell’editore, giornalista e scrittore italiano Alberto Mondadori, nato ad Ostiglia, in provincia di Mantova, in Lombardia, l’8 dicembre 1914 e morto a Venezia il 14 febbraio 1976, ha il figlio Arnoldo Mosca Mondadori.
Inoltre diventa direttore di periodici nazionali come “Novella 2000”, “Playboy Italia” e “La Domenica del Corriere”. Pubblica anche svariati libri di narrativa, di saggistica e di poesia. In questi libri tratta di emozioni e sentimenti. Inoltre dirige e scrive varie commedie teatrali tra cui “Il grande bluff”, in cui dirige Carlo Dapporto ed Antonella Steni, “Hai mai provato nell’acqua calda?”, scritta da lui assieme a Walter Chiari ed Ivana Monti, e “La luna sotto le scale”, scritta da lui con Piero Mazzarella.
Le ultime notizie su Paolo Mosca e la sua morte.

Negli anni ottanta è ideatore, conduttore ed autore televisivo di alcune trasmissioni tra cui i varietà “Il cappello sulle ventitré” in onda su RAI2 e “Rosso di sera” in onda su Telereporter. Diventa poi direttore artistico di “Telemontepenice” e di “Pan TV”, opinionista di “Rai Notte” e conduttore di una rubrica settimanale di interviste all’interno di “Unomattina”. Inoltre dirige i periodici “Eva Express” ed “Onda Tv”, nel 1995 si trasferisce a Roma per dirigere “Vip” e dal 2001 collabora con il quotidiano romano “Il Messaggero”. Risulta anche iscritto alla loggia massonica P2.
Poi nel 2007 dirige al Teatro Oscar di Milano la commedia “Il petto e la coscia” di Indro Montanelli. Qui rilascia la sua ultima intervista all’emittente televisiva romana T9. Ad intervistarlo è il giornalista, scrittore e blogger Emanuele Carioti. Nell’ottobre 2008 è compito da un grave ictus che lo immobilizza. Quando si aggrava nell’aprile 2014 si trasferisce a Morlupo. A causa di questo ictus, nella residenza assistenziale Flaminia di Morlupo, comune della città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio, il 30 novembre 2014, Paolo Mosca muore. I funerali si tengono a Roma il 2 dicembre e poi la salma viene cremata e le sue ceneri vengono portate in una celletta del cimitero monumentale di Milano.
Lorenzo Bernardini






