Un libro per donare un sorriso: il concorso “Raccontami una favola” e la solidarietà della Fondazione L’Arcobaleno di Elena

Stefania Capati: benvenuti a una nuova puntata dello Speciale del TG degli Eventi. Oggi ai nostri microfoni c’è un graditissimo ritorno: Mariella Zadro. Benvenuta, Mariella!
Mariella Zadro: grazie Stefania, anche per me è un vero piacere sentirti.
Stefania Capati: per noi è sempre un piacere averti qui. Mariella, parliamo di questo: sei stata tra i primi classificati del concorso letterario Come eravamo e avevi presentato il brano I Capanni, di cui abbiamo parlato nella nostra intervista precedente. Oggi, invece, voglio parlare del concorso letterario Raccontami una favola. Ci racconti come sei venuta a conoscenza di questa iniziativa?
Mariella Zadro: sì. Praticamente il giorno in cui sono andata a Prato, dove ero stata convocata per ricevere il premio. E, per carità, ricevere un riconoscimento è sempre un piacere, perché significa ottenere riscontro quando scrivi qualcosa! Sai, non ricordo chi l’abbia detto, ma una volta ho letto che quando scrivi qualcosa, quella cosa non è più tua: ed è vero, perché la doni, la offri a chi gentilmente la legge. Comunque, parlando durante la presentazione con tutti gli amici di questa bellissima realtà che si chiama L’Arcobaleno di Elena, ho scoperto che organizzano tantissime cose: fanno teatro, promuovono moltissime iniziative, e tutte con uno scopo umanitario grandissimo.
Stefania Capati: infatti voglio chiederti proprio questo.
Mariella Zadro: sai, i toscani sono molto affabili. Mi hanno accolta con quel loro modo di parlare simpaticissimo e mi hanno detto: “Mettiti subito al lavoro per quest’altro concorso!”, dandomi il bando.
Come dire, uno si innamora di queste cose! E qui c’è una storia. Scrivere una favola è bello, e c’è una frase stupenda nella loro missione: “Una storia può nascere dalla fantasia di uno scrittore, ma può arrivare al cuore di un bambino”. Selezioneranno un gruppo di circa venti favole con cui comporranno un libro, e questi volumi saranno poi regalati nei centri pediatrici e negli ospedali.
Stefania Capati: è una bellissima iniziativa, una finalità davvero molto nobile. Intanto ci tengo a precisare che si tratta della Fondazione ONLUS L’Arcobaleno di Elena. Ma la mia domanda è: cosa ti ha spinto a dire “sì, voglio esserci anch’io” e a decidere di partecipare a questo contest, dopo tutto il preambolo che ci hai fatto?
Mariella Zadro: è proprio quello il motivo! Per la partecipazione a questo concorso, come spesso accade, c’è una piccola quota d’iscrizione. E questi fondi vanno ad aiutare le famiglie che devono affrontare gravi difficoltà economiche a causa di incidenti o traumi subiti dai loro figli. La storia della fondazione nasce proprio da Elena — che ho conosciuto quando sono andata al concorso — una bellissima ragazza che, per un banalissimo incidente, è rimasta paraplegica e non ha più l’uso delle mani e dei piedi. Questa storia mi ha toccato molto e vorrei lanciare un appello, Stefania: spero che tante persone decidano di partecipare a questo concorso.
Stefania Capati: ecco perché è nata questa intervista: proprio perché anch’io voglio contribuire a diffondere questo messaggio. Tu con quali racconti hai scelto di partecipare a questo concorso? Ci vuoi svelare i titoli e le tematiche che hai affrontato?
Mariella Zadro: guarda, ho proprio qui il computer acceso! Preciso che io non scrivo poesie, scrivo racconti. Te ne leggo un estratto di getto, poi mi dici tu.
Stefania Capati: sì, certo!
Mariella Zadro: “L’Oca Gelsomina e i tre paperi”.
Si era visto fin da quando l’Oca Gelsomina preparava il nido che fosse una mamma molto accorta e sensibile nell’accogliere i suoi pulcini. Aveva scelto un angolo dello stagno protetto da un canneto vicino alla fattoria, che la ospitava insieme al gallo Chicchirichì, le cocche e le galline, il gatto Pistacchio e il cane Lampo. Dopo aver pigiato il terreno umido, aveva ben sistemato le erbe che aveva trovato sulle sponde: il piumino, la gramigna, un po’ di papiro e un equiseto. La cova era iniziata la notte del primo febbraio e Gelsomina aveva deposto tre uova. Lasciava il nido solo per mangiare o sgranchirsi un po’ le zampette, ricoprendo le uova con la paglia per non farle vedere. Le proteggeva con il suo corpo, le girava spesso beccando chiunque si avvicinasse, ed ecco che dopo trenta giorni, rompendo il guscio, nascono tre bei paperi.
Mi fermo qui perché la favola prosegue e la devo ancora finire di elaborare!
Stefania Capati: comunque è davvero molto, molto carina. Vorrei farti un’altra domanda: mi ha riportato indietro negli anni, a quando queste favole noi le “bevevamo” ascoltandole. I giovani di oggi, invece, hanno favole diverse, diciamo più tecnologiche.
Mariella Zadro: infatti la scelta di oggi è questa, ma sto riflettendo. Mio nonno Enrico mi raccontava tante storie, ed erano favole legate al nostro ambiente, scritte con un linguaggio molto semplice e arricchite da parole in dialetto. A Prato, durante la premiazione de I Capanni, tra le cose che li avevano colpiti di più c’era proprio il fatto che io avessi usato termini dialettali.
Stefania Capati: per chi è all’ascolto: andatevi a riascoltare l’intervista che abbiamo fatto precedentemente a Mariella Zadro! Quando racconta o legge i suoi testi in dialetto, la sua voce è davvero molto musicale. Allora Mariella, siamo arrivate alla fine come al solito, quindi vorrei farti un’ultima domanda: in quale modo la narrazione o i racconti possono diventare uno strumento di speranza e di vicinanza agli altri?
Mariella Zadro: riscoprendo il valore delle parole. Ti dico brevemente un’altra cosa che mi ha stimolato a partecipare, anche se purtroppo abbiamo il tempo stretto: io ho insegnato per 43 anni e ricordo che ai bambini leggevo tantissimo. Anzi, erano loro a chiedermelo: “Maestra, ci leggi una favola prima di andare via?”, e poi le costruivamo insieme. Dedicare del tempo a leggere favole ai ragazzi è una cosa meravigliosa: trasmette il piacere della lettura e la sensibilità verso la parola. Tutti sanno leggere, ma l’espressività, l’intonazione e l’interpretazione dei vari personaggi creano una grande curiosità nei bambini. In tutti i miei anni di insegnamento sono felice di aver trasmesso questo grande desiderio di scrivere. Ti racconto solo questo aneddoto: un bimbo in seconda elementare, Stefano, quando avevamo finito di imparare tutte le lettere e i dittonghi, mi ha guardata e mi ha detto: “Maestra, abbiamo finito tutte le letterine? Oh, finalmente posso scrivere tutto quello che voglio!”.
Stefania Capati: fantastico! Un’immagine bellissima.
Mariella Zadro: è rimasta tra i miei ricordi più cari. E quel bambino, tra l’altro, oggi scrive ancora poesie! Sei riuscita a trasmettergli questa passione.
Stefania Capati: allora, ricordiamo ai nostri ascoltatori che il concorso si chiama Raccontami una favola, è promosso dalla Fondazione ONLUS L’Arcobaleno di Elena e c’è tempo fino al 31 dicembre per iscriversi. Ci aspettiamo una valanga di partecipazioni! Mariella, grazie per averci fatto conoscere questa bellissima realtà. Io e te, comunque, non ci perdiamo di vista.
Mariella Zadro: grazie a voi! Ci aggiorneremo per vedere come procede: sarebbe davvero meraviglioso riuscire a portare qualche libro anche al reparto di pediatria del nostro ospedale Santa Rosa a Viterbo.
Stefania Capati: ce la faremo, incrociamo le dita!
Mariella Zadro: grazie Stefania, grazie a tutti e tanti auguri a tutti. Andiamo avanti!






