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I capanni di Tarquinia e “I racconti di Pandi”: intervista esclusiva a Mariella Zadro

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Un viaggio amarcord nella Tuscia degli anni ’60 tra vita di mare, affetti familiari e memorie d’infanzia. In questa puntata dell’intervista esclusiva per Radio Tuscia Events, Stefania Capati ospita Mariella Zadro per raccontare la genesi del suo brano sui capanni di Tarquinia, tratto dal libro “I racconti di Pandi”.

Le radici a Tarquinia e i ricordi d’infanzia

Stefania Capati: benvenuti e benvenute a una nuova puntata dell’intervista esclusiva. E oggi abbiamo di nuovo con noi una carissima amica, Mariella Zadro. Benvenuta, Mariella.

Mariella Zadro: grazie. Grazie a Stefania e grazie a tutti chi ci ascolta.

Stefania Capati: io ti ho voluta di nuovo qui perché mi hai mandato un racconto che è veramente una chicca e quindi mi hai coinvolta in questi tuoi ricordi e vorrei quindi comunicare anche agli altri questa tua simpatia, questi ricordi meravigliosi. Quello che mi hai mandato è “I capanni di Tarquinia“. Partiamo dalle origini, Mariella. Perché Tarquinia?

Mariella Zadro: allora Tarquinia perché io sono nata a Tarquinia e poi dopo qualche mese sono venuta a Viterbo, però a Tarquinia io avevo i nonni materni quindi di conseguenza tutte le nostre feste e parte delle nostre vacanze si trascorrevano a Tarquinia. E quindi ecco perché i ricordi, la maggior parte, sono ambientati a Tarquinia. Poi mi dividevo anche con Trieste, perché papà le origini sappiamo, nato a Cherso, però poi trasferito in Italia. Erano italiani, tra l’altro, quindi era qua a Trieste. E lì però trovavo un altro ambiente. Meglio quello maremmano di ambienti, perché avevo la possibilità di andare tutti i sabati e tutte le domeniche e tutte le feste come diciamo noi “ricordatore” che si ricordano. E quindi i capanni! Allora i capanni era una cosa molto bella che è difficile adesso ritrovare.

Estratto dal libro: la vita con i nonni negli anni ’60

Stefania Capati:  leggici un pezzettino così almeno entriamo subito nell’atmosfera.

Mariella Zadro: vado subito… Ti leggo qualcosa?

“Chi ha potuto vivere con i nonni è stato veramente fortunato. Io sono una delle bambine che hanno potuto trascorrere dei periodi stupendi con i nonni  materni in un affascinante paese della Tuscia, Tarquinia. Io sono nata a Tarquinia nel 1954 e dopo alcuni mesi con la famiglia ci siamo trasferiti a Viterbo. Però tutte le nostre domeniche, come ho detto, e le feste ricordatore le passavamo proprio in questo paese. I ricordi vanno proprio agli anni ’60, quindi avevo sei anni, ero piccolina. Nonno Enrico era soprannominato Leone per la sua folta chioma ondulata, aveva un’officina meccanica di riparazione delle macchine agricole, mentre la nonna, Pasqua Rosa, era la classica donna di casa. Lavorava l’orto, custodiva il pollaio, cucinava e aveva la passione per la maglia, infatti con i ferri e l’uncinetto realizzava di tutto, dalle semplici presine, ai maglioni bellissimi, ai cappelli e alle coperte. Il 30 giugno, ecco che entro nell’argomento, quando finiva la scuola, io e mio fratello di sei anni più grande andavamo a Piazza del Sacrario, a Viterbo, dove ci aspettava il pullman di Garbini che ci portava verso la libertà: a Tarquinia, al mare. Infatti, rimanevamo dai nonni fino al 30 di settembre. In quegli anni si andava a scuola il 4 ottobre, dopo San Francesco, con una piccola pausa per i due giorni di settembre che venivamo a Viterbo per festeggiare la nonna e Santa Rosa.”

Ecco, questa è l’anteprima, diciamo.

Stefania Capati:  come si chiama tuo fratello? Nominiamolo perché anche lui è una persona speciale.

Mariella Zadro: sì, hai ragione. Mio fratello Alberto, di sei anni più grande, ed ho un rapporto molto bello con mio fratello. Per me è ancora, mamma mia, è grandissimo. Perché sai, la differenza di età, quei sei anni, all’inizio sì erano qualcosa. Ma quando io ho cominciato ad avere sui 14-15 anni, infatti nel libro poi lo cito, nel periodo dell’adolescenza, era automatico. Il gruppo era formato dai fratelli che avevano 5-6 anni più grandi, però a sua volta avevano fratelli o sorelline dell’età mia. Quindi questi sei anni di differenza non si sono più sentiti e partecipavamo con loro a tutto. Andavamo a teatro, andavamo a sentire concerti, andavamo a fare le gite. Il gruppo grande dei grandi e il gruppo dei piccolini. Però abbiamo fatto tutte le stesse esperienze, anche politiche. Poi in altri tempi siamo arrivati anche alla cultura, alla pittura e anche politiche.

Il successo de “I racconti di Pandi” e i riconoscimenti letterari

Stefania Capati: erano altri tempi, Mariella. Prima di passare all’ultimo brano che ti chiedo di leggere, vorrei ricordare a chi ci ascolta il titolo del tuo libro e soprattutto il riconoscimento che tu hai ricevuto recentemente.

Mariella Zadro: sì, il libro è “I racconti di Pandi”, appunto, perché mio fratello Alberto mi chiamava, ma pure qualche volta ora mi chiama ancora Pandi. Sì, proprio con questo racconto andrò l’11 di ottobre,  ad un concorso a Prato. Il brano che ho presentato ha il titolo “Come eravamo” e ha avuto un riconoscimento. Non so che tipo di riconoscimento, so che sarò tra i selezionati e vedremo di che si tratta.

Stefania Capati: e ce lo farai sapere ovviamente. Raccontaci dei capanni

La tradizione ecologica dei capanni sulla spiaggia di Tarquinia

Mariella Zadro:  quando è il mese di febbraio, chi vuole affittare un appartamento al mare o trascorrere una settimana di vacanza in albergo o in agriturismo, si deve organizzare nelle agenzie, fare i sopralluoghi, eccetera. Non era niente di tutto questo in quel periodo. I residenti del paese potevano nel mese di marzo, facendo una domanda all’amministrazione comunale, avere la possibilità di costruire una piccola struttura sulla spiaggia, rigorosamente però doveva essere di legno e poi doveva essere mobile. Ecologica. A fine stagione andava smontata. Era un vero evento. Reperire le tavole di legno, le cannucce, i chiodi, il martello, gli spaghi. Si organizzavano tutti. Praticamente eravamo tutti coinvolti. Organizzato il materiale, si partiva dal paese con i mezzi più disparati, i pianali, le carriole e le biciclette. Noi piccolini andavamo in bicicletta e ciclomotori. Di solito il venerdì sera, perché la domenica,  si mangiava al mare, in veranda. Il menù era sempre quello: fettuccine fatte in casa al sugo di rigaglie di pollo, arrosto misto, l’insalatina dell’orto e il ciambellone fatto da nonna. Il caffè per gli adulti e un piccolo orzo, che era il caffè dei piccoli. E qui si costruiva, si costruiva questa stanza che diventava l’alloggio, perché veniva messa anche una rete per dormire, per riposarsi e poi tutta la roba per la pesca. Ma la cosa più difficile, questa ve la vado a dire perché è simpaticissima, era dove posizionare la porta di ingresso. Le conoscenze geografiche non erano molte, ma il buon senso e l’esperienza degli anziani funzionava sempre: la parte di fondo al sorgere del sole e la porta nella parete opposta verso il mare. La nonna gli diceva sempre al nonno Righetto: “Righè ricordati non te sbaglià, la porta ha da guardare il mare, perché quando tira la giannetta da Viterbo, tramontana, non c’è se fa manca a uvrilla“. E qui c’era tutta la preparazione. E si viveva là tutta la mattinata, tutto il giorno, quindi noi il mare lo vedevamo veramente 24 ore su 24.

Prossimi appuntamenti e come acquistare il libro

Stefania Capati: che bei ricordi, Mariella. Ah, Mariella, devo interromperti perché abbiamo solo un minuto.

Mariella Zadro: ah sì, dimmi.

Stefania Capati: io vorrei che tu ricordassi di nuovo il titolo del tuo libro, dove si può acquistare, e soprattutto una promessa: che poi ritorni per leggerci un altro pezzettino che a me è piaciuto tantissimo, che è quello della pesca.

Mariella Zadro: della pesca. Sì, quella pesca, infatti era quello che sarei andata a leggere

Stefania Capati: purtroppo non abbiamo più il tempo.

Mariella Zadro: il mio libro, sai, me lo sono regalata due anni fa. Per acquistarlo vi dico che prossimamente a novembre saremo a Tuscania,  col mio banchetto. Altrimenti sì può acquistare  tramite telefono e le copie si possono avere tranquillamente, acquistandole da me direttamente. E il libro, abbiamo detto, si chiama appunto “I racconti di Pandi”, e sì, è corredato da belle illustrazioni fatte da un mio caro amico, Paola Tiglio Canepa.

Stefania Capati:  Bene, Mariella, io ti ringrazio tantissimo e ci diamo appuntamento appunto ad ottobre per il seguito di questo racconto. Grazie.

Mariella Zadro: grazie, grazie a voi e ben volentieri. A presto.

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