Senet: il primo gioco da tavolo della storia. Da quando siamo piccoli siamo abituati a giocare con svariate cose, tra cui con i giochi da tavolo. Ne esistono molti di vario tipo. Tra i più conosciuti vorrei citare il Gioco Dell’Oca, che è forse uno dei più facili, oppure l’intramontabile Monopoly, nelle sue numerose varianti.
Oggi per la rubrica “Il mercoledì di Lollo“, vorrei parlarvi di qualcosa di più antico. Vorrei farvi conoscere il Senet che è ritenuto il primo gioco da tavolo della storia.
Il Senet risale ai tempi dell’ antico Egitto ed è ritenuto uno degli antenati del Backgammon.
Il termine Seneto significa “passaggio”, infatti il gioco assumeva un significato religioso di “passaggio” dalla vita alla morte. Inizialmente solo le classi più alte, quelle dei Faraoni, giocavano al Senet. Dal 1500 A.C. si diffuse tra tutta la popolazione e assunse un significato religioso. Si credeva che le sorti dopo la morte fossero legate al risultato di una partita di Senet giocata tra il defunto e il Destino stesso. Per questo motivo in molte tombe, tra cui quella del Faraone Tutankhamon, gli archeologi hanno rinvenuto molte tavole da gioco sia in legno sia in avorio.
Nonostante le testimonianze sul Senet siano più che numerose, le sue regole non sono arrivate fino a noi in forma integrale e univoca.
Molti studiosi, tuttavia, hanno cercato di ricostruire le regole del gioco. Queste sono quelle proposte dal “Gruppo di ricerca sul gioco” dei CEMEA (Centri d’Esercitazione ai Metodi dell’Educazione Attiva).
Il gioco si presenta come un duello simmetrico tra due giocatori su di un tavolo o per terra. Si gioca con una scacchiera di trenta caselle, divise in tre file da dieci, su cui ciascuno dei due giocatori dispone le proprie pedine, che sono sette bianche e sette nere. Vi sono poi quattro legnetti a forma di mezzo cilindro, con la parte convessa colorata in nero e l’altra in bianco e che vengono utilizzati per realizzare il punteggio utile per gli spostamenti (nelle versioni moderne si utilizza un dado).
All’inizio della partita i due giocatori dispongono le proprie pedine sulla scacchiera in maniera alternata a quelle del proprio avversario: le bianche negli spazi dispari e le nere negli spazi pari. Si inizia a mettere le pedine dalla prima casella in basso a destra, si procede occupando tutte le altre caselle della prima fila ed entrando in quelle della linea centrale secondo un movimento “bustrofedico” (tracciato a forma di zeta partendo dal basso).
Ora vengono lanciati i legnetti (o il dado) per determinare il punteggio che viene così calcolato:
-Una faccia bianca verso l’alto (e tutte le altre nere) vale un punto;
-Due facce bianche (e due nere) valgono due punti;
-Tre facce bianche valgono tre punti;
-Quattro facce bianche valgono quattro punti;
-Nessuna faccia bianca (tutte nere) vale sei punti.
Se si gioca con un normale dado vengono ammessi anche i cinque punti. I giocatori cominciano lanciando i legnetti fino a che uno dei due realizza un punto ed ottiene così il diritto ai pezzi neri e alla prima mossa. I pezzi si muovono secondo un tracciato a forma di zeta partendo dal basso, compiendo un numero di passi pari al punteggio realizzato.
Quando si ottengono uno, quattro o sei punti si sposta una delle pedine di un numero di caselle corrispondente ai punti realizzati e si lanciano nuovamente i legnetti. Quando si ottengono due o tre punti, si sposta una delle pedine secondo il numero ottenuto e si passa la mano all’avversario.
Se il tiro risulta nullo per l’avanzamento, il giocatore fa retrocedere una pedina qualsiasi per un numero di caselle pari al punteggio ottenuto. Nel caso in cui anche ciò non è possibile si passa la mano.
Qualora una pedina arrivasse in una casella occupata da un pezzo avversario, quest’ultimo retrocede fino alla casella occupata dalla pedina attaccante.
Quando, per forza di gioco, si deve occupare una casella occupata da una propria pedina, questa ritorna alla casella uno o, in caso sia occupata, alla successiva disponibile.
Due pedine delle stesso colore non possono occupare la stessa casella. Due pedine dello stesso colore situate in due caselle contigue costituiscono un “muro” che non può essere attaccato, ma può essere oltrepassato, se il punteggio lo consente. Tre pedine dello stesso colore che si trovino in tre caselle consecutive, formano un “muro” che non può essere né attaccato né superato dai pezzi avversari.
Le ultime cinque caselle hanno un significato particolare per lo svolgimento del gioco:
-La casella ventisei è la “casa dell’abbondanza”, è di buon augurio e protegge dalle insidie della ventisettesima il giocatore che, se ottiene 1, ha la possibilità di saltare la “casa della malasorte”.
-La casella ventisette, contrassegnata con una “X”, rappresenta la “casa della malasorte”. La pedina che arriva sulla casella ventisette deve tornare indietro fino alla casella quindici, denominata “casa della rinascita”. Se la quindici è occupata, il giocatore rimane bloccato con tutte le sue pedine finché non ottiene quattro, punteggio che gli permette di far uscire la pedina sventurata dal gioco.
-Le caselle ventotto, ventinove e trenta sono dei rifugi: la pedina che vi si trova non può essere attaccata. I simboli III, II, I raffigurati in queste caselle indicano il numero preciso da ottenere con i legnetti per poter uscire con le pedine.
Nella versione moderna, vince il giocatore che per primo riesce a portare fuori dalla scacchiera tutte le sue pedine.
Molto probabilmente in epoca antica, quando il gioco veniva praticato anche con un significato religioso, tutti e due i giocatori dovevano comunque terminare la partita. Il giocatore che era uscito prima non abbandonava l’altro, ma lo assisteva fino a che anche lui non fosse arrivato alla meta.
Infine vorrei segnalare l’apparizione del Senet nel videogioco “Egypt 1156 A.C.:l’enigma della tomba reale”, avventura grafica della Cryo Interactive uscita nel 1997.
Lorenzo Bernardini






