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“Antidoti”: la cura culturale di cui Viterbo aveva proprio bisogno

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Il Teatro San Leonardo alza il sipario su “Antidoti”: la cura culturale di cui Viterbo aveva proprio bisogno

Presentato ieri pomeriggio il cartellone della stagione 2026/2027. Tra produzioni originali e la scommessa di un festival di corti in una città senza una sala cinematografica, l’impegno e la visione della direzione artistica colmano un vuoto profondo con contagioso entusiasmo.

Si è tenuto ieri pomeriggio, in un’atmosfera calda e partecipata, l’evento di presentazione della nuova stagione 2026/2027 del Teatro San Leonardo. Niente rigidità né formalismi da classica conferenza stampa: il teatro ha preferito spalancare le proprie porte a pubblico, artisti e operatori culturali con un vero e proprio pomeriggio di festa, fatto di racconti, incontri, musica e un brindisi collettivo per inaugurare insieme la stagione a venire.

Colmare il vuoto: la scommessa vincente della direzione artistica

Al centro dell’incontro è emerso con forza il valore del lavoro portato avanti dalla squadra del San Leonardo. In un contesto cittadino spesso avaro di spazi d’aggregazione e di fruizione artistica, Viterbo vive infatti la paradossale condizione di non avere attualmente neppure una sala cinematografica attiva, la direzione artistica guidata da Simone Precoma e Giuseppe Berardino, affiancati da Vanessa Sansone e da Cristiano Burla il curatore della sezione stand-up comedy, ha saputo compiere una vera e propria impresa culturale.

Il teatro non si è limitato a riempire un calendario di date, ma ha colmato un profondo vuoto strutturale e d’idee. L’esempio più lampante di questa visione coraggiosa è la nascita del Viterbo Short – Festival del Cortometraggio: proprio dove manca il cinema, il San Leonardo ha inventato uno spazio dedicato alla settima arte e ai nuovi linguaggi audiovisivi, portando il grande schermo direttamente sul palcoscenico e proiettando il nome del teatro ben oltre i confini locali, insieme a iniziative di respiro nazionale come il Teen Theatre Festival.

“Antidoti”: imparare ad abitare la complessità

Il filo conduttore del nuovo cartellone, illustrato ieri al pubblico, si riassume in una parola chiave: Antidoti.

In un’epoca segnata dalla fretta, dalla banalizzazione e da una realtà “sanificata” dove ogni pensiero viene ridotto a uno slogan, il Teatro San Leonardo si propone come un presidio di resistenza culturale garbato ma deciso. Come ha ricordato la direzione citando Edgar Morin, «la semplificazione è la patologia del pensiero». L’obiettivo della stagione non è dunque quello di offrire un’evasione sterile o consolatoria, ma di stimolare il dubbio, la sfumatura e il confronto. Riprendendo la celebre lezione di Peter Brook, il palcoscenico diventa una lente d’ingrandimento sulle contraddizioni del presente, un luogo dove le diversità di vedute non fanno paura, ma invitano a ragionare e sorridere insieme.

Dalla prosa alla stand-up, fino alla produzione originale

La stagione 2026/2027 si preannuncia fluida, poliedrica e capace di parlare a chiunque con leggerezza e profondità. Il cartellone spazierà con disinvoltura tra prosa, musica, commedia, teatro ragazzi e stand-up comedy.

Ma la vera misura dell’ambizione e dell’impegno del team sta nella volontà di fare del San Leonardo una fucina creativa in piena regola. Tra i progetti più applauditi durante la presentazione spicca infatti “Tradimenti”, nuova produzione teatrale targata San Leonardo con la regia di Pierpaolo Sepe: la dimostrazione concreta di un teatro dinamico, che non si limita a ospitare spettacoli altrui ma produce e regala idee in prima persona.

La partecipazione di ieri ha mostrato una comunità desiderosa di ritrovarsi e di lasciarsi stuzzicare dall’arte. La stagione “Antidoti” è pronta a partire, restituendo a Viterbo un punto di riferimento di cui si sentiva, ora più che mai, un grande bisogno.

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