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Aurelio Picca con Roma, il criminale, l’amicizia

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Roma, il criminale, l’amicizia: “In ascolto nei Prenestini” ospita Aurelio Picca

 Dopo Diego De Silva, sabato 13 febbraio alle ore 19.00 sarà la volta di Aurelio Picca con il romanzo “Il più grande criminale di Roma è stato amico mio” edito da Bompiani.

Un libro che ripercorre la storia di Laudovino De Santis e che, ambientato nelle zone castellane e dei Colli Albani oltre che a Roma, coniuga storia e fantasia. Il romanzo, tra l’altro, è stato segnalato fra i possibili finalisti del Premio Strega 2021 che proprio in questi giorni si stanno ufficializzando. La diretta sarà fruibile, gratuitamente, sulla pagina del Sistema Bibliotecario Prenestino e in ricondivisione simultanea sulle pagine di Fondazione De Cultura e Mondadori Bookstore Velletri, Lariano, Genzano. Dialogherà con l’autore Emanuele Cammaroto.

Il Sistema Bibliotecario Prenestino e la Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini in collaborazione con la Regione Lazio, la Fondazione De Cultura e la Mondadori Bookstore Velletri-Lariano-Genzano, stanno organizzando e promuovendo una serie di incontri con alcuni degli autori contemporanei più apprezzati della narrativa italiana sulla pagina facebook del Sistema Bibliotecario Prenestino e della libreria Mondadori Bookstore Velletri-Lariano.
Rocco Della Corte

Laudovino De Santis negli anni ’70 era un componente della Banda della Magliana e poi passato a capeggiare la cosiddetta “Banda delle Belve”. L’organizzazione negli anni ’70-’80 era dedita a numerose attività come traffico di droga e rapimenti.

Fu la banda di De Santis, infatti, a rapire il “re del caffè”, Giovanni Palombini, l’industriale del marmo Valerio Ciocchetti, e la giovane Antonella Montefoschi, assassinata con un colpo di pistola perché reagì all’aggressione dei banditi che tentavano di rapirla, e Mirta Corsetti. Anche Palombini e Ciocchetti vennero uccisi dai componenti della banda e questo nonostante i familiari avessero pagato, complessivamente, più di un miliardo di lire.

A sgominare la banda furono polizia e carabinieri diretti dal giudice istruttore Ferdinando Imposimato. Al processo in appello, nel 1986, l’accusa sostenne che fu proprio Lallo lo Zoppo ad aver ucciso, con tre colpi di pistola, Palombini, il cui corpo fu trovato nell’ottobre 1981. Lo stesso De Santis sarebbe stato il mandante dell’omicidio di Ciocchetti; avrebbe dato lui l’ordine di gettarne il corpo nel Tevere, con un blocco di cemento legato ai piedi, da dove fu recuperato. I suoi complici rapirono anche la Corsetti che fu poi liberata dalle forze dell’ordine.

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