Direttiva UE 2023/970: trasparenza retributiva e parità salariale al centro dell’incontro nella sede del Parlamento Europeo “David Sassoli”.
A Roma si è discusso delle nuove norme europee per colmare il divario di genere. Ospite Florinda Scicolone, con la partecipazione di AITRA, AIGI, ANAC e Antonella Sberna da Bruxelles
Si è tenuto oggi pomeriggio, presso la sede del Parlamento Europeo “David Sassoli” di Roma, l’incontro dedicato alla Direttiva sulla trasparenza retributiva (UE 2023/970), una norma che l’Italia dovrà recepire entro giugno 2026 e che punta a garantire la parità salariale tra uomini e donne, contrastando in modo concreto il divario di genere ancora presente nel mondo del lavoro.
L’incontro ha visto la partecipazione di Florinda Scicolone, ospite d’onore dell’evento, insieme a rappresentanti di rilievo del mondo istituzionale e professionale:
Il Presidente di AITRA (Associazione Italiana Trasparenza e Anticorruzione);
La Vicepresidente di AIGI (Associazione Italiana Giuristi d’Impresa);
Il Presidente dell’ANAC, Giuseppe Busìa;
E in collegamento da Bruxelles, Antonella Sberna, impegnata sulle tematiche europee legate alle politiche di parità e inclusione.
La Direttiva UE 2023/970 introduce importanti obblighi per le aziende, rendendo la trasparenza salariale un diritto per i lavoratori e un dovere per i datori di lavoro.
L’obiettivo è garantire che la retribuzione sia equa, oggettiva e neutra rispetto al genere, promuovendo una reale uguaglianza di trattamento.
Tra gli aspetti più rilevanti della direttiva:
Trasparenza in fase di assunzione: le aziende dovranno indicare un range salariale negli annunci di lavoro, fornire informazioni chiare sulla retribuzione iniziale e non potranno chiedere ai candidati la retribuzione percepita in precedenza.
Accesso alle informazioni retributive: i lavoratori avranno il diritto di conoscere i criteri di determinazione della retribuzione e i livelli medi di retribuzione per sesso tra i colleghi di pari valore professionale.
Report sul “gender pay gap”: le imprese con più di 50 dipendenti dovranno presentare report periodici (in genere biennali) sul divario retributivo di genere e, in caso di scostamenti superiori al 5%, adottare misure correttive.
La direttiva europea non si limita a introdurre nuovi obblighi, ma mira a rafforzare il diritto alla parità salariale già sancito dai Trattati UE e dalla Costituzione italiana.
L’incontro alla sede “David Sassoli” ha rappresentato un momento di confronto importante tra istituzioni, imprese e professionisti, con l’obiettivo di arrivare preparati alla scadenza del 2026 e costruire un futuro del lavoro più trasparente, equo e inclusivo.









