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Giada Antonini, il suo reportage dall’Uganda in mostra a Bergamo e Viterbo

Scopri il reportage fotografico di Giada Antonini sulle donne sopravvissute alla guerra in Uganda, promosso da Insieme per Mano ETS. Date della mostra a Bergamo e Viterbo.

Donne, guerra e rinascita: il reportage dall’Uganda in mostra a Bergamo e Viterbo

Il progetto umanitario di “Insieme per Mano ETS” e l’intervista alla fotografa Giada Antonini Cencicchio

Stefania Capati: Benvenuti e benvenute a una nuova puntata della rubrica d’intervista su Radio2Shy Events. Oggi ho un ospite particolare, una fotografa ma anche curatrice di una mostra fotografica. Lei è Giada Antonini Cencicchio, benvenuta.

Giada Antonini: Grazie, grazie mille. Buonasera.

Stefania Capati: Giada, tu hai realizzato appunto questa mostra che è un reportage.

Giada Antonini: Esatto.

Stefania Capati: L’hai realizzato in Uganda, concentrandoti soprattutto su donne che sono sopravvissute alle violenze. Quindi vorrei chiederti proprio questo: come nasce questo progetto?

Giada Antonini: Il mio lavoro in Uganda è legato ad un’attività che viene portata avanti ormai da molti anni da un’associazione che si chiama Insieme per Mano ETS. Insieme a un partner locale, sostiene un progetto di rinascita dedicato a donne che sono state rapite, ancora bambine, durante la guerra nel nord dell’Uganda e che sono sopravvissute a questo conflitto. Il progetto è dedicato a loro e io mi sono recata in Uganda per due anni, in missione per raccontare gli esiti di questo percorso e gli effetti sulla vita di queste donne.

Stefania Capati: Com’è nato questo progetto e come hanno vissuto questo trauma le protagoniste? Qual è l’impatto che portano ancora oggi? Sono due domande in una.

Giada Antonini: Queste donne sono state rapite all’età di 12-14 anni, strappate con forza alle loro famiglie dai ribelli che combattevano contro l’esercito regolare, diventando principalmente schiave sessuali. Coloro che sono sopravvissute sono riuscite poi a fuggire con i figli nati da queste violenze, tornando nei loro villaggi d’origine dove però sono state spesso rifiutate e considerate impure o vicine ai ribelli. Hanno vissuto un doppio trauma: la violenza nei campi e l’emarginazione al ritorno. Molte sono sopravvissute negli anni solo grazie all’amore per i figli, desiderose di garantire loro un futuro diverso, pur vivendo in condizioni di isolamento e povertà.

Dalla sofferenza alla rinascita: la forza delle donne ugandesi

Stefania Capati: Tu che impatto hai avuto quando hai conosciuto queste donne?

Giada Antonini: Sicuramente di grande coraggio. Quello che riescono a trasmettere è una forza straordinaria e la volontà di rinascita, di rimettersi in gioco per cambiare la propria vita. Una resilienza che non pensavo si potesse possedere dopo un trauma del genere. Quando ho chiesto loro come avessero fatto a scegliere di lottare ancora, mi hanno risposto che la forza è arrivata dai figli, dalla speranza e in molti casi dalla fede. Ognuna ha trovato dentro di sé la spinta per ricominciare.

Stefania Capati: Come ti hanno accolta sul campo?

Giada Antonini: Questa è una bellissima domanda. Non è facile entrare in contatto con queste realtà, ma se lo si fa con rispetto, ascolto e chiarezza sugli obiettivi, dando alle persone il tempo di accoglierti, l’accoglienza diventa straordinaria. Non si tratta di imporre qualcosa, ma di costruire insieme sulla base dei reali bisogni. Per me è stata un’esperienza meravigliosa poter percorrere un piccolo pezzetto di strada insieme a loro.

Dalle migliaia di scatti alla mostra di 55 immagini

Stefania Capati: Immagino che tu abbia scattato migliaia di foto tra il 2025 e il 2026. Come hai scelto quali immagini inserire nell’allestimento?

Giada Antonini: Lavorando insieme a psicologi, psicoterapeuti e assistenti sociali del progetto, ho cercato di fotografare queste donne nella loro quotidianità, lasciando spazio al dialogo e ai loro racconti. La maggior parte degli scatti racconta proprio questo percorso di rinascita, comprese le attività economiche avviate grazie al supporto del progetto, che unisce formazione e un aiuto economico iniziale per aprire una micro-impresa e raggiungere l’indipendenza.

Stefania Capati: La mostra raccoglie solo 55 scatti. Quanto è stato difficile fare questa selezione?

Giada Antonini: La selezione è la parte più difficile, soprattutto quando il fotografo è anche curatore. La mostra è divisa in sezioni: si parte dalla testimonianza del passato e del trauma, attraverso i ritratti delle donne mentre si raccontano agli psicoterapeuti, per poi passare alle sezioni dedicate alla formazione, al lavoro e alla ricostruzione della rete sociale e comunitaria. Pochi scatti mirati per fare comprendere la forza e l’entusiasmo della rinascita.

Informazioni sulla mostra: date e tappe a Bergamo e Viterbo

Stefania Capati: Che cosa ti aspetti che il visitatore colga da questa mostra e dove è possibile visitarla?

Giada Antonini: Il nostro obiettivo, mio e dell’associazione Insieme per Mano, è far arrivare la speranza di poter sempre trovare una strada per ricostruirsi, oltre a far conoscere l’importanza dei progetti umanitari che aiutano le persone a diventare autonome e indipendenti.

La mostra sarà allestita a fine ottobre, dal 29 ottobre all’8 novembre, presso il Circolino Città Alta di Bergamo, città sede dell’associazione. Il reportage sarà successivamente portato anche a Viterbo nel corso del mese di novembre.

Stefania Capati: Bene Giada, ti ringrazio tantissimo per questa testimonianza e ti aspettiamo a Viterbo.

Giada Antonini: Grazie mille a voi per questo spazio. Buonasera.

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