I riti di primavera in Tuscia: la festa delle Passate
Maggio è sempre stato il mese durante il quale si celebrano tantissimi riti di primavera, sia in Tuscia che in altre parti d’Italia.

In Tuscia cresce spontaneo un arbusto che nel mese di Maggio ricopre tutto di giallo, questa pianta è la ginestra. I petali di questo arbusto vengono utilizzati in tutte le feste per ornare le vie oppure per realizzare tappeti di petali di fiori.
Ma c’è una tradizione antichissima nell’uso dei petali di questo arbusto, che è sconosciuto ai più. Le giovani donne lo utilizzavano per regalarlo ai loro promessi sposi nella convinzione che gettarli sul capo dell’uomo assicurasse fertilità e prosperità.
La continuità ed il simbolismo di questo gesto lo si ritrova il 14 maggio di ogni anno durante la festa delle Passate o Barabbata a Marta.
La festa delle Passate è uno dei riti primaverili più antichi che si trovano in Tuscia. E’ la celebrazione della stagione della rinascita della natura con richiami alla fecondità e alla fertilità della madre terra.
Alcuni storici fanno risalire l’origine di questa festa ai riti per la Dea etrusca Northia, la Dea celebrata con il rito del chiodo fisso.

Da centinaia di anni, a Marta ogni 14 di maggio la festa delle passate inizia all’alba con il rullo del tamburino e il suono delle campane. Più tardi inizia il corteo composto di soli uomini che appartengono alle categorie dei villani, dei pescatori, dei bifolchi, dei casenghi. Ogni categoria sfila lungo tutto il paese con il proprio carro riccamente addobbato con fiori, erbe, fontane d’acqua e attrezzi del mestiere, per arrivare davanti alla chiesa della Madonna del Monte.
I partecipanti arrivano davanti all’altare portando in braccio le loro offerte alla Madonna, girano intorno alla navata e al chiostro per tre volte e queste sono le passate.

Canti e inni alla madre Maria, fatti con sentimento ed amore e l’intensità delle loro voci mette i brividi. Un unico sentimento di fede e speranza nell’anno di raccolto che sta iniziando, ed è quindi importante ringraziare la Madonna al grido di “Viva Maria”. Fatti i tre giri davanti all’altare, le offerte vengono lasciate e si torna giù in paese per la benedizione in piazza. Solo a sera si rientra nella propria abitazione portando appesa al braccio la ciambella rituale, fatta a forma di serpente che si morde la coda.
Anche la ciambella è un antico simbolo di fertilità tramandato fino a noi.






