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Il futuro della specie: intervista allo scrittore Luca Quarin su transumanesimo, intelligenza artificiale ed ecologia

Il futuro della specie intervista a Luca Quarin

Il futuro della specie: intervista allo scrittore Luca Quarin su transumanesimo, intelligenza artificiale ed ecologia

Stefania Capati: Benvenuti e benvenute a tutti gli ascoltatori di Radio Tuscia Events. Io sono Stefania Capati. Oggi, per la nostra intervista esclusiva, abbiamo in collegamento telefonico lo scrittore Luca Quarin. Benvenuto, Luca.

Luca Quarin: grazie, grazie mille. Grazie a tutti gli ascoltatori che sono in linea e che ci stanno seguendo.

Stefania Capati:  Luca è l’autore del romanzo Il futuro della specie, edito da Miraggi Edizioni per la collana Scafiblu e venerdì 30 ottobre alle 18:30 sarà a Roma alla libreria Panisperma al numero 220 per la presentazione di questo romanzo. È presentato dallo scrittore Pierpaolo Di Mino. Luca, ho detto tutto giusto?

Luca Quarin: perfetto, assolutamente perfetto. Un caro amico Pierpaolo con cui sono molto felice di dialogare. È anche un grande scrittore, soprattutto.

Stefania Capati:  alla fine, ripeteremo tutti gli orari e il luogo. Io vorrei iniziare con la prima domanda, Luca. Il tuo romanzo si apre nell’aprile 2019 col famoso incendio della cattedrale di Notre-Dame. C’è un giovane giornalista che si trova alle prese con la scomparsa misteriosa di un ricercatore di intelligenza artificiale, si chiama Fulvio Mancini, e insieme a lui è scomparsa la famiglia. Com’è nata questa trama investigativa e soprattutto come si intreccia con i grandi interrogativi che abbiamo oggi sul transumanesimo e sull’intelligenza artificiale?

Luca Quarin:  l’incipit di un romanzo dovrebbe riuscire a raccontare il tema e il cuore del romanzo nella prima pagina. Io ho scelto l’immagine del rogo di Notre-Dame perché direi che il romanzo alla fine racconta la storia di un incendio, dell’incendio che la specie umana ha appiccato a questo pianeta e che si chiama Global Warming. Anche il fatto che poi la trama si sviluppi a partire dalla scomparsa di una famiglia e dal racconto dell’inchiesta giornalistica sulla scomparsa di questa famiglia mi ha permesso di allargare progressivamente l’obiettivo e di passare dalla sparizione di una famiglia, della famiglia Mancini, alla possibile sparizione della nostra famiglia, della grande famiglia umana. Quindi da questo punto di vista poi il tema della sparizione si incrocia a quello del transumanesimo perché, insomma, è una delle possibilità che vengono oggi ventilate, ma è la possibilità della sconfitta. La sconfitta della nostra specie può essere invece la vittoria del transumanesimo e della trasformazione in macchine che Ray Kurzweil e tutti i teorici di queste ipotesi qui hanno fatto e stanno facendo.

Stefania Capati: infatti vorrei proprio chiederti questo, che è un aspetto che emerge dal tuo volume: ma se l’uomo si considera al centro del mondo, perché lo sta distruggendo? E poi, come affronti nel tuo racconto questo corto circuito tra accelerazione tecnologica e ritmi della natura?

Luca Quarin: sì, infatti la domanda da cui sono partito è esattamente quella che dicevi tu un attimo fa, cioè: com’è che siamo arrivati a questo punto? Com’è che siamo arrivati a un conflitto così forte e così brutale con il pianeta che ci ospita? Io ho cercato di sviluppare questo interrogativo attraverso questa storia e devo dire che una delle questioni che mi sono sembrate più cruciali è proprio il rapporto, diciamo, con la mobilità e di conseguenza l’accelerazione, la velocità come chiave di lettura dell’esperienza umana e della vita umana. Noi nella prima parte infatti si parla delle migrazioni e si parla di tutte quelle esperienze di mobilità che l’uomo compie per soddisfare il proprio desiderio, spinti… siamo degli animali desideranti che hanno bisogno di percorrere spazio per cercare di soddisfare il proprio desiderio. Nella seconda parte del romanzo ho invece messo a fuoco un’altra forma di vita che è molto più antica di quella animale e molto più antica ovviamente di quella umana, che è la vita vegetale, che al contrario ha nella lentezza e nell’immobilità la chiave probabilmente del proprio successo.

Stefania Capati:  accanto a questa indagine scientifica ed ecologica che tu hai fatto c’è anche un forte nucleo intimo, e cioè il rapporto tra padri e figli, le memorie, il peso delle scelte individuali. Secondo te quanto contano le relazioni affettive per comprendere proprio le trasformazioni collettive che stiamo vivendo?

Luca Quarin: certo, sai, la questione dell’eredità è una questione fondamentale. Noi stiamo lasciando, la mia generazione, la nostra generazione lascia ai propri figli in eredità un mondo che brucia e quindi dovevo affrontare anche questo aspetto. E l’ho fatto attraverso ovviamente il conflitto che esiste tra il protagonista di questa storia, che è un giovane giornalista trentenne che si rende conto di non voler fare il giornalista… fa il giornalista perché il padre è stato uno dei grandi giornalisti dell’epoca di Mani Pulite e lui è ancora schiacciato da questa figura. E quindi c’è un rapporto fra le generazioni che è un rapporto conflittuale e che mi serviva in qualche misura per mettere in evidenza, in luce ancora una volta, il conflitto che la nostra generazione ha con quelle successive, c’è questa terribile eredità che lascia.

Stefania Capati: ricordiamo che venerdì 30 ottobre tu sarai a Roma alla libreria Panisperma al numero 220 e dialogherai con Pierpaolo Di Mino, che è autore de Lo Splendore. Vorrei chiederti questo: che valore ha oggi la narrativa nel raccontare proprio le inquietudini del presente e soprattutto l’interrogarsi sul futuro della nostra specie?

Luca Quarin: nell’ultima parte del romanzo c’è un… diciamo che affronto un po’ di striscio ovviamente anche questo tema, questa questione in un dialogo tra questo giovane protagonista e il padre che lui si è scelto. Lui ha un padre che, come dicevo prima, è stato un grande giornalista, ma si è scelto un altro padre che anche lui ha fatto il giornalista, ma l’ha fatto in un modo diverso, e che si chiama Marco, e che in verità è stato un giornalista importante nella storia di questo Paese, che è un mio caro amico con il quale molto spesso discutiamo proprio di questa questione che ponevi tu, cioè come si racconta la realtà attraverso la narrativa o attraverso la saggistica. Marco, il mio amico, scrive di saggistica, io sono un narratore, e alla fine io penso che — e ho scelto la formula del romanzo ibrido, cioè del romanzo-saggio — perché credo che viviamo in un’epoca in cui la realtà è diventata narrativa, cioè la narrativa produce realtà. Veniamo da un’epoca in cui la narrativa era prodotta dalla realtà: le cose accadevano e poi venivano raccontate. Oggi viviamo un tempo in cui le cose vengono raccontate e poi accadono, più o meno come sono state raccontate. Quindi abbiamo bisogno anche di mettere accanto alla narrazione una scrittura che sia più analitica e che abbia le caratteristiche d’indagine del saggio, dell’inchiesta. Ecco, quindi io credo che abbiamo bisogno oggi di uno strumento un po’ più articolato che metta a confronto diverse… che metta a confronto, come dire, la nostra esistenza pulsionale con la nostra esistenza cognitiva, che le faccia anche… e che questo confronto ovviamente possa anche essere uno scontro dove appunto, attraverso il dialogo, forse riusciamo a capire un po’ meglio che cosa ci sta accadendo, cosa sta accadendo attorno a noi e come noi siamo anche protagonisti di quello che sta accadendo.

Stefania Capati: Luca, abbiamo solo 30 secondi, vorrei farti questa ultimissima domanda:  la specie umana  che cosa dovrebbe fare per riscoprire il proprio equilibrio con il pianeta?

Luca Quarin:  ovviamente, come puoi immaginare, non ho questa risposta. Ho guardato con molta curiosità e con molto interesse le dinamiche della vita vegetale che vive un’alleanza, ecco, un’alleanza tra tutte le creature del bosco, no? Tra tutte. Ed è un’alleanza che va avanti da centinaia di milioni di anni. E quindi io penso che forse ritrovare un’alleanza con gli altri membri della natura e uscire dalla dimensione antropocentrica in cui noi siamo la natura e l’unica natura, forse possa essere la strada per salvare la nostra specie.

Stefania Capati: Luca, siamo proprio arrivati agli sgoccioli. Io ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. Ricordo agli ascoltatori che venerdì 30 ottobre alle 18:30 sarai a Roma alla libreria Panisperma. Il tuo libro si chiama Il futuro della specie, di Miraggi Edizioni. Ringrazio tutti per l’ascolto, ringrazio te per essere stato con noi su Radio Tuscia Events.

Luca Quarin:  ringrazio voi e tutti gli ascoltatori,

Stefania Capati: a prestissimo Luca, grazie sai, grazie infinite, grazie a tutti.

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