Dobbiamo ammettere che La Cenerentola ad oggi è una delle fiabe più conosciute, con il suo immenso fascino ha saputo conquistare il suo pubblico lungo diverse generazioni.
La Cenerentola nasce probabilmente da una fiaba dell’antico Egitto, e diviene con il tempo parte integrante della cultura di numerosi popoli.
Si possono contare numerose trasposizioni: dall’Italiana di Giambattista Basile, a quella di Charles Perrault in Francia, dei fratelli Grimm e l’immancabile versione Disney. Oggi, un artista del calibro di Gianni Abbate, ne riscrive la visione che fu di Gioachino Rossini, con il progetto dell’Officina Culturale della Regione Lazio ‘L’opera con tre soldi’ e con il sostegno della Fondazione Carivit.
La grande opera, fra censura e critica sociale
La Cenerentola, o il trionfo della bontà, secondo Gianni Abbate, che ne cura testo e regia, seguirà l’opera rossiniana, raccontando la società dell’epoca, dove la forte censura ecclesiastica non permetteva di parlare di corruzione e inganno.
Non per questo non emerge l’aspra critica sociale, difendendo gli strati più poveri della scala sociale. Così come con Rossini, non troviamo una matrigna, ma un patrigno, Don Magnifico, nella realtà Ennio Cuccuini, Barone decaduto di Montefiascone, assetato di potere.
Le sorellastre, in maniera grottesca, diventano due fantocci realizzati dal burattinaio Marco Lucci e prenderanno vita con l’attrice Lorenza Colombi. Troveremo in scena un Rossini senza tempo, interpretato da Abate, che ci introdurrà all’opera. Mariella Spadavecchia (soprano) vestirà i panni di Cenerentola. Di grande rilievo le scenografie, curate da Simone Fabrizi e le musiche del Maestro Matteo Biscetti.
Eliminati gli elementi magici, non troveremo la fata madrina, ne la scarpetta di cristallo. Il ruolo di Deus Ex Machina verrà assegnato a Elidoro, un filosofo, che procurerà alla ragazza l’abito per la festa.
Una versione La Cenerentola, quella di Rossini, totalmente rivoluzionaria, che mette in scena un perdono e non una vendetta, nel mondo brutale dell’Italia del tardo XVIII secolo. Un’opera scritta ad appena 25 anni, in sole tre settimane, in un ambiente che già lo acclamava come uno dei più grandi autori di opere italiane. Divisa in due atti, l’opera di Rossini, su libretto di Jacopo Ferretti, debutta al Teatro Valle di Roma il 25 gennaio del 1817 e presto diventa uno dei suoi capolavori più amati, rivaleggiando con Il barbiere di Siviglia.
Gianni Abbate, napoletano, regista, autore e attore, si fa carico di questa grande opera e la porta in scena nella Tuscia. Queste le date:
- 27 aprile nella sala del Palazzo Baronale di Sipicciano
- 4 maggio al Piccolo Cavour di Bolsena
- 11 maggio al Palazzo della Cultura di Celleno
Non perdiamo quindi questa grande occasione per rivivere una delle fiabe più acclamate di tutti i tempi, dove virtù e perdono ne fanno da protagonisti. La versione di Abbate ha così tutte le carte in regola per essere un vero capolavoro.




