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Luisa de Medici una spagnola fiorentina e europea

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Com’è ben noto la storia dei Medici a Firenze fini con una grande donna, Anna Maria Luisa de’ Medici, che il 31 ottobre 1737 firmò il Patto di Famiglia.

Con quello strumento giuridico veniva garantito che tesori artistici e culturali della dinastia non fossero venduti e dispersi nel mondo per pagare i debiti accumulati dalla famiglia uscente, ma rimanessero in città e in Toscana. Non meno importante fu la sovrana che nel Cinquecento gettò le basi del principato, Eleonora di Toledo, il cui impegno ancor oggi determina il volto di Firenze: si pensi solo a Palazzo Vecchio riadattato e decorato da alcuni dei maggiori pittori dell’epoca per ospitare i suoi appartamenti e dove andò a vivere nel 1540; al Giardino di Boboli e a Palazzo Pitti, acquistati nel febbraio 1550 dalla duchessa con le proprie finanze, trasformati secondo i suoi personali ideali progettuali e da lei amministrati attivamente, da vera e propria manager del patrimonio. Insieme a Vittoria Colonna, Eleonora fu altresì una delle grandi mecenati donne, non solo di artisti ma anche di letterati e filologi, e la mostra ricorda il sostegno che la sovrana garanti nel suo cenacolo a due poetesse tanto diverse tra loro come la pia Laura Battiferri e la cortigiana Tullia d’Aragona, petrarchista.

Come la duchessa di Mantova Isabella d’Este, anche la spagnola trapiantata a Firenze aveva un debole per i vestiti e fu una vera e propria arbitra elegantiarum, quasi una Anna Wintour del periodo, in quanto favori l’industria tessile di lusso a Firenze e influì sulle tendenze della moda e sul gusto vestimentario non soltanto attraverso gli abiti che lei stessa indossava (la testimonianza più spettacolare è quella offerta nel suo ritratto del Bronzino agli Uffizi), ma anche scegliendo l’abbigliamento per il marito e per la corte, distinguendosi quindi anche nel campo dell’abbigliamento maschile.

Da spagnola arrivata a Napoli dodicenne nel 1534, e a Firenze diciassettenne nel 1539, Eleonora portava con sé un bagaglio culturale notevolissimo e attinto a fonti diverse.

Vi spiccano la conoscenza del sapere ebraico acquistata grazie alla precettrice Benvenida Abrabanel (poi trasferitasi a Ferrara) sebbene l’ipotesi che parlasse la lingua non sia suffragata dalle fonti, la profonda fede francescana – stimolata dalla presenza in casa di Alonso de Madrid, consigliere spirituale della madre, Maria Osorio Pimentel – che sicuramente fu all’origine del suo pellegrinaggio a La Verna nel 1540, del nome di battesimo del primogenito e futuro duca e granduca Francesco I, e anche dell’iconografia della sua cappella privata a Palazzo Vecchio (1541-1543 circa); il sostegno al nuovo ordine dei gesuiti, manifestato nel contributo per la fondazione del collegio accanto a Palazzo Medici Riccardi e a favore della chiesa di San Giovannino (poi degli Scolopi). Gli orizzonti della duchessa si ampliarono ulteriormente dopo il matrimonio, grazie agli incontri richiesti dal suo ruolo istituzionale con personaggi delle più varie provenienze. Le cronache ricordano in particolare il sultano Abu Abdallah Muhammad V. noto come Moulay al-Hassan, califfo di Tunisi dal 1526 al 1543, che Eleonora ricevette a Firenze nel 1543 quando egli venne a cercare alleati cristiani che lo riportassero sul trono dopo essere stato cacciato dal pascia ottomano Hayreddin.

Considerando che il breve tempo tra le nozze nel giugno 1536 di Margherita d’Austria (1522-1586) con Alessandro de’ Medici e l’assassinio di questi il 6 gennaio seguente non dette alla duchessa la possibilità di lasciar tracce nella storia di Firenze, è con Eleonora che inizia la serie di donne importanti e potenti, forti, colte, provenienti nella maggior parte da altri paesi, alla corte dei Medici: il panorama può sembrare intricato ma, a ben vedere, segue un ben individuabile fil rouge che parte proprio dalla duchessa spagnola. Le segui infatti Giovanna d’Austria (1547-1578) di lignaggio imperiale, cugina di Margherita e moglie, nel 1565, di Francesco primogenito di Eleonora La nipote di Giovanna, Maria Maddalena d’Austria (1587-1631) nel 1608 convola a nozze con Cosimo II de’ Medici, la cui nonna era Eleonora.

Il legame con la casa imperiale fu consolidato dal matrimonio nel 1625 di Claudia de’ Medici (1604-1648), nipote di Eleonora, con l’arciduca Leopoldo V d’Asburgo-Tirolo.

Il loro figlio, Ferdinando Carlo (che ebbe un ruolo nella conversione di Cristina di Svezia al cattolicesimo) per giunta nel 1646 impalma Anna de’ Medici (1616-1676), figlia di Cosimo II e Maria Maddalena.

Claudia era già stata sposata in primo matrimonio allo sfortunato Federico Ubaldo della Rovere, ultimo rampollo maschio della famiglia ducale di Urbino e Pesaro, che mori diciottenne nel 1623, due anni dopo la celebrazione delle nozze a Firenze. Tuttavia, la figlia della giovanissima coppia, Vittoria (1622-1694), pronipote di Eleonora, alla morte del padre si trasferì a Firenze dove venne fidanzata al cugino tredicenne Ferdinando, che della duchessa toledana era pronipote: grazie a questo legame, alla morte del nonno Francesco Maria II della Rovere, nel 1631, l’importantissima collezione d’arte dei duchi di Urbino fu trasferita sulle rive dell’Arno e oggi quadri che da essa provengono sono tra i tesori più celebri degli Uffizi e di Palazzo Pitti. D’altra parte, l’eredità di Vittoria della Rovere non incluse il ducato paterno, cosi che le speranze fiorentine di guadagnare anche il territorio urbinate – e con esso di realizzare il vecchio sogno di Lorenzo il Magnifico di espandere i confini dello stato fiorentino fino all’Adriatico – nemmeno questa volta andarono in porto.

Le grandi dame dei Medici estesero la rete diplomatica anche con la casata reale di Francia, sempre per via matrimoniale, a cominciare da Caterina de’ Medici (1519-1589), moglie nel 1547 di Enrico II di Valois. Queste relazioni privilegiate vennero continuate da sua nipote Cristina di Lorena (1565-1636) che sposa Ferdinando de’ Medici (figlio di Eleonora) nel 1588, e raggiunsero lo zenit con Maria de’ Medici (1575-1642), moglie del re francese Enrico IV dal 1600 al 1610, reggente per il figlio minorenne fino al 1617, e figura centrale nella politica francese fino all’esilio nel 1631. Il nadir invece venne toccato dalla povera cugina di Luigi XIV. Margherita Luisa d’Orléans (1645-1721) che obtorto collo nel 1661 dovette sposare Cosimo III de’ Medici e lasciò il marito dopo quattordici anni di sofferenze e insofferenze per tornarsene in patria.

Le ultime due unioni nuziali della dinastia medicea riguardarono principi tedeschi. Arrivò a Firenze Violante Beatrice di Baviera (1673-1731), sposa nel 1688 del gran principe Ferdinando e dopo la morte del marito, dal 1717 al 1731, energica e amata governatrice di Siena. Parti invece alla volta di Düsseldorf per unirsi in matrimonio nel 1691 con l’Elettore Palatino, Jan Willem, Anna Maria Luisa (1667-1743), la pro-pro-pronipote di Eleonora di Toledo, che dopo la morte del marito e 25 anni vissuti in Germania, nel 1716 tornò nella sua città a concludere la parabola dinastica.

In questa fitta rete di parentele medicee, Eleonora di Toledo non è da considerarsi mera progenitrice di molte delle donne che determinarono la marcia della storia fiorentina, toscana e nel caso della regina di Francia, Maria, e dell’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa, anche europea. Perché, come si legge in catalogo e come si può ben comprendere visitando la mostra, la duchessa fu soprattutto, per le sue discendenti e per le altre esponenti della famiglia, la capostipite esemplare di una donna al governo, valida alleata del marito ma anche attiva e capace di determinare, in prima persona, le sorti della città e dello Stato.

Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi

“manager abilissima e vera e propria arbitra elegantiarum: era l’Anna Wintour del suo tempo”

 

 

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