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Scalpellini e vasai a Civita di Bagnoregio

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Il mondo conosce Civita di Bagnoregio con l’appellativo di Città che muore, ma molti non sanno che nel XII secolo la città era nota per le attività degli scalpellini e dei vasai.

I petraroli o scalpellini e i vascellari o vasai erano i mestieri più diffusi perché legati all’attività della lavorazione delle principali materie prime del territorio, cioè la pietra basaltica e l’argilla.

Ancora oggi la lavorazione della basaltina è tra le maggiori attività produttive.

Nel 1373 Bagnoregio, dopo diverse vicende storiche che la liberano dal dominio di una famiglia discendente dei Monaldeschi, di dota di uno Statuto che regolamentava diversi aspetti. Tra questi c’era l’aspetto urbanistico della città, ma anche la condotta morale degli abitanti.

Nello Statuto che è conservato negli archivi del Comune, la città viene descritta come formata da 8 contrade, 10 porte d’accesso e ben 6 fontane pubbliche. E appunto si parla dei mestieri più diffusi cioè scalpellini e vasai.

Nella prima metà del 1500 e precisamente nel 1511 il vescovo Ferdinando di Castiglia chiama l’architetto Cola da Caprarola per affidargli il restauro della chiesa di S. Donato. Dopo alcuni anni, i lavori vengono estesi al convento di S. Agostino al quale si aggiunge un chiostro e il disegno viene affidato a Michele Sanmicheli un grande architetto veronese. Che in quel periodo era capomastro nel cantiere del Duomo di Orvieto

L’architetto Michele Sanmicheli venne pagato con ben due piccioni e il pagamento fu trascritto nei registri.

Ma i pagamenti in natura non finiscono qui, il chiostro del Sanmicheli fu ultimato nel 1606 e fu dotato di un pozzo centrale il quale disegno fu ad opera di Ippolito Scalza scultore e architetto orvietano. L’architetto Scalza fu retribuito con tre paia di polli.

Perché una cittadina fiorente come Civita di Bagnoregio, è oggi diventata il paese che muore?

Il mattino di sabato 11 giugno 1695 un fortissimo terremoto scuote il paese, causando la distruzione di gran parte delle abitazioni e la morte di 32 persone.  I residenti preferirono abbandonare il posto e trasferirsi nel pianoro antistante, dove fondarono il paese di Bagnoregio.

Attualmente a Civita di Bagnoregio vivono 11 persone.

Stefania Capati

 

 

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