Corpo, desiderio e immaginazione si incontrano negli spazi di via Tadino 15 a Milano nella nuova mostra dei due artisti, tra animazioni stop-motion, sculture monumentali e paesaggi sospesi tra realtà e visione.
La Galleria Gió Marconi di Milano presenta Song of the Sirens, quinta mostra personale di Nathalie Djurberg e Hans Berg negli spazi della galleria. Un nuovo capitolo di un dialogo artistico consolidato nel tempo, che trasforma gli ambienti di via Tadino 15 in un territorio sospeso tra apparizione e desiderio, memoria e immaginazione.
La mostra costruisce un universo nel quale immagini, suoni e sculture sembrano sottrarsi di continuo a una lettura definitiva. Immerso in una penombra diffusa, il visitatore attraversa sale animate da proiezioni stop-motion e presenze plastiche monumentali, entrando progressivamente in uno scenario nel quale il corpo umano perde la propria unità per trasformarsi in frammento, simbolo e interrogativo.
Song of the Sirens verrà inaugurata mercoledì 30 settembre alle 18.00. Sarà visitabile dal 1 ottobre al 19 dicembre 2026, dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 18.00.

Song of the Sirens, la mostra di Nathalie Djurberg e Hans Berg alla Galleria Gió Marconi di Milano. (Nathalie Djurberg & Hans Berg, Song of the Sirens, 2026. Courtesy of the artist)
Il corpo tra frammento, reliquia ed enigma… Song of the Sirens
Al centro delle animazioni compaiono grandi elementi anatomici: un naso, un orecchio, dei glutei. Forme originariamente modellate in argilla vengono presentate con un’apparenza marmorea, isolate, ingrandite e volutamente alterate fino ad acquisire una dimensione quasi monumentale.
Sono presenze insieme solenni e assurde, familiari e stranianti. Il corpo non viene rappresentato nella sua interezza, ma scomposto in dettagli che assumono una propria autonomia visiva. Il frammento anatomico diventa così reliquia, oggetto simbolico ed enigma. Intorno a queste forme si muovono altre figure modellate in argilla, caratterizzate da tratti e attributi volutamente amplificati. I loro gesti sono lenti, quasi rituali, attraversati da una tensione verso qualcosa che sembra continuamente sul punto di accadere senza però trovare un vero compimento.
È proprio questa sospensione a costituire uno degli elementi centrali di Song of the Sirens. Le azioni non conducono a una conclusione e le immagini non si concedono completamente allo sguardo. Ogni movimento sembra fermarsi sulla soglia dell’evento, alimentando il desiderio anziché soddisfarlo.
Un giardino sospeso tra realtà e immaginazione
Il dialogo tra animazione e materia prosegue in Song of the Sirens attraverso le sculture disseminate lungo il percorso espositivo. Anche qui ritornano frammenti del corpo umano, superfici marmoree e forme anatomiche ingrandite che trasferiscono nello spazio fisico i motivi presenti nelle immagini proiettate sulle pareti.
Si crea così una relazione continua tra le diverse sale della galleria. Gli elementi corporei riaffiorano in forme differenti, costruendo un lessico visivo ricorrente nel quale immagini e oggetti sembrano rimandare gli uni agli altri. A modificare ulteriormente la percezione dello spazio intervengono fiori monumentali e fuori scala, collocati sul pavimento e lungo le pareti. Emergendo da una sottile atmosfera nebbiosa, trasformano la galleria in una sorta di giardino visionario.
La natura appare riconoscibile e allo stesso tempo profondamente alterata. La dimensione sproporzionata dei fiori modifica i rapporti tra il visitatore e l’ambiente, mentre elementi naturali, forme anatomiche e figure fantastiche convivono in un equilibrio volutamente instabile. Il risultato è un paesaggio mentale prima ancora che fisico: uno spazio nel quale la distinzione tra ciò che appartiene alla realtà e ciò che nasce dall’immaginazione diventa progressivamente più incerta.

Una delle sculture esposte in Song of the Sirens, la mostra di Nathalie Djurberg e Hans Berg alla Galleria Gió Marconi. (Nathalie Djurberg & Hans Berg, Song of the Sirens, 2026. Courtesy of the artist)
Song of the Sirens, il desiderio come possibilità
Il titolo della mostra, Song of the Sirens, richiama inevitabilmente l’immagine della sirena, figura che attraversa il mito occidentale come incarnazione del richiamo, della seduzione e dell’inaccessibile. Nella ricerca di Nathalie Djurberg e Hans Berg, tuttavia, il richiamo non conduce verso un oggetto preciso. La sirena diventa piuttosto metafora di una tensione priva di un destinatario definito: un desiderio emancipato dal possesso, destinato a rimanere aperto alla possibilità.
Song of the Sirens abita idealmente quell’istante incerto tra il crepuscolo e l’alba, quando le forme non sono ancora completamente distinguibili e l’immaginazione interviene per completare ciò che lo sguardo non riesce a definire.
È nello spazio lasciato dall’assenza che prendono forma le narrazioni. Il mito incontra la fantasia, ciò che appare proibito o irraggiungibile viene trasformato dall’immagine e dalla finzione, mentre il desiderio smette di essere qualcosa da raggiungere per diventare una condizione da attraversare. Nell’universo costruito dagli artisti il desiderio può così assumere forme differenti: diventare creatura, monito, memoria e poesia. E ciò che nella realtà rimane distante o proibito trova nella narrazione una nuova dimensione, quasi sacra, perché finalmente libera di esistere nell’immaginazione. Song of the Sirens promette di stupire e affascinare il pubblico trasportandolo in un’atmosfera magica ed onirica.

Nathalie Djurberg e Hans Berg, protagonisti della mostra Song of the Sirens alla Galleria Gió Marconi. (Nathalie Djurberg & Hans Berg 2026. Courtesy of the artist)
Nathalie Djurberg e Hans Berg: un sodalizio artistico nato nel 2004
Nati entrambi in Svezia nel 1978, Nathalie Djurberg e Hans Berg lavorano insieme dal 2004, anno in cui si incontrano a Berlino. Djurberg, formatasi alla Malmö Art Academy, ha sviluppato una ricerca fortemente riconoscibile attraverso l’animazione in plastilina e la scultura, costruendo narrazioni popolate da figure deformate, atmosfere inquietanti e riferimenti al desiderio, agli istinti e alle pulsioni umane. Berg, musicista autodidatta, affianca alle immagini composizioni elettroniche e paesaggi sonori che contribuiscono in maniera determinante alla dimensione immersiva delle loro installazioni.
Nel corso della loro carriera il duo ha esposto in importanti istituzioni internazionali, tra cui il New Museum di New York, il Moderna Museet di Stoccolma e la Fondazione Prada di Milano. Nel 2009, alla 53ª Biennale di Venezia, l’installazione The Experiment è valsa ai due artisti il Leone d’Argento come migliori giovani artisti. Le loro opere intrecciano animazione, scultura e suono in universi visivi nei quali il registro fiabesco si incontra spesso con elementi perturbanti, grotteschi e profondamente simbolici.
- Immagini e fotografie sono fornite nel comunicato stampa a cura di “Lara Facco P&C” Press Office.
Andrea Contorni per Radio Tuscia Events






