In occasione della recente partecipazione all’evento “Women Minding Their Own Business” presso l’Università degli Studi della Tuscia (Unitus), abbiamo incontrato Anita Falcetta, Presidente di Women of Change Italia, imprenditrice e consulente strategica. In questa intervista, Anita Falcetta esplora i temi della parità salariale, della rappresentanza femminile nelle discipline STEM e della necessità di un nuovo equilibrio di potere nel mondo del lavoro.
L’Intervista
Recentemente siete intervenuti a “Women Minding Their Own Business” a Viterbo. Qual è stato il fulcro del vostro contributo durante l’evento all’Unitus?
Il nostro intervento si è focalizzato su una parola chiave fondamentale: alleanza. È il concetto che ha ispirato l’intero evento e che guida la nostra associazione fin dalla sua fondazione. Abbiamo affrontato il tema del dialogo intergenerazionale attraverso il progetto Open Your Board, di cui siamo partner, che mira ad aiutare le organizzazioni pubbliche e private a integrare efficacemente tutte le generazioni che oggi coesistono in azienda. Abbiamo inoltre parlato di parità retributiva, ricordando la nostra campagna internazionale “Stop Robbing Women”: un titolo provocatorio per ribadire che pagare meno le donne significa derubarle ogni giorno della loro dignità e del loro lavoro.
Oltre alla parità salariale, quali sono le iniziative più significative che state portando avanti per favorire la rappresentanza femminile?
Da tre anni ci concentriamo intensamente sulla presenza delle donne nell’ambito STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Sebbene il numero di studentesse in queste materie stia aumentando, esiste ancora un gap misurabile nel mondo del lavoro. Per abbassare queste barriere e supportare le donne nell’acquisizione della sicurezza necessaria per affrontare tali percorsi, abbiamo creato il format Women of STEM Tours. Si tratta di interviste online dove coinvolgiamo esperti e istituzioni di rilievo, come l’Agenzia Spaziale Italiana e la Global Thinking Foundation. Promuoviamo anche la declinazione STEAM, inserendo la “A” di Arts per sottolineare l’importanza di integrare le materie scientifiche con quelle umanistiche.
Anita, tu sei anche un’imprenditrice attiva nella consulenza strategica. Come si traduce il tuo impegno civile nella tua attività professionale?
Cerco di agire sempre con autenticità e trasparenza, evitando i rischi del “pink washing” o della costruzione di un personal branding fine a se stesso. Mi occupo di consulenza per la prassi UNI/PdR 125:2022, la norma che permette alle organizzazioni di certificarsi per la parità di genere, e per la ISO 30415 sulla diversità e inclusione. Opero anche come auditor di terza parte per importanti enti di certificazione. Supportiamo le aziende nella costruzione di sistemi di gestione che includano l’equità salariale, la conciliazione vita-lavoro e la prevenzione di ogni forma di violenza e molestia. È un percorso dedicato che ricalca, per importanza, i sistemi di gestione della qualità.
Secondo la tua esperienza, come è cambiato il ruolo della donna nel mondo del lavoro negli ultimi anni?
Penso che noi donne ci siamo stancate di restare in secondo piano. Oggi chiediamo equità: vogliamo poter fare la nostra parte in base al talento, al merito e alle competenze. Spesso emergere è difficile perché la mentalità tradizionale, che molti chiamano patriarcato, preferisce donne silenti. Una donna affermata, centrata e competente a volte spaventa, perché non accetta più il compromesso del “passo indietro”. La grande novità degli ultimi anni è che abbiamo iniziato a fare squadra. Se in passato eravamo isolate nei nostri ambiti familiari o lavorativi, oggi facciamo rete. Lo slogan di Women of Change è proprio “Donne e gioco di squadra”.
Siamo giunti al termine. Grazie, Anita, per queste riflessioni così profonde. Ti aspettiamo presto per continuare a parlare di questi temi essenziali.
Grazie a voi per l’invito, è stato un vero piacere.






