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Francesco Marzi, il metodo lean e le neuroscienze per le imprese sostenibili

 

In un mondo aziendale spesso dominato dai soli numeri, emerge la figura di Francesco Marzi, un professionista che ha saputo coniugare l’efficienza del metodo Lean con le frontiere delle neuroscienze e della Programmazione Neuro-Linguistica (PNL). Durante la nostra intervista, Francesco Marzi ha spiegato come il vero motore del cambiamento non risieda nelle procedure, ma nella comprensione dei meccanismi biologici ed emotivi che guidano le persone.

L’intervista

Francesco, tu unisci il metodo Lean con le neuroscienze e la PNL. In che modo capire come funziona il cervello può aiutare le aziende a lavorare meglio e ad accettare il cambiamento?

Il vero limite nelle aziende non sono quasi mai i processi, ma la resistenza umana al cambiamento. Spesso il metodo Lean viene visto solo come un insieme di procedure e ottimizzazione dei flussi, ma funziona davvero solo quando coinvolge le persone e fa capire loro il senso della trasformazione. Qui entrano in gioco le neuroscienze: il cervello tende naturalmente a difendersi e a preferire la “comfort zone”. Quando un cambiamento viene vissuto come una minaccia, la persona si chiude. Un manager moderno deve saper organizzare i processi, ma deve soprattutto saper comunicare per creare fiducia. La PNL, se usata bene, permette di capire come le persone percepiscono le situazioni e cosa le porti ad accettare o rifiutare una novità.

Secondo la tua esperienza, quali sono le maggiori difficoltà per un leader che vuole trasformare un gruppo tradizionale in un team autonomo e responsabile?

La difficoltà principale è il passaggio dall’aspettare indicazioni alla presa di responsabilità (l’empowerment). Per ottenere questo coinvolgimento proattivo, bisogna creare un ambiente in cui le persone si sentano parte del risultato e non semplici esecutori. Servono comunicazione chiara, esempio concreto e, soprattutto, il feedback. Il feedback è un’arma potentissima: permette di dire a qualcuno cosa migliorare motivandolo, anziché demotivandolo.

Oggi si parla molto di sostenibilità, ma tu applichi questo concetto anche al benessere delle persone in azienda. Qual è la tua visione?

Sono convinto che un’organizzazione sia davvero sostenibile solo quando ottiene risultati senza “consumare” l’energia delle persone. Sostenibilità significa dare a tutti la possibilità e gli strumenti per portare il proprio valore. Lo stress può essere una spinta positiva, ma diventa nocivo quando logora. Per evitarlo servono ruoli, perimetri e competenze ben definiti: i processi non devono limitare le persone, ma aiutarle a esprimersi meglio concentrando le energie su ciò che porta valore. Quando i compiti sono chiari, il miglioramento diventa naturale e duraturo.

Puoi raccontarci un esempio eclatante di sostenibilità umana che hai vissuto in azienda?

L’esempio più bello è quando le persone si sentono libere di sbagliare senza essere giudicate solo per la performance, ma valutate per il cammino fatto. Un’azienda che premia l’impegno crea un ecosistema dove le persone danno sempre di più. Se crei un modo di vivere che incoraggia a “fare”, piuttosto che a restare fermi per paura dell’errore, i risultati arrivano e sono molto più solidi nel tempo.

Quanto conta oggi lo storytelling aziendale per coinvolgere i dipendenti e migliorare l’immagine del brand verso l’esterno?

Conta moltissimo perché aiuta a dare un senso a ciò che si fa ogni giorno. Crea appartenenza: oggi le persone non vogliono sentirsi solo parte di un’azienda, ma di un progetto con valori e un’identità chiara. Verso l’esterno, questo rende il brand autentico e credibile.

Ci sono molte figure professionali nel tuo campo. Cosa senti di offrire di diverso rispetto ad altri professionisti?

Metto passione in quello che faccio, unendo un master in Operation (per l’organizzazione dei processi) all’umanità derivante dagli studi di neuroscienze. In un mondo dove contano spesso solo i numeri e l’apparenza, io credo che il cambiamento parta dalla consapevolezza di se stessi e dallo scardinare le credenze errate, come il classico “si è sempre fatto così”. Grazie all’empatia e al coinvolgimento, riesco a raggiungere risultati più veloci perché creo ambienti di fiducia. Essere autorevoli non significa solo essere “buoni”, ma aiutare le persone a riconoscere il proprio valore, anche quando questo significa capire che un determinato ruolo non è quello giusto per loro.

Come contattare Francesco Marzi

Per chi volesse approfondire questi temi o richiedere una consulenza, Francesco Marzi è raggiungibile attraverso i seguenti canali:

Nota dell’esperto: Il successo di un’azienda sostenibile si misura dalla capacità di ridurre il turnover e aumentare il benessere (well-being) attraverso la chiarezza dei ruoli e la fiducia reciproca.

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