Antonio Manzini è stato ospite della domenica presso la Mondadori Bookstore a Velletri per presentare il suo ultimo libro “Rien ne va plus”.
Tra i nomi più importanti della Sellerio, Manzini è il padre di Rocco Schiavone, notissimo e amatissimo personaggio televisivo interpretato da Marco Giallini nell’omonima serie.
Manzini fra una battuta e l’altra ha arricchito di curiosità l’incontro: “Rocco Schiavone non ricordo come nasca, però è cambiato molto nel tempo. È una scoperta continua” – ha svelato – “e credo che la cosa che più lo renda particolare è che è forte con i forti e debole con i deboli”. Alle prese con un lutto, quello della moglie, mai superato, Schiavone è un “depresso che si auto-infligge dolore, con i suoi lunghi monologhi nei confronti della donna che ha amato”. “Ma è anche pieno di risorse, furbo, astuto, e questo ovviamente conta nelle indagini”, ha precisato Manzini.
Rien ne va plus è il seguito ideale di Fate il vostro gioco, poiché Rocco riesce a capire il movente che nel precedente romanzo era in fieri e che non si poteva scoprire.
Tanti i temi trattati: dalla ludopatia agli aspetti più prettamente psicologici, nel meraviglioso sfondo valdostano. Un delitto difficile da risolvere e che metterà ancora una volta a dura prova Schiavone, tuttavia abile nel trovare la strada giusta per arrivare alla giustizia, complice quel sesto senso che non lo abbandona mai.
Senza entrare troppo nei particolari del libro, Antonio Manzini – intervistato da Ezio Tamilia – è stato sollecitato, dopo aver parlato del libro, con altre domande relative alla sua attività di scrittore e al mondo letterario contemporaneo.
“Il mio idolo è senz’altro Camilleri” – ha raccontato l’autore – “che fu mio insegnante di estetica all’Accademia di Arte Drammatica” (Manzini è anche attore, oltre che scrittore). “Un uomo geniale, mi fece leggere un dattiloscritto del Commissario Montalbano senza alcuna cancellatura e scoprii solo dopo che era la prima bozza. A tratti è mostruoso, ha cambiato il modo di fare editoria: ci mette un mese per scrivere un’opera, ha terrorizzato tutti noi”, ha scherzato Manzini.
Come si vive, oggi, da scrittori? “Ci vuole fortuna” – ha risposto Antonio Manzini – “e io ne ho avuta perché il mio successo è arrivato per caso. Se è vero che Arbasino divideva tutti coloro che scrivono in tre categorie, giovani promesse, soliti stronzi, grandi maestri, io appartengo senza dubbio a quella di mezzo. Ma sono stato fortunato perché Rocco Schiavone è andato oltre le mie aspettative crescendo quando io a malapena sapevo come funzionasse una casa editrice”.






