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Rosario Dragotta: presenta il suo libro “Sotto il cielo di Sicilia”

Rosario Dragotta: "Sotto il cielo di Sicilia" racconta l'amore, la dignità del lavoro e la resistenza contro il pregiudizio e la mafia

Rosario Dragotta: "Sotto il cielo di Sicilia" racconta l'amore, la dignità del lavoro e la resistenza contro il pregiudizio e la mafia

Rosario Dragotta: “Sotto il cielo di Sicilia” racconta l’amore, la dignità del lavoro e la resistenza contro il pregiudizio e la mafia

Stefania Capati: benvenuti e benvenute a una nuova puntata dello speciale del Tg degli Eventi. Oggi parleremo di un romanzo molto particolare scritto da un giovane uomo: lui si chiama Rosario Dragotta. Il libro si intitola Sotto il cielo di Sicilia.

Rosario, iniziamo a parlare subito di questo libro: al centro c’è una storia d’amore, quella tra Giuseppe e Anita. Perché il loro rapporto d’amore è così difficile e, soprattutto, che cosa rappresenta per loro?

Rosario Dragotta: il loro amore è difficile perché, nella Sicilia di quel tempo, l’amore non era concepito come un fatto privato tra due persone, ma come un elemento dell’ordine sociale da non turbare. Era isolato da regole rigide delle famiglie e dalle aspettative di una società patriarcale che pretendeva di decidere il destino dei figli e della società stessa. A questo si aggiungeva la differenza di età, che in paese si trasformò in un motivo di scandalo: in un contesto così chiuso, amare significava mettere in discussione convenzioni profondamente radicate. Per Giuseppe e Anita, invece, quel sentimento rappresentava uno spazio di autentica libertà: non era soltanto una storia d’amore, ma la possibilità di scegliere il proprio destino e costruire un futuro fondato sui propri valori, anziché sulle aspettative altrui.

Stefania Capati: il romanzo è ambientato nella Sicilia del secondo dopoguerra, un’epoca di sacrifici e miseria. Quanto è importante il tema del lavoro nella storia di Giuseppe?

Rosario Dragotta: il lavoro è l’asse portante della storia di Giuseppe nella Sicilia del secondo dopoguerra, un periodo oppresso dalla miseria e dalla disoccupazione. Il lavoro non serviva solo a sopravvivere, ma a emanciparsi dalla povertà e a costruire una stabilità economica per la propria famiglia. Cresciuto con i valori dell’onestà e del sacrificio, Giuseppe affronta la vita senza scorciatoie, contando solo sull’impegno quotidiano verso i propri cari e la comunità. La svolta avviene quando diventa guardia giurata, lasciando il lavoro da contadino nei campi: questo nuovo ruolo rappresenta per lui l’impegno concreto di difendere la legalità dello Stato in un territorio controllato dalla criminalità organizzata.

Stefania Capati: purtroppo in quel contesto c’era la morsa della mafia. Cosa succede a Giuseppe durante il suo servizio?

Rosario Dragotta: succede che Giuseppe riconosce alcuni pericolosi latitanti del periodo, diventando un testimone scomodo. Per questo motivo subisce un primo attentato; sopravvive e riceve il consiglio di fuggire per salvarsi, ma decide di restare. La sua scelta nasce da un profondo senso del dovere, non dall’incoscienza: rifiuta di piegarsi alla paura e all’intimidazione mafiosa, convinto che ognuno debba fare la propria parte per non lasciare vincere l’illegalità. Il suo sacrificio è il culmine di una vita coerente, guidata dall’amore per i propri valori. La sua storia è un omaggio a chi svolge il proprio dovere con intensità e a tutti coloro che sono morti per difendere i propri ideali, dimostrando che il lavoro può essere un autentico servizio alla collettività. In quel periodo, per gli uomini come Giuseppe, il lavoro riconosceva dignità e permetteva di non sottomettersi a certe regole.

Stefania Capati: hai parlato anche di questa grande differenza di età tra Giuseppe e Anita. In un paese piccolo, dove tutti parlano dei fatti degli altri, come veniva vista questa coppia?

Rosario Dragotta: la coppia veniva vista con molto scetticismo. Giuseppe era un ragazzo giovane, era appena tornato dalla leva militare, e in quel periodo erano le famiglie a decidere i matrimoni. La gente in paese mormorava, si chiedeva cosa ci facesse Giuseppe con Anita, che era molto più grande di lui di ben sette anni. Creavano pregiudizi per denigrare un sentimento autentico, nato in un modo che forse oggi non succede più: un amore nato semplicemente nei campi, mentre andavano a lavorare. Giuseppe vede Anita mentre spazzava il cortile e si innamorano con un solo sguardo: un vero colpo di fulmine. Oggi storie così sono difficili, l’amore si cerca sui social. Il paese era scettico e loro hanno dovuto combattere per vincere questo scetticismo, che in un primo momento ha spinto persino i genitori ad ostacolare la loro unione a causa delle dicerie. Ci sono state ripercussioni e situazioni particolari con la madre di lui, ma poi i due ragazzi hanno deciso di partire facendo la cosiddetta “fuitina”.

Stefania Capati: la presenza della mafia è un aspetto molto forte e centrale in questo romanzo. Perché hai scelto di raccontare proprio questa realtà di quegli anni, che purtroppo è ancora attuale?

Rosario Dragotta: sarebbe stato impossibile raccontare quella realtà senza includere questo tema. All’inizio parliamo della transizione dal brigantaggio, con figure come Salvatore Giuliano: i protagonisti si sono trovati purtroppo coinvolti in questa morsa sempre più stretta. Giuseppe, come dicevo, aveva riconosciuto dei latitanti del paese, persone purtroppo note. C’era la paura che andasse a riferire tutto al maresciallo del paese, con cui Giuseppe collaborava per via del suo lavoro, e per questo decisero di farlo fuori affinché non parlasse. La cosa drammatica è che, dopo un primo agguato fallito, i sicari sono tornati un anno dopo, per paura che lui avesse riconosciuto qualcuno. Fu un vero e proprio attentato: mentre Giuseppe tornava a casa in macchina, in una via secondaria del paese, gli scaricarono contro una raffica di proiettili. È una storia tratta da fatti realmente accaduti.

Stefania Capati: qual è il messaggio che vuoi trasmettere al lettore con questo romanzo e cosa ti ha spinto a scriverlo?

Rosario Dragotta: vorrei che il lettore terminasse il libro ponendosi una domanda: “io al posto loro cosa avrei fatto?”. Mi riferisco alla determinazione e alla resilienza della coppia nel portare avanti questo amore: si sarebbero arresi alle prime difficoltà? Oggi come allora siamo chiamati a scegliere tra ciò che è facile e ciò che è giusto, tra il conformismo e la libertà. Il romanzo spinge a lottare per i propri sogni, per il proprio amore e per la propria libertà, senza arrendersi mai e trovando la forza di scalare le montagne senza paura. Anita, anche dopo la morte del marito, ha dovuto portare avanti la famiglia con determinazione e presenza, nonostante fosse affetta da un’asma cronica che poi l’ha portata alla morte. Per i propri sogni non bisogna mai arrendersi.

Stefania Capati: abbiamo gli ultimi secondi: dove si può acquistare il libro?

Rosario Dragotta: lo trovate su Amazon o direttamente dalla casa editrice Ghaleb di Vetralla. Cercando su Internet si trova facilmente.

Stefania Capati: Rosario, siamo andati oltre i dieci minuti e ti ringrazio tantissimo per averci fatto conoscere questa storia. Ti auguro che ci sia un seguito.

Rosario Dragotta: vi svelo che il seguito c’è già: ho scritto il continuo incentrato sulla vita di un figlio. E adesso sto scrivendo la biografia di una persona legata a tematiche in cui la ‘ndrangheta si trova indirettamente coinvolta.

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