Al Museo della Ceramica della Tuscia una tavola rotonda ha raccontato il significato sociale, politico e religioso del banchetto nella civiltà etrusca.
Un viaggio nella civiltà etrusca attraverso il cibo, il vino e il significato più profondo della convivialità. Giovedì 16 luglio presso il Museo della Ceramica della Tuscia di Palazzo Brugiotti a Viterbo, si è svolta la tavola rotonda “Il banchetto degli Etruschi: tra cibo, cultura e convivialità“, promossa dall’Associazione culturale La Torre della Tuscia con il patrocinio dell’Università degli Studi della Tuscia. Un appuntamento che ha richiamato un folto pubblico, offrendo una lettura originale della società etrusca partendo da uno dei suoi momenti più rappresentativi: il banchetto.
L’incontro ha infatti permesso di approfondire uno degli aspetti più significativi del mondo etrusco, mostrando come il convivio fosse molto più di un semplice momento dedicato al cibo. Per gli Etruschi rappresentava un autentico rito collettivo, capace di intrecciare vita quotidiana, spiritualità, relazioni sociali e affermazione del proprio prestigio, diventando un vero e proprio palcoscenico del potere e dell’identità culturale.
«Come presidente dell’Associazione culturale La Torre della Tuscia, desidero ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a questa tavola rotonda, dimostrando grande interesse e partecipazione, e i docenti dell’Università degli Studi della Tuscia che hanno accolto il nostro invito, contribuendo con competenza e passione alla riuscita dell’iniziativa. Un ringraziamento speciale va anche alla Fondazione Carivit e, in particolare, al presidente Luigi Pasqualetti, che ci accoglie sempre con grande disponibilità e sensibilità verso le attività culturali del territorio. Come associazione abbiamo fortemente voluto questo incontro perché gli Etruschi rappresentano le radici più profonde della nostra storia», ha spiegato Rosella Lisoni.
Il banchetto etrusco tra potere, rituali e vita quotidiana
A guidare il pubblico attraverso questo suggestivo viaggio nell’antichità, sono stati i docenti dell’Università della Tuscia, Gloria Gubbiotto, Marina Micozzi, Stefania Masci, Paola Pogliani, Stefania Volpi e Riccardo Massantini. Gli esperti hanno ricostruito il significato politico, religioso e sociale del banchetto con l’ausilio di testimonianze archeologiche, pitture funerarie, corredi rinvenuti nelle necropoli e i più recenti e aggiornati studi dedicati alla civiltà etrusca.
Particolare attenzione è stata riservata alle celebri tombe dipinte di Tarquinia, tra la cui la Tomba dei Leopardi, straordinaria testimonianza dell’arte funeraria etrusca, riconosciuta insieme al resto della necropoli dei Monterozzi come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Oltre al valore artistico, il sepolcro è da sempre una preziosa fonte di informazioni proprio sui rituali conviviali dell’antico popolo italico. Durante gli interventi è stato inoltre evidenziato il forte dialogo tra Etruschi e Greci, testimoniato dai continui scambi commerciali e culturali che caratterizzarono il Mediterraneo dell’epoca.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle abitudini alimentari. Se la dieta delle classi popolari era basata prevalentemente sulla puls, una zuppa di farro, cereali e legumi, i banchetti dell’aristocrazia proponevano carni pregiate come cinghiale, cervo, lepre, maiale, bue e pollame, oltre al pesce nelle città costiere quali Cerveteri e Populonia. Non mancavano mai formaggi di pecora e ceci, fave e vino denso e aromatizzato con spezie, conservato in grandi contenitori. Tra gli aspetti più curiosi ricordati dai relatori anche la cosiddetta vite maritata, tecnica di coltivazione che prevedeva la crescita della vite su alberi vivi quali aceri e pioppi, pratica rimasta in uso in Toscana fino al secolo scorso.

Gli Etruschi e il banchetto: incontro culturale a Viterbo
Dal cibo al ruolo della donna: i temi affrontati dagli studiosi dell’Università della Tuscia
A completare l’incontro, un interessante ed esaustivo focus sulle tecniche pittoriche etrusche, dalla preparazione degli intonaci alla stesura dei colori con l’impiego di pigmenti ricavati da elementi naturali (calce spenta, gesso e silicato naturale). Si è parlato infine anche del ruolo della donna nella società etrusca, argomento sempre capace di incuriosire e sorprendere. A differenza di quanto avveniva nel mondo greco e romano, le donne partecipavano ai banchetti accanto agli uomini. Godevano di un’elevata autonomia e rivestivano una posizione sociale che agli occhi dei popoli vicini appariva quasi scandalosa.
«Come associazione abbiamo fortemente voluto questo incontro perché gli Etruschi rappresentano le radici più profonde della nostra storia. Tra gli aspetti che mi hanno maggiormente colpito vi è il ruolo della donna etrusca: una figura libera, protagonista della vita sociale e partecipe del banchetto, ben lontana dall’immagine della donna relegata all’ambito domestico che caratterizzò altre civiltà antiche. Altrettanto significativo è stato il tema dell’inclusione. Gli Etruschi furono un popolo capace di dialogare con le altre culture del Mediterraneo, assimilando elementi del mondo greco e romano e reinterpretandoli secondo i propri valori. È una lezione di straordinaria attualità: l’identità non si difende chiudendosi, ma aprendosi al confronto e alla contaminazione culturale» ha continuato la Lisoni.
La tavola rotonda si è chiusa con una riflessione sul messaggio ancora attuale lasciato dalla civiltà etrusca: una società capace di costruire la propria identità attraverso il dialogo con gli altri popoli del Mediterraneo, dimostrando come apertura culturale, inclusione e valorizzazione del ruolo femminile fossero già tremila anni fa elementi fondanti di una comunità evoluta.
«Questa tavola rotonda è stata anche un’occasione per conoscere meglio noi stessi, riscoprire le nostre radici e riflettere su quei valori che ancora oggi possono aiutarci a crescere come comunità. È proprio questo lo spirito con cui La Torre della Tuscia continuerà a promuovere iniziative dedicate al territorio, affrontando temi che spaziano dalla storia all’enogastronomia, dall’ambiente alle eccellenze locali, fino a questioni sociali di grande attualità, come i disturbi del comportamento alimentare» ha concluso Rosella Lisoni.
Andrea Contorni






