Campo la Noce – Dopo un anno dalla prima apertura degli scavi “Villa in Praediis” presso Campo la Noce a Sipicciano, gli archeologi hanno presentato le novità e i risultati ottenuti da questa campagna di scavo.
Sul campo è sempre stata presente l’archeologa Francesca Rizzo insieme all’associazione Cultra e noi abbiamo intervistato Francesco Borsari esponente di spicco della stessa.
L’area di scavo di circa 3600 metri quadrati ha riportato alla luce una grande villa romana adibita sia ad uso agricolo che domestico. Tra le altre cose sono stati ritrovati resti di terme ed altre strutture ancora da indagare.
Grazie all’ottimo stato di conservazione delle mura e dei materiali rinvenuti è stato possibile fare delle solide ipotesi sui vari abitanti della dimora e quali modifiche strutturali sono state fatte nel corso dei secoli.
Nell’archeologia, i muri non ascoltano ma parlano.
Raccontano la storia di chi ci ha vissuto e delle varie epoche della casa. Quel che resta ci mostra anche eventi stagionali come la fase di produzione del vino o quella del grano. In base al ritrovamento di alcune anfore africane si è scoperto che c’è stato un periodo in cui nella villa erano presenti grandi quantità di olio. Ma non è ancora chiaro se tutto quell’olio fosse ad uso personale o se fosse prodotto proprio dagli abitanti della villa.
La casa risale più o meno al primo avanti cristo.
Sono stati rinvenuti due tipi di sepolture, una di un infante posto in un’anfora mentre l’altra è una sepoltura alla cappuccina. Quest’ultima è un tipo di tomba molto povera dove il defunto veniva semplicemente coperto da tegole.
Tra i vari oggetti rinvenuti a Campo la Noce c’è una statuina raffigurante la Venere Callipigia detta anche la Venere dalle belle chiappe. Questa era una statuina votiva che gli abitanti dell’abitazione tenevano in casa per ingraziarsi la benevolenza degli spiriti domestici.
Queste statuette venivano poste in delle piccole casette create appositamente per loro, come succede adesso per le edicole mariane.
Una grande novità di quest’anno è il rinvenimento di un condotto idraulico sotterraneo in perfette condizioni. Presto si saprà l’origine e la data precisa di fabbricazione.
L’abbandono della dimora di Campo la Noce.
Le recenti scoperte portano ad appoggiare maggiormente l’ipotesi di un abbandono improvviso dovuto ad una confisca della villa romana. Ai tempi dei romani le confische erano molto severe e lasciavano poco spazio e tempo a chi doveva abbandonare immediatamente l’abitazione.
L’importanza degli scambi
Anche quest’anno agli scavi hanno partecipato studenti da tutta Europa e non solo, rendendo così possibile uno scambio culturale importante.
Gli scavi sono in concessione ministeriale in collaborazione con la sovraintendenza, il funzionario archeologico è Barbara Barbaro.
Il progetto è finanziato dall’associazione Cultra, Graffignano e Civitella D’Agliano. A sostenere i lavori però ci sono anche i privati come MCISPA, l’industria estrattiva di produzione di materie prime.
Mentre aspettiamo di sapere le novità legate agli scavi “Villa in Praediis” presso la villa romana di Campo la Noce, vi lasciamo con l’intervista rilasciata da Francesco Borsari di Cultra.







