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Clara Campese e il “Caso FISE” (Federazione Italiana Sport Equestri) al Senato

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Il “Caso FISE” (Federazione Italiana Sport Equestri) vede al centro una forte tensione tra la dirigenza federale e le voci critiche interne. Clara Campese, ex presidente del Comitato Regionale FISE Veneto per otto anni, ha denunciato un sistema di “controllori e controllati” dopo aver ufficializzato la sua candidatura alla presidenza nazionale FISE nel 2024. A seguito di questa scelta, il Comitato Veneto è stato commissariato e CClara Campese ha subito quattro deferimenti disciplinari, sfociati in oltre 15 mesi di squalifica e 14.000 euro di sanzioni.

Il convegno del 30 giugno presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato, promosso dal senatore Nicola Irto, nasce proprio per discutere questa strutturale mancanza di terzietà negli organi di giustizia delle federazioni sportive, che dipendono economicamente e politicamente dai presidenti federali che li nominano.

 

“Giustizia sportiva: urge una riforma indipendente”. Intervista a Clara Campese

Stefania Capati: Benvenuti a una nuova puntata dello speciale del TG degli Eventi. Oggi vi voglio parlare di un argomento particolare e molto importante. Domani, 30 giugno, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, si terrà un convegno di grande interesse dal titolo: “La giustizia sportiva recupererà la sua credibilità? Urge una riforma indipendente”, promosso su iniziativa del senatore Nicola Irto.

Oggi ne parliamo con una delle relatrici che interverrà domani al Senato. È con noi Clara Campese, componente della Giunta CONI Veneto, componente della Consulta della Regione Veneto per lo Sport e Vicepresidente ANSMES Verona. Benvenuta Clara, spero di aver elencato correttamente i suoi titoli, e la ringrazio moltissimo per essere qui.

Clara Campese: Sì, ha detto tutto benissimo. Grazie a lei, un cordiale saluto a tutti i telespettatori.

Stefania Capati: Domani lei interverrà a Roma portando una testimonianza forte sul cosiddetto “Caso FISE“. Lei che ricopre cariche così rilevanti nel panorama sportivo, dal CONI Veneto all’ANSMES, mi dica: come nasce il suo impegno sui temi della giustizia sportiva e della tutela dei diritti dei tesserati?

Clara Campese: Questa è una bellissima domanda. Avendo vissuto lo sport a 360 gradi – prima come atleta, poi come tecnico e infine come dirigente – ho potuto conoscere dall’interno le dinamiche di funzionamento delle federazioni. Mi ero resa conto che si poteva e si doveva fare di più. Per questo, nel 2024, ho ufficializzato la mia candidatura alla Presidenza Nazionale della FISE (Federazione Italiana Sport Equestri).

Una volta fatto questo passo, però, mi sono imbattuta in una serie di esperienze che mi hanno portata oggi ad attivarmi in prima persona, insieme ad altre persone, per chiedere una svolta innovativa e necessaria nell’ambito della giustizia sportiva.

Stefania Capati: Quali dinamiche si sono innescate dopo la sua candidatura?

Clara Campese: Nella mia esperienza, sia durante la campagna elettorale sia dopo le elezioni, ho subìto vere e proprie persecuzioni. Purtroppo questo è il male di cui è affetto una parte del mondo sportivo: quando non si è allineati, quando non si condividono ciecamente gli indirizzi della dirigenza e si fanno emergere criticità chiedendo chiarezza, si diventa “scomodi”.

Ed è qui che entra in gioco la giustizia sportiva, mostrando il suo paradosso più grande: il punto nevralgico è che i membri degli organi di giustizia delle federazioni, che per legge dovrebbero essere terzi e indipendenti, in realtà non possono esserlo. Vengono nominati su indicazione degli stessi presidenti federali e vengono retribuiti dalle stesse federazioni. In questo modo, la figura del controllore e del controllato coincidono o sono pericolosamente vicine.

Stefania Capati: Nel suo caso specifico, questo paradosso cosa ha comportato?

Clara Campese: Il mio caso ormai è tristemente noto, ma ci tengo a dire che non sono l’unica. Io sono stata oggetto del commissariamento del Comitato Regionale FISE Veneto, che ho presieduto con dedizione per otto anni, e ho subìto ben quattro deferimenti disciplinari. Deferimenti che hanno portato a una condanna complessiva di 15 mesi e mezzo di sospensione, oltre a 14.000 euro tra sanzioni pecuniarie e rimborso delle spese legali.

Stefania Capati: La seguo con molta attenzione. Sono sanzioni pesantissime per un dirigente.

Clara Campese: Lo sono, ma l’amarezza e il dispiacere personale vanno oltre i numeri. Nelle fasi di primo e secondo grado di giudizio all’interno dell’ambito federale, è stato completamente stravolto il principio del giusto processo, della parità delle parti e dello stesso diritto di difesa. Parliamo di principi sacrosanti garantiti dalla nostra Costituzione. E io questo lo posso dimostrare, come farò domani, con i documenti alla mano. L’ho vissuto sulla mia pelle.

Pensi che in nessuno dei quattro deferimenti sono mai state accolte le mie istanze preliminari o le prove documentali, fotografiche e video che avevamo prodotto per difenderci. Mi chiedo: come fanno a fare le indagini e a valutare i fatti senza guardare le prove? Sa qual è stata la risposta scritta, testuale, di fronte ai nostri atti? Che le prove da me proposte erano “inutili al fine di decidere”. Questo è terribile, ma è scritto nero su bianco nelle sentenze.

Stefania Capati: Una testimonianza davvero scottante. Proprio domani, durante il convegno, verrà presentato il primo Osservatorio Nazionale sulla Giustizia Sportiva. Quanto è importante disporre di un organismo indipendente di questo tipo?

Clara Campese: È fondamentale. Si tratta di un’ottima iniziativa nata da un’idea dell’amico Luciano Pandolfini, che viene dal mondo del golf. Questo organismo, di cui domani presenteremo le linee guida prima di procedere alla costituzione formale dei membri, avrà una funzione vitale. Noi sportivi partiamo dal presupposto che quando ci sono criticità gravi, bisogna rimboccarsi le maniche e proporre soluzioni, non solo lamentarsi.

L’Osservatorio avrà il compito di raccogliere dati, ascoltare esperti, avvocati, dirigenti, ma soprattutto ascoltare le tante “vittime” della giustizia sportiva. Ricordiamoci che l’accesso alla giustizia dello sport è estremamente costoso; molti tesserati, non potendosi permettere le spese legali, si rassegnano, patteggiano o lasciano correre, e così molte ingiustizie restano sommerse. L’Osservatorio darà loro voce per poi confrontarsi con gli organi di vigilanza e con la politica.

Stefania Capati: C’è la sensazione che si tratti di scardinare un’abitudine radicata da troppo tempo.

Clara Campese: Esatto, domani parlerò proprio di un “sistema” radicato da decenni. Cambiare rotta non dettati da presunzione, ma per rendere il sistema trasparente, legale e meritocratico, richiede un lavoro enorme. Serve la collaborazione di tutti, non uno scontro frontale. Occorre però una forte volontà politica per dire: “Interveniamo sulle criticità”. Anche perché, alla fine, chi ci rimette sono i poveri tesserati. Non dimentichiamo che i budget delle federazioni sono alimentati in gran parte dai soldi dei privati, dalle quote di associazione dei tesserati e dalle affiliazioni dei circoli sportivi. Il sistema vive grazie a loro, ed è loro che dobbiamo tutelare.

Stefania Capati: Clara, purtroppo siamo arrivati al termine del tempo a nostra disposizione, anche se questo è un argomento che andrebbe sviscerato ancora a lungo. Io spero vivamente che domani le istituzioni accolgano la vostra proposta di riforma. Noi seguiremo da vicino il convegno e la aspetto nuovamente ai nostri microfoni per raccontarci gli sviluppi. Intanto, la ringrazio tantissimo per essere stata con noi.

Clara Campese: Ringrazio io lei e tutti voi per avermi dato lo spazio e la possibilità di esprimere questo punto di vista. Grazie davvero e arrivederci.

 

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