Cinzia Tamburrini racconta a Radio Tuscia Events il suo romanzo “Accadde un giorno di Maggio e poi di nuovo in Marzo”, un’opera che attraverso la storia della fotografa Roberta affronta la violenza sulle donne, il femminicidio e le ferite della guerra nei Balcani.
La scrittura accompagna da sempre il percorso personale e culturale di Cinzia Tamburrini, una passione coltivata nel tempo e alimentata da una formazione umanistica e da un costante confronto con la realtà della nostra società. Nata e residente in provincia di Viterbo, laureata in Letterature Comparate, lavora come funzionaria presso il Comune di Roma Capitale. Per diversi anni ha svolto un’intensa attività sindacale, un’esperienza sul campo che ha contribuito a maturare in lei uno sguardo attento sulle persone, sulle relazioni e sulle dinamiche della società contemporanea.
Tutti elementi che emergono giù nel suo primo romanzo pubblicato nel 2022, “La vita è movimento“, costruito attorno alle vicende di Elena e Marcella, due giovani donne chiamate a confrontarsi con scelte destinate a indirizzarne il futuro. Attraverso le loro esperienze, Cinzia Tamburrini affronta temi come la ricerca della propria identità, la formazione, la consapevolezza della propria unicità e la necessità di trovare un ruolo nel mondo che le circonda.
«La scrittura è stata da sempre il mio interesse primario, ovviamente sono dovuta passare attraverso anni di lettura. Cimentarsi con un romanzo non è cosa facile, ci vuole coraggio, è un salto nel vuoto, e il vuoto è una vertigine! Si può rischiare di frantumare un sogno che c’è stato da sempre, sin dal liceo. Quando mi sono sentita pronta, quello che è stato sempre qualcosa di desiderato, dal desiderio sono passata all’azione ed ho iniziato a scrivere. Le tematiche del romanzo “La vita è movimento” sono il frutto di essere immersi nella quotidianità, di vedere valutare e cercare risposte che spesso è impossibile avere. Tuttavia, le domande vanno poste, anche se è difficile, quasi impossibile avere un feedback. Interrogarsi è essenziale per vivere altrimenti dobbiamo prestar fede a ciò che ci viene calato dall’alto e questo non si può accettare. Il mio motto è “interrogarsi sempre!“»

La scrittrice Cinzia Tamburrini con i suoi romanzi pubblicati”.
Cinzia Tamburrini e “Accadde un giorno di Maggio e poi di nuovo in Marzo”
Nell’esordio narrativo di Cinzia Tamburrini si possono certamente individuare alcuni dei temi destinati ad accompagnare il successivo percorso letterario dell’autrice: l’universo femminile, le sfide imposte dalla società e la capacità di reagire alle difficoltà della vita. Con la sua seconda opera, però, Cinzia decide di spingersi oltre, confrontandosi con tematiche ancora più drammatiche e attuali, come la violenza sulle donne e il femminicidio. Nel 2024 vede la luce “Accadde un giorno di Maggio e poi di nuovo in Marzo“, un romanzo che conduce il lettore nelle pieghe più dolorose del vissuto delle donne, là dove la violenza spezza esistenze, lascia ferite profonde e trasforma la narrazione in memoria e denuncia.
«”Accadde un giorno di Maggio e poi di nuovo in Marzo” è stato un romanzo sofferto. È un componimento narrativo di rievocazione e di denuncia di due femminicidi accaduti nella mia terra di origine. Attraverso la presa di coscienza di Roberta c’è davvero la speranza di un possibile cambiamento culturale. Lei si mette a disposizione di chi soffre, denunciando attraverso il proprio lavoro quanto le donne, in ogni latitudine del mondo, subiscano. Chissà per quale sincronia il volume l’ho terminato pochi giorni prima l’uccisione di Giulia Cecchettin, come ho scritto in appendice. Abbiamo bisogno di impegnarci tutti, uomini di buona volontà e donne per determinare una vera trasformazione sociale. Ognuno nella propria esistenza lascia piccoli insegnamenti. Io spero che questo romanzo faccia riflettere e metta in allerta le donne facendo percepire loro quelli che sono i “campanelli”, o segnali di burrasca in arrivo… Scrivere di un tema così forte suscita dibattiti accesi. Nelle varie presentazioni ho notato che il confronto su questi temi aiuta le donne a porsi degli interrogativi. Talvolta un romanzo può fare molto se arriva dritto al cuore, può generare consapevolezza.»
Un romanzo per raccontare la violenza sulle donne e spezzare il silenzio
I troppi casi di femminicidio raccontati dalla cronaca, talvolta con protagonisti giovanissimi, mostrano quanto il cambiamento culturale fondato sul rispetto dell’altro, della libertà e della vita sia ancora difficile da raggiungere. Una realtà che porta inevitabilmente a interrogarsi sulle ragioni per cui la società contemporanea, nonostante una maggiore consapevolezza del fenomeno, continui a mostrare profonde difficoltà nel contrastarne le radici.
«Purtroppo, credo che il cammino sia ancora molto lungo. La nostra cultura ha alle spalle un pensiero patriarcale antico e profondo, difficile da estirpare. Molte giovani donne travisano la manipolazione con l’amore. Il controllo da parte di lui viene visto come un segnale di profondo interesse nei propri confronti, quando invece è soltanto una limitazione della propria libertà, è controllo! Le donne devono comprendere che un rapporto di coppia deve essere paritetico; l’uomo deve accettare l’alterità, ossia deve comprendere che l’altra è un essere umano con i suoi diritti e solo con l’impegno di entrambi si può fondare un vero rapporto d’amore. La società moderna ha difficoltà a superare il concetto che una donna sia egualitaria all’uomo. Non bisogna sottovalutare anche il pensiero strisciante che la donna sia un’entità inferiore. C’è un assoluto bisogno sviluppare un pensiero critico, ma questo richiede impegno, studio e fatica. Purtroppo, il nostro paese ha un alfabetismo di ritorno, che non permette quindi, anche a ragazzi e ragazze, di informarsi e focalizzare i gravi problemi che affliggono la nostra società.»
La violenza di genere può manifestarsi in forme diverse, spesso anticipate da segnali difficili da riconoscere o sottovalutati da chi li vive e da chi osserva dall’esterno. Anche la letteratura può allora contribuire a sviluppare una maggiore consapevolezza, aiutando a cogliere per tempo quelle avvisaglie che possono nascondere situazioni di pericolo.
«Nel mio romanzo evidenzio molteplici situazioni che sembrano innocue, che al contrario sottolineano segnali inquietanti. La lettera di Alberto che dopo una violenza si scusa dicendo che la sua forte reazione è la dimostrazione del suo grande amore. Questo dimostra come gli uomini identifichino, sbagliando, la violenza con il sentimento. Il romanzo è sicuramente un richiamo a cogliere quei segnali che precedono la coercizione fisica. Nella narrazione viene anche suggerita l’attenzione a decifrare il linguaggio del corpo, che può mostrare attraverso gesti o posture la rabbia che potrebbe esplodere. Le donne devono essere molto attente alle loro frequentazioni e devono perdere lo slancio di accuditrici a tutti i costi, perché spesso dietro alle violenze potrebbe nascondersi una patologia non diagnosticata. La furia che si scatena contro il genere femminile non deriva solo dal pensiero patriarcale, ma anche da abili manipolatori.»

“Accadde un giorno di Maggio e poi di nuovo in Marzo” di Cinzia Tamburrini”.
Roberta, la donna protagonista di Cinzia Tamburrini, una fotografa tra denuncia, guerra e ricerca dell’amore
In “Accadde un giorno di Maggio e poi di nuovo in Marzo” di Cinzia Tamburrini, Roberta è una protagonista che cresce insieme alla propria consapevolezza, imparando a riconoscere nella quotidianità quei comportamenti maschili che possono trasformarsi in minaccia e sopraffazione. Il suo lavoro di fotografa la conduce poi verso realtà sempre più drammatiche, fino all’orrore della guerra nei Balcani, senza però spegnere del tutto la possibilità di credere nell’amore e nella speranza.
«Roberta è una ragazza come tante, ciò che la differenzia dal resto delle sue coetanee è il dono dell’osservazione e un’intelligenza acuta. Dopo il femminicidio di Maria sembra che il mondo del femminile si dispieghi man mano di fronte ai suoi occhi. Inizia ad accorgersi come le donne, nonostante che il romanzo sia ambientato negli spumeggianti anni Ottanta, siano vessate, giudicate, imprigionate e imbrigliate in schemi antichi che lei non accetta. La sua passione per la fotografia la porterà a diventare una fotografa di guerra e nel conflitto scoprirà il corpo femminile usato come territorio politico sul quale compiere le più terribili nefandezze. Scopre l’esistenza dei campi di stupro. Tutto questo è realmente accaduto nel cuore della civile Europa! Il romanzo chiude con un grande messaggio di speranza, perché lei incontrerà un uomo che la amerà e ognuno avrà cura dell’altro. D’altronde l’amore vero è un sentimento semplice!»
Un romanzo capace di rivolgersi non soltanto alle donne, ma anche agli uomini, chiamati a confrontarsi con le tematiche affrontate nella narrazione. Per Cinzia Tamburrini il riscontro dei lettori rappresenta così anche un’importante occasione di confronto, mentre lo sguardo è già rivolto verso nuovi progetti e nuove sfide letterarie.
«Il romanzo è stato accolto molto bene da entrambi i sessi. Per il solo fatto che si parli di questo problema è già un passo avanti. Nelle donne ho notato una partecipazione più sincera, forse perché il tema si sente proprio sulla nostra pelle. Non darei un giudizio generale sugli uomini perché ci sono stati alcuni che stentavano a vedere questa prevaricazione che avviene a vari livelli. Di contro ci sono stati altri che sembravano essere in sintonia con il mondo femminile e tentavano un dialogo con coloro che volevano sminuire questa dura realtà. Per quanto riguarda il mio futuro letterario sto ultimando un altro romanzo. Il tema ruota intorno al mondo femminile, ma l’argomento si potrebbe declinare anche al maschile. Ciò che mi incuriosisce e mi spinge a scrivere è, per quanto posso, informare, far sorgere delle domande alle quali tento di dare una risposta anche a me stessa.»
Andrea Contorni






