Stremate e…Beate? è lo spettacolo di Giulia Ricciardi in scena con Elda Alvigini al Teatro Golden di Roma dal 23 novembre al 4 dicembre.
La storia racconta la vicenda di tre amiche che si incontrano nell’aldilà per affrontare insieme una nuova avventura. Questa è una commedia che tra comicità e ironia oltre a divertire, porta gli spettatori a riflettere su alcune tematiche molto importanti ma con leggerezza, infatti, alla fine dello spettacolo, ci si alza dalla sedia con un cuore pieno di risate e con alcune consapevolezze in più.
Per l’occasione abbiamo intervistato Elda Alvigini che insieme a Giulia Ricciardi e Beatrici Fazi interpreta una delle tre amiche in scena. L’attrice, molto conosciuta nel panorama italiano ha raccontato lo spettacolo con un’ironia e intelligenza tali da far affezionare tutta la redazione di Radio Tuscia Events alle vicende narrate nello spettacolo. Di seguito l’intervista rilasciata per la rubrica Lo speciale del Tg degli Eventi.
Tu sei insieme a Beatrice Fazi e Giulia Ricciardi siete le tre protagoniste di Stremate e…Beate? che in realtà non è uno spettacolo a sé ma il continuo di altre storie che hanno visto i personaggi già in scena. Ma dove li abbiamo lasciati l’ultima volta?
“Mi fai una domanda a cui io non ti so rispondere perché non c’ero, però è corretto quello che hai detto. Questo è, diciamo, un caso di serie teatrale. È stata definita così perché è il sesto capitolo di cinque spettacoli già andati in scena. Io sono l’ultima arrivata, ho sostituito un’attrice che non ha potuto ritornare a fare lo spettacolo quindi non faccio parte del cast fisso. Invece, gli appassionati che sono tanti perché gli spettacoli precedenti sono stati dei grandi successi, hanno già potuto ammirare Giulia Ricciardi che come ben detto è anche l’autrice e Beatrice Fazi che interpretano rispettivamente Mirella ed Elvira mentre io, sono Marisa, personaggio che già si è visto negli altri spettacoli ma interpretato da altre attrici”.
Come è stato per te, impersonare, un personaggio che era già stato interpretato da altri e renderlo tuo? Chi è per te Marisa?
“Marisa è una povera vecchia che soffre di Alzheimer e che muore nella RSA. Io ho fatto un po’ meno prove degli altri attori ed ero appunto una nuova Marisa, un nuovo personaggio e quindi in tre settimane ho dovuto trovare il mio modo di fare questa Marisa e lavorare sulla memoria e sui movimenti. Questo perché la bellissima regia di Patrizio Cigliano ha portato una grande ricchezza a questo spettacolo che già faceva ridere di per sé. Quindi io ho lavorato sodo e quello che mi ha aiutata più di tutto ad amalgamarmi con le altre due è che questi tre personaggi sono amici da tanti anni. Oltre ad aver condiviso il palco con altre attrici che però sono cambiate negli anni, io e Beatrice e Giulia siamo amiche nella vita e questo mi ha mi ha facilitato il lavoro. Interpretare tre personaggi che sono e sembrano incompatibili caratterialmente ma che, come viene raccontato anche nello spettacolo, sono amiche da quando sono bambine e quindi me la sono cavata. Diciamo che ho usato la verità per rappresentare la realtà”.
Questo spettacolo è una commedia e spesso attraverso l’umorismo vengono trattate diverse tematiche e sono importanti. Tra quelle trattate qual è quella che ti sta più a cuore ?
“Forse quella del maschilismo perché noi, senza spoilerare, siamo morte e in questo spettacolo arriviamo in purgatorio dove c’è Virgilio che è quest’uomo che ci dice quello che dobbiamo fare e come ci dobbiamo comportare. Vengono lanciati, appunto come hai ben detto te, tra un frizzo e un lazzo anche alcuni messaggi. Per esempio non è detto che frigorifero, lavatrice e ferro da stiro debbano essere per forza abbinati al sesso femminile come dice Virgilio. Oppure, c’è proprio un certo punto dove facciamo tutta una serie di rivendicazioni rispetto al fatto che le donne non sono assolutamente mai protagoniste di crimini di guerra. Lui prova a dirci che siamo noi che provochiamo se ci mettiamo la minigonna ed Elvira nel suo personaggio gli risponde per le rime. C’è anche un certo femminismo rivendicato come anche un’ideale pan-religioso perché ci viene detto che noi abbiamo tante opzioni: possiamo scegliere la religione cattolica, musulmana. buddista ecc e a seconda di quello che sceglieremo dovremmo superare delle prove. Quindi anche dal punto di vista della religione c’è un’apertura, ognuno è libero anche di non credere eventualmente, come nel mio caso, io sono atea quindi è un argomento su cui non rifletto. Mi assumo la responsabilità delle mie scelte nella vita e come diceva Margherita Hack non ho paura della morte perché quando c’è lei non ci sono io, la cosa non mi riguarda. Invece, Stremate e Beate è uno spettacolo che ho avuto modo di constatare, non offende nessuna sensibilità religiosa e questo mi fa piacere perché assolutamente nessuno vuole offendere nessuno e poi è una commedia ricordiamocelo sempre. In realtà questo aldilà è un pretesto per parlare dell’aldiquà, è come se poi in purgatorio ci fossero gli stessi problemi che ci sono sulla terra quando si è vivi. Questo è uno spunto attivo alla riflessione che ci porta di là, ma in realtà anche si applica la vita di tutti i giorni”.
Di seguito il podcast dell’intervista a Elda Alvigini, buon ascolto.






