Si è tenuto al Milan Longevity Summit, con grande partecipazione e consenso il panel dedicato alla longevità sistemica, che ha saputo superare il tradizionale approccio scientifico per aprire una riflessione più ampia sul significato del vivere contemporaneo. Tra il pubblico anche la Direttrice Stefania Capati, che ha espresso apprezzamento per l’elevato livello culturale dell’incontro, caratterizzato da interventi autorevoli e da una conduzione capace di coniugare profondità, sensibilità e coinvolgimento umano.
A dare ritmo e coerenza al confronto è stata Carola Salvato, Founder & CEO di Kea Connecta, che ha guidato il panel “The Voice of Longevity: Awareness, Language and Relationships in the One Health Era” con eleganza e lucidità.
La sua moderazione ha reso il dibattito fluido e accessibile a tutti, mantenendo costante l’equilibrio tra contenuto accademico e dimensione umana.
Attraverso domande puntuali e riflessioni condivise, Carola Salvato ha accompagnato la platea in un percorso che ha messo al centro il valore della presenza, della cura e della responsabilità individuale.
Il tema centrale del panel ha infatti dimostrato come la longevità non possa più essere interpretata esclusivamente come un tema biologico o sanitario, ma come un ecosistema culturale e relazionale che coinvolge linguaggio, leadership, consapevolezza e qualità della vita.
La domanda che ha attraversato l’intero incontro è stata semplice quanto decisiva: “Se la vita si allunga, come scegliamo di abitare questo tempo?”.
Il tema della longevità è stato affrontato attraverso una prospettiva multidisciplinare, capace di intrecciare scienza, etica, relazioni e benessere interiore. Non soltanto anni da aggiungere alla vita, dunque, ma vita da restituire agli anni.
Tra i protagonisti del panel, Stefano Simontacchi, Presidente di BonelliErede e della Fondazione Buzzi, ha offerto una riflessione intensa sul progetto The Prism, descrivendo interiorità e bellezza come elementi essenziali per una vita autenticamente consapevole.
Guendalina Graffigna, docente dell’Università Cattolica, ha invece posto l’attenzione sul ruolo del linguaggio nella comunicazione sanitaria, sottolineando quanto parole corrette e accessibili possano favorire partecipazione attiva e responsabilizzazione dei cittadini.
Di particolare rilievo l’analisi della Professoressa Sonia Melchiorre, Presidente CUG Unitus, che ha affrontato il legame indissolubile tra longevità e rappresentazione. La Professoressa ha evidenziato come il linguaggio e le immagini non siano semplici accessori, ma strumenti che danno forma alla realtà.
“Oggi più che mai — ha sottolineato Sonia Melchiorre — abbiamo bisogno di narrazioni che superino la semplificazione. Spesso i media e le istituzioni cadono nel rischio di distorcere il rapporto tra tempo e salute attraverso stereotipi superati. La sfida è generare una consapevolezza che metta al centro la persona nella sua interezza.”
Secondo Sonia Melchiorre, università e media hanno la responsabilità etica di costruire un immaginario della longevità più responsabile e meno stereotipato. Non si tratta solo di informare, ma di educare a un nuovo umanesimo in cui la qualità della vita sia specchio di una cultura inclusiva e attenta alle diverse fasi dell’esistenza.
Giuseppe Reale, della Fondazione Rebecca, ha introdotto il concetto di “longevità relazionale”, evidenziando come salute e qualità della vita siano profondamente legate alla capacità di creare relazioni autentiche e praticare l’ascolto.
A completare il quadro, il videomessaggio del professor Henk Barendregt della Radboud University, che ha intrecciato logica matematica e mindfulness, proponendo una visione integrata dell’equilibrio tra mente e corpo.
Uno dei passaggi più intensi dell’incontro è stato il momento introduttivo curato da Morgan, che ha accompagnato il pubblico in una breve riflessione ispirata agli insegnamenti del maestro buddhista Thich Nhat Hanh. Attraverso il respiro e il silenzio condiviso, si è creato uno spazio di presenza autentica prima dell’avvio del dibattito.
Un gesto simbolico ma profondamente coerente con il messaggio del panel: la consapevolezza non come concetto astratto, ma come esperienza concreta del corpo, del tempo e della relazione con gli altri.
Un sentito riconoscimento è stato rivolto anche a Sharon Cittone, ideatrice del Summit, per la capacità di aver immaginato la longevità come un terreno di connessione tra discipline, culture e sensibilità differenti.
La forza dell’evento è emersa proprio dalla pluralità delle voci coinvolte: scienza, arte, salute, linguaggio, leadership e relazioni hanno dialogato in uno spazio comune, contribuendo a ridefinire il concetto stesso di One Health come responsabilità condivisa verso il futuro.
Nel momento conclusivo del panel, Carola Salvato ha invitato le e gli speaker a individuare una parola chiave da reinterpretare per immaginare il futuro della longevità. È emersa così una visione condivisa: vivere più a lungo non rappresenta soltanto una conquista scientifica, ma una sfida culturale e umana che richiede consapevolezza, presenza e qualità delle relazioni.
Un evento che ha lasciato il segno non solo per l’autorevolezza dei contenuti, ma anche per la capacità di offrire una prospettiva nuova sul tempo, sulla salute e sul significato del vivere bene.
w.m.t.o.b. – women minding their own business
il convegno internazionale per l’empowerment, l’imprenditorialità e la leadership femminile
w.m.t.o.b. (women minding their own business) è una piattaforma e un convegno internazionale nato con l’obiettivo di ridefinire il ruolo della donna nel mondo dell’economia, dell’impresa, della cultura e delle istituzioni. Il movimento si propone come un catalizzatore di cambiamento, offrendo uno spazio di dibattito, networking e condivisione di buone pratiche per superare il divario di genere e promuovere una reale leadership al femminile.
la mission
La sigla, che gioca ironicamente con l’espressione inglese “farsi gli affari propri”, ne ribalta il significato per lanciare un messaggio potente: le donne oggi rivendicano il diritto e la capacità di gestire, guidare e far crescere i propri “affari” – siano essi legati all’imprenditoria, alla ricerca scientifica, alla gestione manageriale o alla governance istituzionale.
w.m.t.o.b. opera per:
Scardinare gli stereotipi: Abbattere i bias di genere che ancora limitano l’accesso delle donne alle posizioni apicali.
Creare network: Connettere professioniste, imprenditrici, accademiche e istituzioni a livello globale per favorire sinergie e progetti di cooperazione internazionale.
Ispirare le nuove generazioni: Dare visibilità a modelli di successo (role models) capaci di tracciare la strada per le giovani donne.
le attività e il convegno internazionale
Il cuore pulsante dell’iniziativa è il suo convegno internazionale annuale, un appuntamento di rilievo che riunisce speaker di fama globale, tavole rotonde e workshop operativi. Attraverso il dibattito transdisciplinare, il convegno affronta tematiche cruciali come l’innovazione tecnologica, la sostenibilità, le politiche di welfare aziendale, l’indipendenza finanziaria e il benessere lavorativo.
Accanto all’evento principale, w.m.t.o.b. promuove durante tutto l’anno contest musicali e artistici, iniziative editoriali (anche in collaborazione con media partner e piattaforme podcast) e programmi di mentorship, consolidandosi come un ecosistema in continua crescita al servizio dell’equità e dell’evoluzione sociale.














