Giornata del Medico 2026, conferito il Premio Ippocrate
Dall’umanità della cura al ricordo dei medici impegnati durante la pandemia. A Catania il passaggio di testimone tra generazioni, nel segno dell’etica e della dedizione alla professione
Una mano stretta a un paziente, una parola di conforto, la capacità di ascoltare la sofferenza: sono gesti umani che nessuna tecnologia potrà sostituire. È l’umanità della cura il filo conduttore della Giornata del Medico e dell’Odontoiatra 2026, promossa dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Catania, che sabato mattina ha riunito all’Hotel Four Points by Sheraton di Aci Castello professionisti di generazioni diverse per celebrare i valori della medicina, ricordare chi ha dedicato la propria vita alla professione e accogliere i giovani medici.
«Con la Giornata del Medico celebriamo ogni anno chi ha dedicato cinquant’anni alla professione – ha dichiarato il presidente dell’OMCeO di Catania Alfio Saggio – e chi, attraverso il Giuramento di Ippocrate, si prepara a intraprendere questo percorso. Il passaggio del bastone di Asclepio rappresenta simbolicamente il legame tra generazioni. È una giornata di festa, di riconoscenza e di orgoglio per la nostra professione».
Ad aprire i lavori dell’incontro – moderato dalla giornalista Assia La Rosa – il video del presidente FNOMCeO Filippo Anelli, al quale hanno fatto seguito i saluti del presidente CAO Gian Paolo Marcone, della tesoriera dell’Ordine Elisabetta Battaglia e del segretario dell’Ordine Giuseppe Distefano.
La giornata ha preso vita con l’intervento del chirurgo vascolare di esperienza internazionale Claudio Cinà che ha affrontato il tema dell’etica nella medicina contemporanea: «In quarant’anni ho visto la medicina compiere progressi straordinari. Il rischio è che la tecnologia ci faccia dimenticare l’individuo. L’identità del medico dipende dalla capacità di ascoltare e di restare vicino al paziente».
Musica, poesia e teatro hanno raccontato un altro volto della medicina attraverso il percorso “L’Arte che cura”. Il medico e musicista Guglielmo Beneventano ha sottolineato come «la musica regali emozioni, serenità e sensazioni che possono aiutare anche i pazienti». Per il medico e poeta Vincenzo Caruso la poesia diventa testimonianza della vicinanza ai malati:
«La medicina ha cambiato il destino di tanti ragazzi affetti da talassemia, restituendo loro una prospettiva di vita».
A chiudere lo psichiatra ed umorista Carmelo Florio che ha ricordato il valore dell’ironia:
«Far ridere significa anche alleggerire la relazione di cura, renderla meno stigmatizzante e più umana».
Il momento più emozionante è stato il conferimento del Premio Ippocrate 2026 al professor Pietro Banna, chirurgo e docente universitario, per oltre quarant’anni protagonista della vita sanitaria e accademica catanese:
«Quando visitavo un paziente lo prendevo per mano, era un gesto istintivo, ma significava fargli sentire che la mia prima attenzione era rivolta a lui, alla persona, prima ancora che alla malattia. In quella stretta di mano c’era la vicinanza tra due esseri umani».
La giornata ha reso omaggio anche ai professionisti distintisi per il contributo scientifico, sociale e civile. Tra questi la professoressa Margherita Anna Ferrante, docente universitaria e ricercatrice impegnata nella prevenzione e nella tutela della salute pubblica:
«Dobbiamo costruire una rete capace di raggiungere le persone più fragili, promuovere corretti stili di vita e recuperare soprattutto il senso dell’ascolto».
Il medico e importante esponente sindacale Domenico Grimaldi:
«Il medico che deve mettere al centro il cittadino, che non è una “malattia”, ma una persona da accompagnare in un momento delicato della vita».
Un riconoscimento anche al medico e giornalista Santi Sciacca per il suo impegno nella medicina e nella comunicazione sanitaria.
Commozione e memoria nel momento “Per non dimenticare”, dedicato ai medici e agli operatori sanitari che hanno affrontato in prima linea la pandemia e ai colleghi che hanno perso la vita. A ripercorrere quei mesi il vicepresidente dell’Ordine e direttore facente funzione dell’UOC di Malattie Infettive dell’Ospedale Cannizzaro Giuseppe Liberti.
A fine giornata, il futuro e la memoria si sono incontrati nel Giuramento di Ippocrate dei giovani medici e odontoiatri e nella consegna delle onorificenze ai professionisti con cinquant’anni di laurea. Due generazioni unite dal simbolico passaggio del bastone di Asclepio. Un momento carico di emozione, affidato proprio al presidente Alfio Saggio, primo a ricevere l’onorificenza per i cinquant’anni dalla laurea, che ha simbolicamente consegnato il bastone di Asclepio a una giovane dottoressa. Un gesto che ha unito l’esperienza di chi ha dedicato la vita alla cura e l’entusiasmo di chi oggi ne raccoglie l’eredità.





