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Giovanni Verga. Scrittore siciliano del Verismo

I Malavoglia di Giovanni Verga

Giovanni Verga. In questo nuovo articolo per la rubrica Il mercoledì di Lollo parleremo di questo scrittore siciliano.

Giovanni Verga nasce a Vizzini il 2 settembre 1840 e muore a Catania il 27 gennaio 1922.
Vizzini
Vizzini

La famiglia di Verga era di discendenza aragonese ed era arrivata in Sicilia come Vergas o Vargas. Il suo capostipite, Laian Gonzalo de Vergas era venuto in spagna nel 1282 e si era stabilito nel comune di Vizzini.

Il padre di Giovanni, Giovanni Battista Catalano Verga, era nato a Vizzini, terra in cui la famiglia aveva delle proprietà. La madre Caterina Di Mauro Barbagallo, invece, proveniva da una famiglia borghese di Catania. Giovanni era il maggiore di cinque fratelli. Oltre a lui vi erano Mario, Rosa, Pietro e Teresa.

Giovanni Carmelo Verga nasce a Vizzini il 2 settembre 1840.

Dopo aver compiuto gli studi primari presso la scuola di Francesco Carrara, si reca a studiare presso la scuola di don Antonino Abate, da cui prende la passione per la letteratura romantica e patriottica.

Nel 1854 la famiglia Verga a causa di un’epidemia di colera si rifugia nella campagna di Tèbidi in cui torna sempre per lo stesso motivo l’anno seguente.

Nel 1858 Giovanni si iscrive alla facoltà di Legge dell’università di Catania, per poi abbandonarla nel 1861 preferendo dedicarsi all’attività letteraria e al giornalismo politico.

Verga decide infatti di pubblicare a sue spese “I carbonari della montagna”, uscito tra il 1861 e il 1862, un romanzo storico che tratta le imprese della Carboneria calabrese contro il dispotismo napoleonico di Murat. In realtà il primo romanzo di Verga è rimasto inedito. Si tratta di “Amore e patria”, che aveva ricevuto un giudizio positivo da parte di Antonino Abate ma che era stato considerato immaturo da parte di don Mario Torrisi, suo insegnate di Latino e che per questo gli aveva sconsigliato di pubblicare.

L’esperienza di Giovanni Verga a Catania.
Statua di Verga
Statua di Verga

Nel 1860 si arruola nella Guardia Nazionale e vi presta servizio per 4 anni per poi abbandonare data la sua poca inclinazione verso le arti militari. Nel frattempo fonda, assieme a Nicolò Niceforo, conosciuto con lo pseudonimo di Emilio del Cerro, il settimanale “Roma agli Italiani”. Lo dirige per 3 mesi oltre a collaborare con la rivista “L’Italia contemporanea”. Dopo questi tre mesi il settimanale passa sotto la guida di don Antonino Abate.

Nel 1862 su “L’Italia contemporanea” pubblica la sua prima novella verista, ovvero “Casa da thè”. La rivista dura però ben poco e subito dopo il primo numero viene assimilata da Enrico Montazio alla rivista fiorentina “Italia, veglie letterarie”.

Anche il giornale l'”Indipendente”, che Giovanni aveva diretto e fondato nel 1864, dopo dieci numeri passa sotto la direzione di Abate. Nello stesso anno Verga pubblica sulla “Nuova Europa” le prime due puntate del romanzo “Sulle lagune”, sospeso poi per un anno e ripeso dall’inizio e terminato il 15 marzo 1863 dopo ben 22 puntate.

Successivamente nel 1865 si reca a Firenze e scrive una commedia dal titolo “I nuovi tartufi”. Questa commedia è stata pubblicata solo nel 1980. Nello stesso periodo scrive anche il romanzo “Una peccatrice” del 1866.

Poi nel 1870 scrive il romanzo epistolare “Storia di una capinera” che esce sulla rivista di moda “Il corriere della dame” e che Verga pubblica nel 1871.

Il ventennio milanese di Giovanni Verga.

Il 20 novembre 1872 Verga si trasferisce a Milano dove rimane fino al 1893, pur se con diversi e lunghi ritorni a Catania. Qui frequenta in maniera assidua il salotto Maffei, dove conosce Arrigo Boito, Emilio Praga e Luigi Gualdo.

In questi anni pubblica svariati romanzi tra cui “Eva” nel 1873, “Nedda” nel 1874 ed “Eros” e “Tigre reale” nel 1875. Sempre nello stesso periodo Verga inizia la sua stesura di un abbozzo de “I Malavoglia”.

Successivamente nel 1877 sotto l’editore Brigola pubblica la raccolta di novelle “Primavera e altri racconti”, già precedentemente apparse sulle riviste “Illustrazione italiana” e “Strenna italiana”. Nel 1878, invece, sulla rivista “Il Fanfulla” appare la novella “Rosso Malpelo” e Verga inizia a scrivere “Fantasticheria”. Sempre nello stesso anno muore sua madre.

A questi anni risale il progetto comunicato il 21 aprile al suo amico Salvatore Paolo Verdura, di scrivere un ciclo di 5 romanzi “Padron ‘Ntoni”, “Mastro-don Gesualdo”, “La duchessa delle Gargantas”, “L’onorevole Scipioni” e “L’uomo di lusso”. Il ciclo inizialmente avrebbe dovuto intitolarsi “La marea” per poi essere cambiato ne “I Vinti”.

Busto di Verga
Busto di Verga
Il temporaneo ritorno a Catania di Giovanni Verga per la morte della madre.

Il 5 dicembre del 1878 torna a Catania per la morte della madre dove rimane fino a luglio dell’anno successivo e, dopo una breve tappa a Firenze fa ritorno a Milano. Ad agosto del 1879 esce “Fantasticherie” sul “Fanfulla della domenica”. Nello stesso anno scrive “Jeli il pastore” e pubblica su diverse riviste alcune novelle di “Vita dei campi” che escono presso l’editore Treves nel 1880.

Nel 1881 sul numero di gennaio della “Nuova Antologia” esce un episodio de “I Malavoglia” dal titolo “Poveri pescatori” che narra della tempesta. Il romanzo completo esce sotto l’editore Treves nel 1881. L’anno successivo pubblica sempre con Treves il romanzo “Il marito di Elena”.

In questo periodo inizia anche la stesura delle “Novelle rusticane”, pubblicate man mano su alcune riviste.

Durante la primavera del 1882 Verga si reca a Parigi dove incontra lo scrittore svizzero di lingua francese Louis Édouard Rod che aveva conosciuto l’anno precedente. Louis pubblicherà nel 1887 la traduzione francese de “I Malavoglia”. Oltre a Parigi, Verga visita Médan e poi Londra.

Alla fine del 1883 pubblica una raccolta di 12 novelle dal titolo “Novelle rusticane” e lavora ai racconti “Per le vie” che aveva iniziato l’anno precedente e che pubblica sempre nel 1883 sul “Fanfulla della domenica”, nella “Domenica letteraria” e sulla “Cronaca bizantina”, oltre che sotto la casa editrice Treves.

Il debutto teatrale di Giovanni Verga e il suo definitivo ritorno a Catania.
Pietro Mascagni
Pietro Mascagni

Nel 1884 poi fa il suo esordio teatrale con “Cavalleria rusticana”, adattamento della novella omonima apparsa in “Vita dei campi”. Questa rappresentazione va in scena il 14 gennaio 1884 presso il Teatro Carignano di Torino sotto la compagnia di Cesare Rossi. La rappresentazione avrà come attori Eleonora Duse nel ruolo di Santuzza e Flavio Andò nel ruolo di Turiddu. Il 16 maggio 1885 presso il Teatro Manzoni di Milano va in scena la novella “Il canarino del n. 15” tratta da “Per le vie”. La commedia reca il titolo “In portineria”.

L’autore viene colpito da una crisi psicologica a causa delle preoccupazioni di carattere finanziario e dovuta al fatto che non riusciva a portare a termine il “Ciclo dei Vinti” come avrebbe voluto. Per questi motivi decide di tornare in Sicilia.

Nel 1887 esce presso l’editore Barbèra di Firenze la raccolta “Vagabondaggio”, scritta tra il 1886 e il 1887, anno in cui amplia anche le novelle pubblicate nel 1884.

Poi nel 1890 soggiorna per alcuni mesi a Roma e all’Inizio dell’estate torna in Sicilia. Nel 1889 si dedica alla revisione del “Mastro-don Gesualdo”, che uscirà a fine anno edito da Treves.

L’8 aprile del 1890 presso il Teatro Costanzi di Roma va in scena “Mala Pasqua” tratta da una novella di Verga e, solo un mese più tardi, viene rappresentata l’opera “Cavalleria rusticana” musicata da Pietro Mascagni.

Nel 1891 poi, presso l’editore Treves, escono “I ricordi del Capitano d’Arce” e nel 1894 “Don Candeloro e C.i.” Nel 1893 si trasferisce definitivamente a Catania dove rimane fino alla morte, a parte qualche breve viaggio a Milano e a Roma. Oltre alla scrittura, si dedica anche alla fotografia.

La crisi creativa di Giovanni Verga.
Aci Trezza
Aci Trezza

In questi anni si dedica al terzo romanzo del “Ciclo dei Vinti”, ovvero “La duchessa di Leyra” che però non verrà mai terminato e di cui rimangono solamente il primo capitolo ed un frammento del secondo. Da alcuni anni aveva una relazione con la pianista Francesca Giovanna Annunziata “Dina” Castellazzi, contessa di Sordevolo, anche se senza mai celebrare il matrimonio. In realtà Verga aveva precedentemente avuto una relazione con la Contessa milanese Paolina Greppi Lester, che compare in forma romanzata, come interlocutrice del Verga in “Fantasticheria”, che racconta il soggiorno della coppia ad Aci Trezza e che è considerata il preludio a “I Malavoglia”.

Nel 1896 presso l’editore Treves escono i drammi “La lupa”, “In portineria” e “Cavalleria Rusticana”, ricavati dalle novelle. La lupa va in scena al Teatro Gerbino di Torino e, a metà anno, Verga torna a lavorare a “La duchessa di Leyra”.

Il primo gennaio 1897 sulla rivista di Catania “Le Grazie” esce la novella “La caccia al lupo” e presso l’editore Treves esce una nuova versione di vita dei campi con le illustrazioni di Armaldo Ferraguti con notevoli cambiamenti rispetto all’edizione del 1880.

Nel 1901 poi vengono rappresentati i bozzetti di “La caccia al lupo” e “La caccia alla volpe” presso il teatro Manzoni di Milano, poi pubblicati nel 1902 da Treves.

L’anno 1903 è invece caratterizzato dalla morte del fratello Pietro. In seguito a questa vicenda decide di adottare i suoi 3 nipoti Giovanni Verga Patriarca, Caterina e Marco.

Nel novembre dello stesso anno va poi in scena, sempre al teatro Manzoni di Milano, il Dramma “Dal tuo al mio”. Questo dramma esce nel 1905 a puntate su “La nuova Antologia” e nel 1906 sotto l’editore Treves.

Tomba di Verga
Tomba di Verga
Gli ultimi lavori e la morte di Giovanni Verga.

Verga continua a lavorare a “La duchessa di Leyra”, che poi De Roberto pubblicherà postumo in un solo capitolo in “La letteratura” il  primo giugno 1922. Sempre a De Roberto Verga affida tra il 1912 e il 1914 la sceneggiatura cinematografica di alcune sue opere.

Nel 1919 scrive la sua ultima novella “Una capanna e il tuo cuore” anche questa pubblicata postuma il 12 febbraio 1922 sull'”Illustrazione italiana”. Nel 1920, invece, abbiamo la pubblicazione di un’edizione riveduta delle “Novelle Rusticane” a Roma sulla rivista “La voce”.

Il 24 gennaio 1922 Giovanni Verga perde conoscenza a causa di un ictus e il 27 gennaio muore a causa di un’emorragia cerebrale nella sua casa di via Sant’Anna a Catania, assistito dai nipoti e dall’amico De Roberto e dopo aver ricevuto l’estrema unzione. Il patrimonio di Verga è passato al nipote primogenito Giovanni Verga Patriarca. Ora riposa nel “Viale degli uomini illustri” del cimitero monumentale di Catania.

Lorenzo Bernardini

 

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