I fiori di Bach vennero pubblicati nel libro Alcuni nuovi rimedi e il loro uso.
Edward Bach durante una passeggiata in Galles, raccolse alcuni fiori di Mimulus e Impatiens e iniziò a prepararli e somministrarli in maniera omeopatica, secondo la personalità del paziente.
Il terzo rimedio fu il fiore di Clematis.
Dopo queste prime interessanti esperienze, Edward Bach decise di trasferirsi in campagna per approfondire la studio di altri fiori. Nella primavera del 1930, insieme alla sua assistente Nora Weeks, parte alla volta di Abersoch, dove rimane fino all’estate e scrive il volume Guarisci te stesso.
Nelle sue prime esperienze di ricerca dei rimedi dai fiori, si limita a raccogliere la rugiada mattutina. Poi passa al metodo della solarizzazione che consiste nel mettere dei petali in acqua pura dentro una ciotola di vetro, esponendola al sole per 3 o 4 ore.
Edward Bach somministra i rimedi floreali alle persone del luogo e lo fa gratuitamente, perché ciò gli permette di fare le sue sperimentazioni. In un anno circa completa la prima serie di dodici rimedi e pubblica il libro I dodici guaritori.
Nei mesi successivi completa la ricerca con i sette aiutanti e inoltre aggiunge il composto d’emergenza che è il Rescue Remedy del quale parleremo in un prossimo articolo.
Nella primavera del 1934 si trasferisce a Mount Vernon in un cottage dove visse negli ultimi anni della sua vita. In questo paese c’è il Bach Centre.
In questo piccolo paese continua le sue ricerche e scopre altri rimedi composti da ben 19 assistenti. Così li chiama lui. Per la loro preparazione usa il metodo della bollitura, o perché i fiori utilizzati quando sbocciano c’è il sole troppo debole, oppure perché sono duri o legnosi.
Per Edward Bach questi ultimi rimedi hanno una valenza particolare, perché agiscono su un piano diverso rispetto ai primi, in pratica aiutano a sviluppare le capacità di superare tutte le difficoltà e i timori della nostra vita.
Dopo aver individuato l’ultimo rimedio, Edward Bach inizia a tenere conferenze e lezioni con lo scopo di diffondere questa nuova conoscenza a più persone possibili.
La comunità scientifica lo critica e lui risponde: considero un onore istruire le persone comuni per far sì che possano guarire da sole, e continuerò a farlo.
Stefania Capati






