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I pugnaloni di Acquapendente

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Non è semplice spiegare cosa sono i Pugnaloni, ma proveremo iniziando dalla incertezza della genesi del nome.

Si fanno tre ipotesi e la prima deduce che derivi da “pungolo” che è un attrezzo agricolo simile ad un’asta con la punta metallica che viene usata per “pungolare” i buoi durante l’aratura. Questi attrezzi venivano ornati da fiori e portati in processione durante la festa i Mezzo Maggio. Alla fine del settecento, questi pungoli ornati, furono sostituiti da lunghi pali chiamati “pungoloni” e la parola potrebbe essersi trasformata in “pugnalone”.

Un’altra ipotesi propende per l’uso che si poteva fare del “pungolo” come arma di difesa durante la ribellione del maggio 1166, e quindi grosso pugnale o pugnalone. I pungoli dei buoi erano stati decorati da fiocchi e fiori per farli sembrare rami fioriti, ma in realtà vennero usati come arma durante la sollevazione popolare contro il dominio del Barbarossa.

L’altra ipotesi si basa sulla parola latina pugna (battaglia) sempre in riferimento alla ribellione del 1166, ma questa sembra la meno probabile.

Ma da cosa nacque questa ribellione del maggio 1166?

A quel tempo dominava su Acquapendente un tiranno del quale non si conosce il nome, ma si sa che era vassallo di Guelfo VI a sua volta parente del Barbarossa, e che regnava con feroce crudeltà sulla cittadina. Le cronache narrano che nel mese di maggio, due contadini che si stavano recando a lavorare nelle loro vigne, parlando tra loro delle angherie e dei soprusi che la popolazione stava subendo e discutendo sull’esito della congiura che il popolo stava preparando contro il tiranno, avevano due diverse vedute sull’esito della stessa. Nei pressi c’era un ciliegio rinsecchito e uno di loro indicandolo, affermò: “E’ più facile che quel ciliegio, per un miracolo della Madonna, ridivenga verde, piuttosto che la nostra popolazione riesca a liberarsi del gioco del tiranno.”

Immediatamente il vecchio albero, si ricoprì di gemme e fiori, lasciando stupefatti i due agricoltori che immediatamente diffusero la notizia del miracolo. Subito una grande folla si radunò intorno al ciliegio e tra questi c’era un eremita che accertato lo straordinario fenomeno, si recò a Roma per raccontare al Papa Alessandro III, l’accaduto e per chiedergli di liberarli dal tiranno in cambio di una sottomissione allo Stato della Chiesa. Il Papa sollecitò un’alleanza con Firenze, Orvieto e Siena e organizzò una spedizione contro il tiranno che lo sconfisse e mise in fuga, restituendo la libertà ad Acquapendente.

Sul luogo del miracolo, venne eretta una chiesa che ogni anno, in occasione della ricorrenza del 15 maggio, diventava meta di una processione di ringraziamento. E questa processione viene fatta anche ai nostri giorni ed è in questa giornata che i pugnaloni vengono portati in processione.

 

Il Pugnalone può sembrare una semplice tavola decorata con tanti fiori, ma in realtà è oggetto di una lunga ed accurata preparazione che a volte dura anche diversi mesi. Si parte da un bozzetto, ma poi ci sono diverse fasi per la realizzazione dello stesso, l’ultima delle quali è quella dell’incollaggio del materiale botanico.

L’incollaggio viene fatto da alcuni addetti chiamati attacchini, che sono specializzati per alcuni tipi di lavorazioni come quello riguardante il materiale secco. Il materiale botanico più utilizzato sono le foglie secche e fresche di diverse piante per avere una vasta gamma cromatica, ma si possono utilizzare tutti i vegetali a disposizione come licheni, cortecce, bucce, aghi di pino e fiori, tutti i fiori che sono disponibili e che possono essere raccolti e acquistati.

Alcune settimane prima si inizia ad incollare il materiale secco, alcuni giorni prima si attaccano le foglie fresche e il giorno precedente si inseriscono i petali dei fiori.

I Pugnaloni, la terza domenica di maggio, vengono esposti in un luogo predisposto del centro storico e durante il pomeriggio portati in processione fino alla piazza principale, da dove poi vengono portati alla Cattedrale del Santo Sepolcro, dove rimarranno esposti per tutto l’anno.

 

Stefania Capati

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