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Gianluca Zanella, a Ombre festival con il libro Nel sangue di Garlasco

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“Nel sangue di Garlasco”: intervista al giornalista d’inchiesta Gianluca Zanella

 

In occasione della sua partecipazione a Ombre Festival a Viterbo, venerdì 10 luglio, abbiamo intervistato per lo Speciale del Tg degli E20 il giornalista e scrittore Gianluca Zanella per presentare il suo ultimo libro d’inchiesta, “Nel sangue di Garlasco“. Un caso, quello dell’omicidio di Chiara Poggi, che ha segnato profondamente l’opinione pubblica e che tuttora, a distanza di anni, continua a sollevare interrogativi e dubbi sulle verità processuali.

Stefania Capati: partiamo dall’inizio. Garlasco è un evento che ha segnato profondamente l’opinione pubblica. Che cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

Gianluca Zanella:  mi sono occupato di Garlasco in “tempi non sospetti”. Ho iniziato a studiare professionalmente questo caso intorno al 2020, quando l’eco mediatica si era ormai spenta: la condanna definitiva ad Alberto Stasi risaliva a cinque anni prima e l’archiviazione della posizione di Andrea Sempio era avvenuta nel 2017. Sono arrivato quando l’interesse pubblico era scemato, ho iniziato a studiarmi le carte, soprattutto quelle delle indagini preliminari su Stasi, e a leggerne le sentenze, sia quelle di assoluzione che quella di condanna. Mi sono convinto che ci fossero delle anomalie. Da lì mi sono concentrato sulla vicenda legata ad Andrea Sempio tra il 2016 e il 2017. Nel 2022 ho fatto un’intervista cruciale al genetista Francesco De Stefano. Con la sua deposizione come persona informata sui fatti (SIT) nel 2017 si era arrivati all’archiviazione di Sempio; con la mia intervista ho dimostrato che la sua perizia del 2014 aveva riscontrato delle anomalie e che a SIT erano state dette cose non corrette. Ho sempre sostenuto che nel 2017 quella posizione non andasse chiusa così frettolosamente. Questo lavoro mi ha collocato oggi tra i più profondi conoscitori della vicenda, anche se ovviamente ci sono molte altre persone che prima di me se ne sono occupate egregiamente.

Stefania Capati: infatti questo è un caso di cui si parla in tantissime trasmissioni, e il tuo parere è tra i più autorevoli proprio per il tuo ruolo di giornalista d’inchiesta. Ma torniamo alla domanda: perché proprio un libro?

Gianluca Zanella: l’idea di raccontare questa storia e il mio percorso all’interno di essa c’è sempre stata, fin dalle primissime battute. Poi, quando c’è stata la riapertura del caso, mi è stato proposto ufficialmente di scriverlo, ho accettato ed eccoci qui.

Stefania Capati: venerdì 10 sarai a Viterbo a Ombre Festival. Ci sarà un momento molto particolare durante la presentazione del tuo libro: la Croce Rossa Italiana, insieme al laboratorio investigativo dell’Università della Tuscia (UNITUS), metterà in atto una simulazione di come è avvenuto il delitto di Chiara Poggi. Tu cosa ne pensi e come credi che reagirà il pubblico presente?

Gianluca Zanella: anche io sono molto curioso di vedere questa simulazione. Durante l’evento mi limiterò ovviamente a presentare il libro: non ho competenze tecniche per fare ricostruzioni di questo tipo sul campo, ed è giusto lasciarle ai professionisti e al professor Vincenzo Cianchella. Credo che nel pubblico ci sia tanta curiosità. Mai come nel delitto di Garlasco la prova scientifica è diventata terreno di scontro; abbiamo visto consulenti delle diverse parti scontrarsi sul lato tecnico e vecchi investigatori difendere il proprio operato contro i nuovi. Il pubblico reagirà sicuramente con attenzione, la stessa che ho io.

Stefania Capati: sul palco sarai insieme a Vincenzo Cianchella, che ha fatto parte della Polizia di Stato e della DIA ed è un grande esperto di scena del crimine. Secondo te, nel delitto di Garlasco, quali sono stati gli errori più macroscopici che hanno generato tutta questa confusione?

Gianluca Zanella: bisogna distinguere due piani: quello della gestione della scena del crimine e quello delle investigazioni tradizionali. Partendo dalla scena del crimine, questa è stata pesantemente inquinata fin dalle primissime battute. C’è stato un viavai di tantissime persone: operatori dei Carabinieri di tre reparti differenti, il personale del 118. Questo mancato coordinamento iniziale, dovuto forse anche a una scarsa capacità direttiva della Procura dell’epoca, ha determinato il caos. Alcuni elementi sono andati irrimediabilmente persi, come le impronte sulla maglietta di Chiara o l’impronta dell’assassino. Altre tracce non sono state valorizzate nemmeno dal RIS di Parma, all’epoca guidato dal colonnello Luciano Garofano, come l’impronta 97. Della stessa impronta 33, ad oggi, non si capisce dove sia finito il grattato. Per non parlare della cucina: in alcune foto si vedono dei foglietti di carta sul tavolo che il giorno dopo spariscono, e c’è un posacenere sporco di cui, prima che venisse rimosso, non sono state fatte nemmeno le foto. Sul piano delle investigazioni tradizionali, inizialmente si era partiti a 360 gradi. Si indagava persino sul maresciallo della stazione, mentre oggi al centro dell’attenzione mediatica c’è Gennaro Cassese. All’epoca si puntò subito sulla pista dei filmini amatoriali di Chiara e di Alberto, ma a un certo punto l’attenzione è stata focalizzata solo ed esclusivamente su Alberto Stasi, tralasciando troppe piste alternative. Alcuni elementi sono emersi solo nel 2014 durante il processo di Appello-Bis, quando la Procura ha riaperto le indagini: cose che a distanza di anni risultavano meritevoli di attenzione, come alcune ricerche particolari effettuate sul computer di Chiara Poggi, attività di cui non si può sapere con certezza se fossero ascrivibili a lei o a qualcun altro, ma che aprivano scenari rimasti aperti. Penso anche alle luci viste a casa della nonna di Chiara, o alla famosa email tra lei e una collega in cui si parlava di due soggetti maschili: uno era Stasi, l’altro non è mai stato identificato. Elementi difficilmente colmabili oggi, che purtroppo giustificano tante ricostruzioni, alcune fin troppo fantasiose.

Stefania Capati: Aa tutte queste domande cercherai di dare una risposta venerdì 10 a Ombre Festival. Invitiamo quindi tutti i nostri ascoltatori a partecipare a questo interessantissimo incontro. Gianluca, io ti ringrazio tantissimo per averci concesso questa intervista.

Gianluca Zanella: grazie a te, grazie a radiotusciaevents.com e a tutti quelli che ci stanno ascoltando. Vi aspetto in piazza il 10 luglio alle ore 21:15!

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