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Il giorno del diavolo

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Il giorno del diavolo Il naufragio della London Valour di Maurizio Piccirilli

Il volume Il giorno del diavolo che fa parte della collana “Storie di mare” è acquistabile in libreria e sul sito della casa editrice

“E le ancore hanno perduto, la scommessa e gli artigli”.
Era il 9 aprile del 1970. Quel giorno una violentissima libecciata si abbatté sul golfo di Genova. Era arrivata all’improvviso con onde altissime e un vento che soffiava a 100 chilometri orari, in quella che era iniziata come una mite giornata primaverile. Di fronte alla diga foranea era ancorata la London Valour. Mentre molte delle navi in rada riuscirono a togliere gli ormeggi, per la nave mercantile – con i motori smontati e in manutenzione – non ci fu speranza.
Le ancore non bastavano a tener ferme le 30.000 tonnellate della nave che prese ad arare, avvicinandosi pericolosamente alla diga. Nel giro di poche ore sarebbe affondata, sbattuta come una scatola di latta contro gli scogli.
Tutta Genova era attonita – e tra questi anche l’autore dei versi citati all’inizio, Fabrizio De Andrè, – lo sguardo impietrito sulla diga foranea, ad assistere al consumarsi della tragedia. Ma anche ad ammirare gli atti di eroismo, coraggio e abnegazione che a distanza di 50 anni sono impressi nella memoria collettiva della città della Lanterna.

A ricordare il naufragio della London Valour è, per le edizioni All Around, Maurizio Piccirilli in Il giorno del diavolo. Il libro che fa parte della Collana “Storie di mare”, realizzata in collaborazione con il Comando generale della Guardia Costiera, ripercorre con una scrittura avvincente e dando la parola ai protagonisti, le fasi di quella giornata.
Un manipolo di soccorritori affrontò il mare in burrasca e riuscì a salvare parte dell’equipaggio. Tra i fotogrammi di quella giornata troviamo i volti di tanti eroi per caso: i marinai del porto, gli ormeggiatori, i rimorchiatori, i piloti che si prodigarono nei soccorsi; i vigili del fuoco, che con un piccolissimo elicottero pescarono letteralmente i naufraghi dall’abbraccio mortale dei flutti; e soprattutto loro, gli uomini della Capitaneria di Porto imbarcati sulla CP233 Super Speranza, la motovedetta che al comando del tenente di vascello Giuseppe Telmon, si infilò nelle onde e recuperò i marinai filippini a più riprese, senza mai indietreggiare; L’operazione durò per oltre sei ore ed è ricordata come una delle più difficili mai effettuate da mezzi delle Capitanerie di porto.
«Dal momento del Mayday, verso le due, siamo rimasti in mare fino alle otto di sera – ricorda Telmon nel libro – fino a quando non si vedeva più niente».
A distanza di 50 anni dalla tragedia Telmon, che per il suo gesto di coraggio ha ricevuto la medaglia d’oro, parla della London Valour con una punta di dolore nella voce, pensando non «tanto a quelli che abbiamo salvato ma a coloro che non abbiamo potuto salvare»
Delle cinquantotto persone che erano a bordo della London Valour si salvarono solo trentotto. Anche Dorothy, moglie del capitano del mercantile, Edward Muir, precipitò in mare, sotto gli occhi del marito che si gettò in mare per salvarla, sparendo anche lui tra le onde.
Il relitto, incagliato e semi-affondato della London Valour fu portato via da due rimorchiatori nel 1971. L’obiettivo era di affondarlo nell’abisso delle Baleari, ma lo scafo, a causa delle cattive condizioni in cui versava, affondò a sole novanta miglia al largo di Genova dove si trova tutt’ora. E la CP 233? La motovedetta della Guardia Costiera, ci racconta Piccirilli in Il giorno del diavolo, «come una signora d’altri tempi è a secco da qualche anno». Si gode un sereno riposo nel rimessaggio di Torre Annunziata in attesa di solcare ancora il Mediterraneo.

A firmare la prefazione il sindaco di Genova Marco Bucci. All’epoca aveva poco più di dieci anni, ma il ricordo di quel giorno, scrive, «è ancora vivo nei miei occhi come se lo avessi vissuto pochi istanti fa, ed è il ricordo che ha contribuito a far crescere in me la passione per il mare».

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