Si è tenuto presso il Polo Universitario di Civitavecchia (Unitus) il convegno Educare al rispetto: scuola, famiglia e società contro la violenza di genere.
L’evento Educare al rispetto: scuola, famiglia e società contro la violenza di genere è stato organizzato dal prof. Enrico Maria Mosconi, delegato del rettore al Polo Universitario Civitavecchia Unitus e da sempre attivamente impegnato contro la violenza di genere.
Moderato dal medico criminologo e scrittore Gino Saladini, che ha definito l’incontro un vero e proprio “talk show”, il convegno ha richiamato l’attenzione sull’urgenza di un cambiamento culturale e sociale.
Aprendo i lavori, Gabriella Sarracco Presidente del Consorzio Università per Civitavecchia, rivolgendosi agli studenti presenti, ha sottolineato il ruolo cruciale del Polo Universitario:
“Qui c’è accoglienza e rispetto. Voi siete il presente che deve cambiare qualcosa.”
Il prof. Enrico Maria Mosconi delegato della Rettrice al Polo Universitario Civitavecchia, promotore dell’iniziativa, ha dedicato la giornata ai giovani di tutte le scuole, evidenziando la responsabilità degli adulti:
“Dobbiamo riflettere insieme per ritrovare modelli di ascolto. Noi adulti dobbiamo essere un buon modello e riferimenti. Il giovane deve trovare comprensione e guida, oltre al rispetto.”
Dopo i saluti istituzionali dell’amministrazione e del presidente Cariciv Gaetano Storace, i relatori hanno affrontato le sfide e le radici della violenza di genere.
L’avvocato Paolo Pirani ha ribadito l’importanza di questi appuntamenti:
“I convegni aprono finestre sul mondo.”
Uno degli interventi più incisivi è stato quello del Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Civitavecchia Alberto Liguori, che ha messo in luce l’origine degli stereotipi e la sottovalutazione dei problemi:
“Si cresce con la convinzione che le donne sono deboli. Nasciamo maschilisti. Anche nei giochi c’è divisione: giochi da maschio, giocattoli da femmina. Le violenze sono spesso in branco.”
Alberto Liguori ha poi toccato il tema della violenza repressa in famiglia, che è “pronta a esplodere”, e ha fatto un appello a darsi un limite, ricordando la fondamentale regola:
“La tua libertà finisce dove inizia la mia.”
La relatrice Flaminia Bolzan psicologa criminologa e sccritrice, ha sviluppato il concetto di stereotipo, chiedendo:
“A cosa servono gli stereotipi? È facile ragionare con gli stereotipi. Prevenire come? È importante farsi domande.”
Ha inoltre evidenziato come la violenza si amplifichi nelle relazioni e attraverso la deresponsabilizzazione dello schermo, ponendo l’attenzione anche sulla necessità di “insegnare alle ragazze che si può essere libere e raggiungere gli obiettivi.” Nonostante i passi avanti – con le donne che si iscrivono sempre più alle facoltà scientifiche, rimangono problemi di accesso e carriera, soprattutto per le madri.
Particolarmente incisivo l’intervento della Professoressa Sonia Maria Melchiorre Presidente del Comitato Unico di garanzia Unitus, che ha svolto un’analisi critica del linguaggio burocratico e dei documenti ufficiali italiani, evidenziandone i problemi di chiarezza, accessibilità e democraticità.
Durante il dibattito, il moderatore Gino Saladini ha posto l’attenzione sull’enorme pericolo dello “scambio di intimità nel web“.
L’avvocato Paolo Pirani ha concluso richiamando l’importanza del rispetto e dell’accettazione della diversità:
“L’uso del corpo come manipolazione mentale è legato al consenso non libero. La diversità diventa punto di rottura, non si accettano le diversità. Invece, la diversità è integrativa.”
Paolo Pirani ha specificato che l’accettazione delle scelte altrui è cruciale, sottolineando come atti come lo stalking nascano proprio dal non accettare la fine o il mutamento di un rapporto.
Il convegno ha così ribadito che l’educazione al rispetto non è solo un compito della scuola, ma richiede uno sforzo congiunto di famiglia e società per smantellare gli stereotipi e costruire una vera cultura del rispetto e dell’accettazione.






