Periodo di impegni per gli studenti dell’ITT “Leonardo da Vinci” di Viterbo sul tema Mafia e legalità.
Gli alunni delle classi 2 Btra, 4 Ainfo,5 A Cat hanno partecipato all’ incontro Mafia e legalità che si è tenuto presso l’Auditorium di Santa Maria in Gradi.
Ospite d’eccezione dell’evento Mafia e legalità, organizzato dall’Associazione Mariano Romiti, il giudice Giancarlo Caselli che ha dialogato con gli studenti parlando di mafia e legalità.
Incontro che ha dato spunto per momenti di riflessione e di presa di coscienza delle problematiche trattate da parte di tutti i ragazzi partecipanti
Chi è Giancarlo Caselli
Conseguita la maturità classica presso il Liceo salesiano Valsalice, si è laureato in Giurisprudenza con la tesi Concubina pro uxore-Osservazioni in merito al c. 17 del primo Concilio di Toledo, pubblicata dalla Rivista di Storia del diritto italiano, presso l’Università degli Studi di Torino in cui dal 1964 è assistente universitario per la cattedra di storia del diritto italiano. Nel dicembre 1967, vinto il concorso in magistratura, è stato destinato al Tribunale di Torino, ove nei primi anni settanta è stato giudice istruttore penale. Dalla metà degli anni settanta sino alla metà degli anni ottanta, ha trattato reati di terrorismo riguardanti le Brigate Rosse e Prima Linea. Nel 1984 ha fatto parte della commissione per l’analisi del testo di delega del nuovo codice di procedura penale e nel 1991 è stato consulente della Commissione Stragi. Dal 1986 al 1990 è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura.[1]
Gian Carlo Caselli con Antonino Caponnetto nel 1996
Nel 1991 è stato nominato magistrato di Cassazione ed è divenuto Presidente della Prima Sezione della Corte di Assise di Torino. Dal 15 gennaio 1993 fino al 1999 è stato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo ottenendo importantissimi risultati nella lotta alla mafia come l’arresto di boss del calibro di Leoluca Bagarella, Gaspare Spatuzza, Giovanni Brusca. A quel periodo risale anche il processo per mafia al leader democristiano e più volte Presidente del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti, iniziato nel 1993 e conclusosi nel 2004. Il processo ebbe enorme risonanza mediatica e fu interpretato da molti come un giudizio nei confronti dell’intero sistema politico italiano. I giudici in parte dichiararono il non doversi procedere per avvenuta prescrizione e in parte assolsero l’ex premier. In particolare, proclamarono la prescrizione per il reato di associazione a delinquere (in quegli anni non c’era ancora il reato di associazione mafiosa, 416 bis) “ravvisabile fino alla primavera del 1980”. Per le accuse successive alla primavera del 1980, la Corte d’appello pronunciò l’assoluzione “perché il fatto non sussiste”. La Cassazione confermò l’appello il 15 ottobre del 2004.[2]





