Oggi alle 15 si è svolto il secondo appuntamento del ciclo di incontri denominato Cultura in Gradi presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Umanistiche, della Comunicazione e del Turismo (DISUCOM). Ospite della conferenza Antonio Manzini, uno degli autori gialli più in auge nel panorama italiano. Romano di nascita, sceneggiatore, regista, attore, è qui per illustrare i rapporti che intercorrono fra le diverse forme di produzione. Ad introdurre l’incontro Le parole segrete di Rocco Schiavone, la professoressa Cravero.
Il clima che si crea è da subito leggero, libero e informale, non mancano di certo battute e risate, mentre risponde alle domande poste dai presenti in sala.
Ma cos’è la scrittura per Antonio Manzini? E’ un processo, che non si definisce mai. Da quel primo monologo che scrisse anni fa, il quale poi divenne un romanzo, la parola d’ordine è rimasta metamorfosi. Uno scrittore diventa quello sta raccontando, si immedesima, entra nei personaggi e nei luoghi che essi vivono, entra nel quid, e l’interezza dell’autore stesso nel racconto crea la scrittura.
Il racconto, o il romanzo, è libero, l’illuminazione dura cinque secondi, ma poi da lì devi partire, e sviluppare la tua storia.
Non manca di parlare di Rocco Schiavone, il vicequestore trasteverino trapiantato ad Aosta protagonista dei suoi libri. Ammette che scrivere di lui è una continua evoluzione. I capitoli rappresentano il tempo che scorre, un unico libro che è la vita, dove il tempo incide, cambia e manipola.

Gli voglio bene ed è grazie a lui che ora posso scrivere libri che non parlano di lui.
Un consiglio per chi si avvicina al mondo della scrittura e vorrebbe vedere il suo libro pubblicato da una grande casa editrice? Un inizio d’impatto, che già dalle prime dieci pagine colpisca il lettore e lo faccia entrare nel vivo della storia. Mai tralasciare il finale, che deve avere la stessa potenza dell’attacco. Chiunque inizi a scrivere, due cose deve avere chiare fin da subito: come inizia e come andrà a finire la storia.
In fondo la lettura non è che un dialogo intimo fra due persone, un libro si fa in due. Chi scrive per il cinema si trova di fronte ad un discorso contrario, l’immagine non evoca, l’immagine è.
Una solida formazione è comunque indispensabile, studiare ciò che si ama, in questo caso la letteratura, può essere divertente: è una cosa che non salva la vita, ma la aiuta. Come anche aveva consigliato Emidio Clementi nel suo primo incontro, partire raccontando qualcosa che si conosce. Se in un posto non ci sei stato, non conosci nemmeno che profumo possa avere.
Giovedì 16 maggio 2019, ore 11, sempre presso l’aula magna, si svolgerà l’ultimo incontro con Andrea Purgatori, giornalista del Corriere della Sera, autore di inchieste e sceneggiatore, dal titolo Narrazioni Civili. Ultima grande opportunità per chiunque volesse, di avvicinarsi al mondo della scrittura e della narrazione, attraverso incontri con professionisti del settore.




