Home / News & Attualità / TG dell'E20 / «Mariano Buratti» di Enrico Fuselli e Gerardo Severino

«Mariano Buratti» di Enrico Fuselli e Gerardo Severino

Mariano Buratti

Presentazione di «Mariano Buratti» di Enrico Fuselli e Gerardo Severino a Vetralla

Sabato 13 gennaio alle 16:30 si terrà, presso il Museo della Città e del Territorio di Vetralla (via di Porta Marchetta 2), la presentazione del libro Mariano Buratti.

Educatore, partigiano, medaglia d’oro al valor militare, la biografia del partigiano viterbese Mariano Buratti è scritta a quattro mani dal colonnello Gerardo Severino e dal professor Enrico Fuselli e pubblicato dalla casa editrice Annulli editori.

 Mariano Buratti
Mariano Buratti

 

Il libro di Severino e Fuselli «tratta di una biografia e di un paesaggio»: così scrive Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’ANPI, nell’introduzione all’opera.

La biografia è quella di Mariano Buratti, uomo delle Fiamme Gialle, professore al liceo classico di Viterbo che oggi porta il suo nome e infine capo di una banda partigiana che operava sui Monti Cimini. Di Mariano Buratti viene ricostruita la parabola di vita, dolore e coraggio civile, partendo dall’infanzia a Bassano di Sutri (oggi Bassano Romano) e terminando con l’arresto su delazione a Roma, le torture a via Tasso e la fucilazione a Forte Bravetta. Il paesaggio è quello dell’Italia fascista: un contesto storico che rende complicata la vita privata e famigliare e impone scelte difficili, ardite, di fronte alle quali Buratti non si tira indietro, arrivando a pagare con la vita la sua lotta – filosofica e umana prima di tutto – per la liberazione dell’Italia dalla tirannia e dall’occupazione nazifascista.

 

L’iniziativa è organizzata dalla casa editrice Annulli editori in collaborazione con la sezione Anpi «Renato Fabri» di Vetralla. Introdurrà il presidente della sezione Paolo Coppari e presenterà il libro il professor Fuselli.

Biografia

Compì il servizio di leva con il grado di ufficiale di complemento presso il 26º Reggimento fanteria “Bergamo”. Entrato nel 1924 nella Guardia di Finanza con il grado di “sottobrigadiere” aveva continuato la sua permanenza nell’esercito intervallandola con periodi dedicati alla sua vocazione all’insegnamento. Dapprima fu insegnante presso le scuole elementari e in seguito fu professore di storia e filosofia presso il Liceo “Umberto I” di Viterbo.

In seguito alle gravi tragedie che lo avevano colpito – la morte della figlia Magda e, poco dopo, quelle della moglie Cristina e della bambina che questa aveva in grembo – era stato portato ad arruolarsi, nel 1936, nella MVSN e a partecipare alla guerra d’Africa.

Tornato nel 1937, Buratti aveva ripreso gli studi e l’attività di insegnante, ma più volte, come prima della spedizione in Africa, aveva continuato a vestire la divisa della Guardia di Finanza dal 1941 al 1943. Nel frattempo aveva costruito una nuova famiglia ed era stato influenzato dalle lezioni del professore e filosofo liberale Guido De Ruggiero che, alla caduta del fascismo, favoriva l’ingresso di Mariano Buratti nel Partito d’Azione.

Dopo l’8 settembre 1943 Buratti si diede alla clandestinità e organizzò una banda partigiana, la Banda Buratti che operava sui monti Cimini. Tale gruppo di partigiani era composto da ex militari suoi allievi a scuola e il cognato Vincenzo Bianchini.

Il 13 dicembre 1943 l’insegnante azionista venne catturato dai nazifascisti, sul piazzale di ponte Milvio a Roma. Venne condotto alla prigione di via Tasso, usata dall’SD, la brutale polizia politica comandata dal maggiore Herbert Kappler, e successivamente al carcere di Regina Coeli. Dopo alcune settimane di detenzione e torture, insieme ad altri otto patrioti e oppositori del nazifascismo, venne fucilato al Forte Bravetta.

Tag: